Prosegue la rubrica “I Sabati di Cultura” con un’altra esclusiva Calvizzanoweb. Mugnano (al confine con Calizzano): nella masseria Monaco (oggi Villa Vulpes) furono ritrovati reperti romani. È stata la prima scoperta archeologica del luogo
L’area nord di Napoli, si sa, è tanto ricca di
storia archeologica, spesso purtroppo non valorizzata.
Uno dei posti in cui sono stati ritrovati reperti, a partire già dal XIX
secolo, è Mugnano: lo riporta un libro di Michele Ruggiero
(Napoli, 24/12/1811 – 19/03/1900), Architetto e direttore degli Scavi di
Pompei.
Nel 1888, pubblicò il libro “Degli scavi di
antichità e delle province di terraferma dell'antico regno di Napoli dal 1743
al 1876”, dove raccolse tutte le informazioni sui ritrovamenti nelle varie
provincie del Regno, ad esclusione della Sicilia.
https://archive.org/details/degliscavidianti00unse
Secondo quanto scritto nel libro, a pag. 53, c’è una
lettera del direttore del Ministero della Casa Reale del Regno delle Due
Sicilie, il marchese Giuseppe Ruffo (1779 – 1865), del 28 aprile 1829,
in cui si annunciano dei ritrovamenti fatti a Mugnano.
In una seconda lettera del 3 giugno, il Sottintendente
del Distretto di Casoria, Del Vecchio, specifica a Michele Arditi,
direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli; dove indica dove è
avvenuto il ritrovamento: in masseria Monaco, ovvero Villa Vulpes.
Villa
Vulpes. Foto Carmine Cecere
La masseria Monaco era denominata così perché fino a
inizio Ottocento è stata parte del Monastero di San Pietro ad Aram, per poi
essere acquisita dal Principe Giovanni Antonio Capece Zurlo
(Mugnano di Napoli, 24/01/1775 – Napoli, quart. San Ferdinando, 12/07/1859),
quinto Principe dei Capece Zurlo dal 1801. I ritrovamenti furono fatti da tale Nicola
Turco.
Questa è la descrizione fatta dal sottintendente:
«Oggetti rinvenuti da
Nicola Turco nella masseria denominata Monaco. Dodici monete mediocri, da una
parte con testa coronata di alloro e senza leggenda, dall’altra con un toro che
ha sul dorso una donna indicante il ratto di Europa con la leggenda suesano. Nove monete pit piccole, da una
parte con testa coronata di alloro e senza leggenda, dall’altra un frontispizio
di un tempio, in mezzo al quale si veggono le lettere iniziali greche Beta—Iota
ed intorno la iscrizione anche in lettere greche neapolitani.
Infine quattro altre
monete pit piccole di tutte, da una parte con testa con capelli intrecciati
alla greca e senza leggenda, dall’altra un mostro avendo mezzo busto di toro e
testa umana e senza leggenda. Un vaso lagrimatojo di creta ruvida. Due piccole
langene invetriate con cornice viola e sdragalli gialli con due manichi. Un
piccolo bucale della medesima fattezza. Una tazza con coverchio del pari di
creta. Ed infine due smicce [smoccolatoi] rotte di ottone».
Un
vaso lacrimatoio. Fonte Wikipedia
Questi ritrovamenti, secondo le ricerche archeologiche
fatte per i lavori di collettamento delle acque piovane e delle fognature di
Camaldoli-Chiaiano, appartenevano a delle sepolture romane del IV-III secolo
a.C., e sono la prima scoperta archeologica nel comune di Mugnano (al confine con Calvizzano).
Questi ritrovamenti non
sono dati sapere dove siano stati conservati, ma essendo stati descritti al
direttore del MANN, possiamo ipotizzare che siano conservati nel deposito del
Museo.
Gianpaolo Cacciapuoti