Nel giorno in cui si celebra la Liberazione, torna con
forza un’idea esigente di libertà, non uno spazio vuoto da occupare ma una
pratica viva, che si realizza nella partecipazione. In una fase in cui la
democrazia locale è sospesa, questa partecipazione non può ridursi all’eco dei
social o a comunicati costruiti ad arte con le nuove tecnologie per
intercettare l'effimero consenso del momento, perché la politica, se vuole
restare credibile, ha bisogno di presenza reale, continua, riconoscibile. La
libertà politica si esercita nelle strade, nei luoghi quotidiani, nel contatto
umano che costruisce fiducia e rende concreto il legame tra istituzioni e
cittadini; il resto rischia di restare superficie, una rappresentazione capace
di attrarre l'attenzione di chi legge ma incapace di incidere. Non basta
rivendicare discontinuità o inseguire il nuovo se a mancare è quella trama di
relazioni che nasce solo dalla prossimità e dalla costanza, doti che
diventeranno il vero spartiacque del prossimo futuro. Le elezioni amministrative,
più di ogni altra competizione, misurano questo radicamento e non premiano
l’apparizione, ma la continuità, né l’onda comunicativa, ma la credibilità
costruita nel tempo. Il cittadino, chiamato a decidere del proprio contesto di
vita, si affida a chi ha saputo esserci anche quando i riflettori erano spenti,
a chi ha trasformato l’ascolto in impegno e la presenza in responsabilità.
Questo elemento sarà decisivo per l'esito delle prossime elezioni, dato che il
lavoro di qualcuno è già visibile nelle strade, nelle piazze e nei luoghi dove
c'è bisogno di rappresentanza, rendendo tangibile la differenza tra chi abita
il territorio e chi lo usa come sfondo per la propria narrazione. È in questo
senso che la partecipazione diventa oggi una forma di resistenza civile contro
una politica che tende a smaterializzarsi e a confondere la visibilità digitale
con l’impegno civile. Come ricordava Giorgio Gaber, la libertà è
partecipazione, e senza questa dimensione concreta e quotidiana la politica
rischia di ridursi a una parola vuota: essere presenti, davvero e dal vivo,
resta l’unico modo per darle sostanza.
Giuseppe Cerullo