Tra vincoli europei e crescita: le sfide della politica economica italiana

Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo


Il tratto più evidente della politica economica dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è una tensione tra l’adesione al nuovo Patto di Stabilità e Crescita, approvato anche con il contributo italiano nell’aprile 2024, e le successive critiche ai suoi effetti. Non si tratta di un vincolo esterno, ma di una scelta politica che comporta un percorso rigoroso di riduzione del debito. Questa dinamica riflette il tentativo di conciliare credibilità internazionale e una comunicazione più critica verso le regole europee. Il Patto, pur presentato come equilibrato, mantiene vincoli stringenti per i paesi ad alto debito, limitando le possibilità di politiche espansive. L’azione economica appare focalizzata soprattutto sul contenimento della spesa, mentre resta meno definita una strategia per sostenere la crescita. La sostenibilità del debito viene quindi perseguita principalmente attraverso la prudenza contabile, senza un forte impulso agli investimenti produttivi. Anche il dibattito sul Superbonus 110% evidenzia questa impostazione: pur riconoscendone i limiti, la misura ha avuto effetti sulla domanda interna. Le critiche attuali sottolineano soprattutto l’impatto sui conti pubblici, in un contesto di risorse limitate. Nel complesso, emerge una politica economica condizionata dai vincoli accettati e dalla difficoltà di bilanciare disciplina fiscale e sviluppo, con una strategia di lungo periodo ancora poco definita.

Giuseppe Cerullo

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