
Fonte foto Ministero della Difesa
Da Franco De Magistris riceviamo e pubblichiamo
Oggi, 25 aprile, ricorre l’LXXX anniversario della Liberazione. Il contributo, il sacrificio e l’abnegazione di tanti partigiani hanno reso possibile la liberazione del Paese dal regime fascista e la rinascita delle istituzioni democratiche.
Gli elettori, con il referendum del 1946, seppero
scegliere la Repubblica, aprendo una nuova fase della nostra storia. I
Costituenti, in un’Europa divisa tra Occidente e Oriente, seppero redigere una
Costituzione tra le più avanzate, fondata sull’equilibrio tra potere
legislativo, esecutivo e giudiziario. Alterare questi equilibri senza
un’adeguata condivisione rischia di essere controproducente.
Alla luce della situazione attuale, un Governo che
intenda mostrarsi forte non può poggiare su un Parlamento indebolito, composto
in larga parte da nominati, né su partiti fragili, distanti dai territori e dai
cittadini. Una legge elettorale che favorisca i nominati rappresenta un segnale
di indebolimento dell’organo legislativo, da cui i Costituenti si erano ben
guardati.
La seconda parte della Costituzione può essere
riformata, ma non a colpi di maggioranza relativa. Il ricorso al referendum,
sia da parte del Governo sia dell’opposizione, non dovrebbe sostituire la
capacità della politica di elaborare riforme condivise, strutturali e realmente
utili al Paese.
È necessario ripensare l’organizzazione territoriale,
ridisegnando aree omogenee che diventino unioni dotate di effettivi poteri
amministrativi, in coordinamento con Regioni da riorganizzare in macroaree. Uno
Stato moderno non può agire solo sull’onda dell’emergenza, ma deve programmare
il futuro con una visione d’insieme.
Serve una legge organica di riordino del territorio:
enti locali ben strutturati e ben amministrati rappresentano il fondamento di
una democrazia solida. La democrazia rappresentativa ha un costo, che va
misurato nell’impegno e nella qualità della rappresentanza, non ridotto a una
mera questione numerica. La riduzione dei rappresentanti, se non accompagnata
da riforme incisive, rischia di essere un palliativo dettato dalla sfiducia,
mentre i veri costi della politica vanno individuati negli sprechi e nelle illegalità.
Il Paese ha bisogno di due grandi riforme strutturali:
una riforma fiscale, capace di rafforzare la fiducia dei cittadini e
contrastare l’evasione, e una riforma della giustizia che assicuri certezza
della pena e ponga il giudice come garante dei diritti.
Non va dimenticato che l’idea di un’Italia
repubblicana e unitaria, e di un’Europa dei popoli, nacque anche durante il
confino antifascista, quando Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni
elaborarono il Manifesto di Ventotene.
A quella visione le nuove generazioni devono guardare
con orgoglio e senso di responsabilità, contribuendo a completare un percorso
ancora aperto, riducendo le disuguaglianze tra Nord e Sud del Paese e
dell’Europa.
Il Mediterraneo, un tempo culla di civiltà, può
tornare a essere un faro di pace e progresso per i popoli. Sta a noi
raccogliere l’eredità della Liberazione e tradurla in impegno concreto per il
presente e per il futuro.
Franco De Magistris