Quando Giugliano era una piccola Ginevra. Storia delle banche giuglianesi. Ricostruzione storica di Gianpaolo Cacciapuoti

 

Giugliano è certamente il Comune più grande e influente di tutta l’area nord, che non a caso nella zona ovest viene detta anche “giuglianese”, e che in termini di servizi e importanza concorre con la vicina Aversa e l’agro aversano.

Questa importanza però non è cosa degli ultimi tempi, al contrario; e anche dopo l’Unità d’Italia questa egemonia rimase ben salda e si mostrò in quello che fu il boom delle banche popolari.

Nel corso dell’Ottocento, infatti, nacquero quelle che furono chiamate Casse di Risparmio e Banche Popolari, ovvero banche per piccoli risparmiatori; e Giugliano e la sua economia erano talmente grandi e floride che permisero alla città di essere protagonista finanziaria fino oltre la metà del XX secolo.

Vediamo quindi quali furono le banche di Giugliano; con l’aiuto di un gruppo Facebook che raccoglie tutta la storia della città dai tempi dell’antico Casale, ovvero “Giugliano Storia Patria – II apertura”, di Arturo D’Alterio.

Banca Popolare Cooperativa di Giugliano

                 Un’azione della Banca Cooperativa Popolare di Giugliano, fonte Facebook

La prima banca nata a Giugliano fu la Banca Popolare Cooperativa di Giugliano, fondata il 22 febbraio 1885 col risparmio delle famiglie più influenti di Giugliano, con ben 731 soci depositari. Il primo Presidente fu l’avv. Antonio Rispo, il primo Direttore l’avv. Giuseppe Palumbo (una delle famiglie più influenti della città, che diede al tempo anche dei sindaci; motivo per cui la banca, specie negli ultimi anni di vita, veniva soprannominata Banca Palumbo), il primo Cassiere Vincenzo Bussi. Ben presto aprì succursali a Trentola, Mugnano, Marano, Teverola e Pozzuoli; espandendo quindi la propria influenza su tutta la provincia e buona parte dell’agro campano.
La sua sede principale era in Piazza Mercato, 16 (oggi Piazza Giacomo Matteotti).

                                Piazza Matteotti, Giugliano in Campania. Fonte Apple Maps

Era uno degli istituti più ricchi del comune, come si può leggere tra i suoi bilanci annuali.

Bilancio della Banca Popolare Cooperativa di Giugliano del 1893, da Statistica delle Casse di Risparmio per gli anni 1892-1893. Fonte https://www.google.it/books/edition/Statistica_delle_casse_di_risparmio_per/iBrX6UThqCQC?hl=it&gbpv=1&dq=Banca+Popolare+Cooperativa+di+Giugliano&pg=RA3-PA120&printsec=frontcover

La solidità della banca era dimostrata anche dalla fiducia nel direttivo: come rendicontato, nel 1890 ci fu l’assemblea dei soci nel teatro comunale; e questi, dinanzi all’approvazione del bilancio, confermarono all’unanimità il CdA (che, per non influenzare il voto, abbandonò l’assemblea). Una storia confermata dalla relazione pubblicata nel Bollettino delle Società per Azioni del 1890.

https://www.google.it/books/edition/Bollettino_ufficiale_delle_societ%C3%A0_per/kxCfHjWtAYIC?hl=it&gbpv=1&dq=Banca%20Popolare%20Cooperativa%20di%20Giugliano&pg=RA1-PA169&printsec=frontcover

La banca ebbe tra i suoi maggiori sostenitori Francesco Paolo Cacciapuoti, parlamentare del Regno d’Italia dal 1900 al 1913, professore universitario alla Facoltà di Medicina, primario all'ospedale degli Incurabili, autore di diverse monografie mediche. Eletto nel Collegio elettorale Napoli VI, nei governi Giolitti fu componente della lista dei Cattolici moderati, tra i protagonisti dell'aggregazione di cattolici e laici. Nel 1908 il cugino Raffaele presiedeva la Banca Cooperativa Popolare di Giugliano; e questo contribuì alla sua tutela all’istituto.

Francesco Paolo Cacciapuoti (Giugliano in Campania, 07/07/1848 – Napoli, 25/02/1934). Fonte https://storia.camera.it/deputato/francesco-paolo-cacciapuoti-18480707/interventi#nav

La banca sopravvisse alla crisi bancaria del 1891 e del 1905/1906, e arrivò fino al 1910, quando fu messa in concordato preventivo: secondo alcune ricostruzioni, in quel periodo circolarono voci su un possibile dissesto dell’istituto, che generarono preoccupazione tra i correntisti. Dai dati contabili disponibili, l’attivo risultava comunque in grado di coprire una parte significativa delle perdite (nella contabilità di cassa risultavano 49.000 lire, attuali 238.111,96 €, contestati dal Commissario giudiziario in 38.348 lire, e l'attivo copriva il 75% delle perdite). Il Commissario giudiziario, arrivato molto prevenuto, si sorprese nel trovare una comunità diversa dalle altre limitrofe; ma nonostante la quasi totalità dei creditori avesse accettato la proposta di concordato, il commissario giudiziario richiese ulteriori garanzie agli amministratori. Prima della decisione del Tribunale di Napoli, fu convocata il 4 gennaio 1911 un'assemblea straordinaria in tal senso, con le contestuali dimissioni del Consiglio di Amministrazione; portando alla fine dell’istituto di credito.

