Una “matta” proposta alla nuova giunta regionale della Campania: si può rendere l’Alveo dei Camaldoli sotterraneo e creare una “barriera” verde? Un’idea per Ambiente e Trasporti

 


Ieri, ultimo dell’anno, è stata finalmente annunciata la nuova Giunta della Regione Campania, presenziata da Roberto Fico.

Dopo 10 anni, la Regione avrà anche un Assessore ai Trasporti, Mario Casillo (PD), di Boscoreale.

A lui, al nuovo Assessore all’Ambiente Claudia Pecoraro (M5S), e a tutta la giunta regionale, non posso che augurare buon lavoro, sperando che possano fare tanto sia per i Trasporti che per l’Ambiente in una zona complessa e, diciamolo, martoriata come l’hinterland giuglianese.

                                           Claudia Pecoraro, Roberto Fico e Mario Casillo

A proposito di questo, mi permetto di dare uno spunto e di proporre qualcosa che coinvolga proprio Ambiente e Trasporti, e di farlo parlando di un grande protagonista di queste aree: l’Alveo dei Camaldoli.
L’alveo è stato scavato nell’ '800, per volontà di Carlo III di Borbone (a cui Calvizzano, ai tempi dell’ultima amministrazione Salatiello, per volontà dell’allora vicesindaco Lorenzo Grasso doveva essere nominato il tratto calvizzanese), per il deflusso delle acque piovane dai campi della Campania felix giuglianese, quella distesa immensa di terreni e colture che dalla zona di Chiaiano, alle pendici dei Camaldoli, arrivava fino a Licola, dove poi le acque venivano scaricate a mare. Con l’urbanizzazione dei secoli successivi, in certi tratti il tratto ha perso il suo utilizzo, mentre in altre ha comunque riscontrato limiti di portata. Il risultato, è che oggi si può dividere l’Alveo in due tratti:

-        Il primo, da Chiaiano a Qualiano, oggi non più adatto alle condizioni ambientali: si trova in un ambiente altamente urbanizzato, e per questo o è stato tombato (a Chiaiano e a Qualiano, dove negli anni '90 fu tombato per creare l’attuale via Corigliano, la “strada di Candida”) o è diventato uno scolo di scarichi abusivi o semplicemente abbandonato

-        Il secondo, da Qualiano a Licola, che ancora ha un utilizzo originario data l’ampia presenza di terre in zona, ma che necessita comunque di lavori di miglioramento della portata e subisce anche qui degli scarichi abusivi

Attualmente, essendo definito come un corso d’acqua, è di competenza regionale, la manutenzione si rimanda la cosa ai Comuni in cui l’alveo passa e al Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno (che è Regionale).
Come si sarà capito, l’Alveo attualmente presenta varie criticità, la cui fondamentale è la presenza di scarichi abusivi che rendono il flusso di liquami altamente inquinante e cosa che, dato che l’Alveo scarica direttamente a mare, rende parte della costa non balneabile (di preciso, la sezione meridionale della costa di Licola, su cui insiste l’Alveo); per poi aggiungersi in alcuni tratti problemi idrogeologici (specialmente a Qualiano, dove fu tombato).

Veniamo ora alla proposta: il primo tratto, oggigiorno, è quello più problematico e al contempo quello che ormai non ha più l’utilizzo iniziale; per questo, al fine di poterne valorizzare comunque le condizioni ambientali della zona senza però perdere l’infrastruttura idrogeologica, si potrebbe rendere l’Alveo un corso sotterraneo.
Partiamo dal fatto che è una pura osservazione non professionale, quindi è un’idea che non si basa su conoscenze troppo specifiche della materia, ma parte comunque dai presupposti storici.
La questione naturalistica e l'attenzione idrogeologica richiedono certamente di farci attenzione; ma è possibile che questa attenzione non possa passare, non per un tombamento, ma per un interramento? Ovvero non spianando quello che è il canale di scolo, privando quindi di un’infrastruttura naturalistica la zona, ma rendendolo un canale di scolo sotterraneo, costruendovi quindi una copertura e poi spianando sopra l'area?

Un intervento del genere, per quanto invasivo, permetterebbe innanzitutto di poter comunque curare le attuali condizioni ambientali dell’Alveo, che tra scarichi abusivi e mancanza di cura è in condizioni pietose, permetterebbe anche di poterne modificare la portata, con un’opera idraulica di manutenzione strutturale; e infine di poter recuperare un’area in superficie. Lo spazio che ne verrebbe fuori, però, non avrebbe la stessa fine della parte tombata negli anni 90’ dalla Regione Campania (giunta Rastrelli), poiché è già presente una strada, bensì l’area del Lagno potrebbe diventare una vera e propria barriera verde, una lingua di alberature e arbusti che potrebbe quindi diventare un micropolmone della zona, permettendo comunque il deflusso delle acque piovane. Le alberature, inoltre, come risaputo con le radici rinsaldano il terreno, aiutano ad assorbire le acque piovane e rendono il terreno comunque idrogeologicamente più forte.