Banca Agricola della Campania

                             Un’azione della Banca Agricola della Campania, fonte Facebook

Sulla scia della Banca Cooperativa Popolare, il 29 luglio 1886 nacque la Banca Agricola della Campania, una cassa di risparmio con sede a Giugliano dedicata all’investimento nel mondo agricolo (al tempo colonna portante del commercio locale e nostrano).

Alla sua fondazione, il Consiglio d'amministrazione era formato da cav. Nicola Landi, Presidente, cav. Diego Pianese, Vice Presidente, Basilio Di Martino Basilio, avv. Vincenzo Marzano, cav. Vincenzo Del Pezzo e dott. Nicola Cerqua.

Sappiamo che almeno dal 1890 il direttore dell’istituto era Giuseppe Marzano, come indica anche il resoconto dell’assemblea degli azionisti del 1890.

https://www.google.it/books/edition/Bollettino_ufficiale_delle_societ%C3%A0_per/_7G0RIm5BbAC?hl=it&gbpv=1&dq=%22Banca+Agricola+della+Campania%22+Giugliano&pg=RA1-PA288&printsec=frontcover

La sede della banca a Giugliano è ahinoi sconosciuta.

La Banca Agricola, per sua natura, era più piccola della Banca Popolare Cooperativa, come si può notare dai bilanci (che si aggiravano sulle centinaia di migliaia di lire).

I bilanci annuali della Banca Agricola della Campania dal 1887 al 1894. Fonte                             http://www.fedoa.unina.it/11500/1/pagano_bianca_29.pdf, pag. 363

Secondo i documenti ritrovati in rete, la banca non uscì indenne dalla crisi bancaria del 1891, e il Tribunale di Napoli ne dichiarò fallimento nel 1894 (anche se ci sono tracce che si protraggono fino al 1896).

Estratto del documento di fallimento della Banca Agricola della Campania. Fonte https://www.catawiki.com/en/l/100592942

Banca Commerciale di Giugliano

                            Sede della Banca Commerciale di Giugliano, fonte Facebook

Il 19 maggio 1894, venne fondata la Banca Commerciale di Giugliano, il cui fondatore (e per lungo tempo direttore) fu Filippo Micillo.

La sede della banca era proprio nella dependance di Villa Micillo, sua proprietà oggi parte delle ville storiche del centro di Giugliano, in via Aviere Mario Pirozzi, 52-54.

La zona dove era presente la dependance di Villa Micillo e la sede della Banca Commerciale di Giugliano. Si noti come nel nuovo palazzo hanno voluto mantenere lo stesso tipo di portone. Fonte Apple Maps

La banca, detta anche Banca Micillo, era in aperta concorrenza con la Banca Popolare Cooperativa, e per questo, secondo alcune ricostruzioni, ebbe un ruolo nel mutato equilibrio del sistema bancario giuglianese dell’epoca.

Bilancio della Banca Commerciale di Giugliano al 31 dicembre 1909. Bollettino Ufficiale delle Società per Azioni, 1910, pag. 273. Fonte https://www.google.it/books/edition/Bollettino_ufficiale_delle_societ%C3%A0_per/AVg2BI7O7YEC?hl=it&gbpv=1&dq=%22Banca+Commerciale+di+Giugliano%22+Giugliano&pg=PA813&printsec=frontcover

Bilancio della Banca Commerciale di Giugliano 1924-1927. Annuario delle Banche e dei Banchieri d’Italia, 1927-28, pag. 660-661. Fonte https://www.google.it/books/edition/Annuario_delle_banche_e_banchieri_d_Ital/WNNdDElGgDUC?hl=it&gbpv=1&dq=%22Banca+Commerciale+di+Giugliano%22+Giugliano&pg=PA661&printsec=frontcover

Il Banco Commerciale di Giugliano sopravvisse fino al 1964, quando nell’ottobre di quell’anno si fuse con la Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Logo della Banca Nazionale dell’Agricoltura (1921-2000)

Decreto di incorporazione della Banca Commerciale di Giugliano con la Banca Nazionale dell’Agricoltura, Gazzetta Ufficiale del 10 ottobre 1964, pag. 4348. Fonte https://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/foglio_ordinario2/2/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=19641010&numeroGazzetta=250&tipoSerie=FO&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&progressivo=0&edizione=0&elenco30giorni=&home=&numPagina=12

La dependance di villa Micillo venne adoperata anche dalla Banca Nazionale dell’Agricoltura fino all'ottobre 1969, dopodiché si trasferì in Via Aniello Palumbo, 121, dove rimase fino al 31 dicembre 2000. Dopo, la filiale passò a Banca Antonveneta e al Monte dei Paschi di Siena.

Sede attuale del Monte dei Paschi di Siena, in via Aniello Palumbo, 121. Fonte Apple Maps

Credito Campano

Bilancio del Credito Campano 1924-1927. Annuario delle Banche e dei Banchieri d’Italia, 1927-28, pag. 660-661. Fonte https://www.google.it/books/edition/Annuario_delle_banche_e_banchieri_d_Ital/WNNdDElGgDUC?hl=it&gbpv=1&dq=%22Banca+Commerciale+di+Giugliano%22+Giugliano&pg=PA661&printsec=frontcover

L’ultima banca, in ordine di nascita, è stato il Credito Campano, fondato il 18 marzo 1919, con un capitale sottoscritto di ben 200mila lire (349.820,84 € odierne).
Le notizie che si possono ricavare risalgono al 1925, e al tempo il presidente era il prof. Vincenzo Bellarosa, l’amministratore delegato Attilio Davide (che rimase tale fino agli anni ’50).

La sede storica è stata sempre quella di Corso Campano, 266.

La sede storica, oggi ancora adoperata come sede bancaria. Fonte Apple Maps

Tra li 1949 e il 1950, Attilio Davide vendette la banca al Banco di Roma, e poco dopo fu rilevata dall’ing. Renato Cacciapuoti, imprenditore attivo nel settore edilizio e coinvolto, nel corso degli anni, in diverse vicende giudiziarie e finanziarie.

Nel 1962, la sede legale della banca fu spostata da Giugliano a Napoli, in Via dei Mille, 16.

                                      Il palazzo della sede legale dal 1962. Fonte Apple Maps

Nel 1969, il Credito Campano acquisirà anche parte della Cassa rurale ed artigiana di Marano, come riporta la Gazzetta Ufficiale. Un’altra parte andrà alla Banca Fabbrocini di Terzigno, la cui storia è stata molto movimentata.

Decreto di cessione della Cassa rurale ed artigiana di Marano al Credito Campano. Gazzetta Ufficiale del 02-01-1970, pag. 10. Fonte https://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/foglio_ordinario2/2/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=19700102&numeroGazzetta=1&tipoSerie=FO&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&progressivo=0&edizione=0&elenco30giorni=&home=&numPagina=10

Negli anni Settanta, sotto Cacciapuoti, la banca fu al centro di una complessa e controversa vicenda finanziaria, che culminò nel 1978 in un rocambolesco fallimento che coinvolse un’altra figura: Gianpasquale “Ninnì” Grappone, fondatore e proprietario di una società assicurativa, la Lloyd Centauro (per cui fu anche premiato con il Mercurio d’oro nel 1974). Dal 1974 al 1976, fu proprietario del famoso club napoletano “La Mela”, uno dei locali più in voga della Napoli del tempo; e nel 1978 fu l’ultimo proprietario dell’isola della Gaiola.
Secondo le cronache, alcune operazioni finanziarie legate alle sue attività generarono non trascurabili squilibri economici. 

                                                           Gianpasquale “Ninnì” Grappone. Fonte https://web.archive.org/web/20240619235416/https://www.lavocedellevoci.it/wp-content/uploads/2015/08/inchiesta-Cirillo-ottobre-1988.pdf

https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL5000045860/2/campidoglio-alla-presenza-del-ministro-colombo-consegna-mercurio-d-oro-direttore-della-lloyd-centauro-napoli-gian-pasquale.html&jsonVal=

Filmato dell’Istituto Luce dove Ninnì Grappone viene premiato del Mercurio d’oro dal Ministro delle Finanze Emilio Colombo

Nel 1978, secondo testimonianze e cronache dell’epoca, Renato Cacciapuoti sarebbe stato a corto di liquidità e necessitava di appianare un debito con il Banco di Santo Spirito di Roma, e per questo decise di vendere il Credito Campano. Un primo acquirente, secondo quanto dichiarato da egli stesso, era Bruno Tassan Din, Dirigente del Gruppo Rizzoli; che però intuì le condizioni non ideali dell’istituto e si defilò.


Bruno Tassan Din, fonte Wikipedia

https://www.archivioantimafia.org/p2/commissione_parlamentare/05.%20Volume%20III%20(35-64)/042.%20volume_03_tomo_05_parte2.pdf

Documento in cui Bruno Tassan Din parla del tentativo di acquisizione del Credito Campano

A trattative fallite, Cacciapuoti riuscì, nel marzo 1978, a far acquisire la banca a Grappone. Nel tentativo di acquisire il Credito Campano, furono messe in atto operazioni strutturate attraverso società collegate e meccanismi finanziari complessi, che avrebbero suscitato forti perplessità sulla loro sostenibilità. L’intervento degli organi di vigilanza e il venir meno delle linee di credito portarono al blocco dell'acquisto.

Le attività dell’istituto furono acquisite, nel novembre 1979, dalla Banca Popolare di Novara, una delle banche popolari più forti a quel tempo. Il Credito Campano verrà dichiarato fallito nel maggio 1980.


L’Unità, 20 novembre 1979, pag. 10. Fonte https://archivio.unita.news/assets/main/1979/11/20/page_020.pdf

Ancora oggi, la Banca Popolare di Novara opera a Giugliano nella sede storica dell’istituto.

Gianpaolo Cacciapuoti

 

 

 








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