Dal punto di vista burocratico, infine, sarebbe comunque terreno verde regionale, e in quanto tale potrebbe permanere il vincolo ambientale regionale per la presenza sotto di un corso d’acqua; questo significa che la piantumazione e le opere rimarrebbero comunque in controllo alla Regione Campania e del suo Assessorato all’Ambiente. 

Un esempio di riutilizzo possibile: il trincerone ferroviario di Torino è stato interrato, e al suo posto hanno creato un’area verde con pista ciclabile. Fonte Infra.To.

Tuttavia, non è solo questo l’uso che si può fare dello spazio verde recuperato: unitamente alla creazione della barriera verde, la Regione potrebbe usufruirne anche per progetti di Trasporto Pubblico Locale.

Quando nel 2022 si è presentato il progetto della Metropolitana per il mare, questa richiedeva che il tragitto fosse quello dell’Alveo dei Camaldoli; e il progetto, poi diventato Gronda Ovest, è stato spostato sullo spartitraffico della Circumvallazione Esterna, in sopraelevata, per questioni di espropri e tempistiche di realizzazione; questo perché ovviamente l’idea di seguire il tracciato dell’Alveo non poteva comportare agilmente e burocraticamente per il Comune e la Città Metropolitana il suo interramento, e anche perché come detto parte del tracciato è già stato interrato e urbanizzato. Con il suo sotterramento, però, lo spazio dell’Alveo potrebbe permettere di avere almeno parte dello spazio per poter creare un collegamento da Chiaiano a Qualiano, e questo coerentemente anche col nuovo progetto della Gronda Ovest.

Il progetto, presentato a fine maggio al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presenta infatti delle navette che, in un sistema BRT, dovrebbero collegare alla stazione di Villaricca Enrico Fermi della Gronda i comuni di Marano e Calvizzano, passando per via Raffaele Granata, la strada che seguiva il tracciato dell’Alifana che fu costruita negli anni 2000 per fungere da sede del defunto progetto del MicroMetrò.
Queste, come già detto, con poca spesa potrebbero benissimo arrivare a Chiaiano (con il deposito ANM in espansione e le acquisizioni fatte, a Mugnano basterebbe collegare via Antica di Chiaiano con via Francesco Spinelli e via Giuseppe Di Vittorio con via Antica di Chiaiano); ma dato che passano per via Raffaele Granata incrociano il Lagno, e con un Lagno interrato e uno spazio presente potrebbero benissimo passarci sopra e arrivare fino alla rotonda di Qualiano, nei pressi della chiesa di San Pasquale Baylon.
Un progetto del genere non solo potrebbe essere compatibile con un sistema su gomma, filobus o BRT, ma perfino con una tranvia, recuperando quindi il progetto del MicroMetrò.

Questo potrebbe essere un possibile tragitto di un BRT/tram che da Chiaiano può raggiungere Qualiano attraverso il  Lagno.

In conclusione, un recupero dell’area del Lagno, abbandonata e inquinante, è possibile con un vantaggio per tutti, almeno in teoria. Spero che questa proposta, un po’ “matta”, possa essere praticabile, e spero che nel lavoro della nuova Giunta Regionale possa esserci spazio anche per ciò, permettendo ad Ambiente e Trasporti di avere il proprio spazio in questa colata di cemento e asfalto che è l’hinterland giuglianese.

Gianpaolo Cacciapuoti

Gianpaolo Cacciapuoti
Post Scriptum – Nota della Redazione

Questo articolo nasce come proposta di riflessione e contributo al dibattito pubblico.

In quanto blog, quindi luogo virtuale di confronto, non intendiamo presentare un progetto tecnico né affermarne la fattibilità: non sappiamo se l’idea sia realizzabile dal punto di vista normativo, economico o ingegneristico.

Ci proviamo, però, con spirito costruttivo, dando spazio alle idee e alle analisi del nostro redattore Gianpaolo Cacciapuoti, appassionato e studioso di trasporti e viabilità, nella convinzione che anche le proposte “scomode” o “matte” possano aiutare a immaginare soluzioni nuove per territori complessi come l’hinterland giuglianese.

 


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