Ci sono artisti che accompagnano una parte della
nostra vita. E poi ce ne sono altri che, senza che ce ne accorgiamo, finiscono
per diventarne la colonna sonora.
Per me, Francesco Guccini è stato questo.
Nell'estate del 1976 avevo diciassette anni e, insieme
a un gruppo di amici di Calvizzano, trascorsi le vacanze in un piccolo e
spartano campeggio sul lungomare di Joppolo. Le giornate scorrevano tra il
mare, le amicizie, le prime emozioni e quella spensieratezza che solo a
quell'età è destinata a durare per sempre nei ricordi.
Ma era la sera il momento più atteso.
Ci ritrovavamo tutti insieme, a pochi metri dal mare.
Bastava una chitarra perché il campeggio si trasformasse in un piccolo teatro
sotto le stelle.
A suonarla era Leopoldo, un ragazzo toscano che aveva
un repertorio vastissimo. Eppure c'erano due appuntamenti che non mancavano
mai.
La serata si apriva con La locomotiva e, quasi sempre,
si chiudeva con le stesse note.
In mezzo c'erano decine di brani, ma quando arrivavano
le parole di Incontro il tempo sembrava fermarsi. Ognuno di noi, pur senza
dirlo, sentiva che quelle strofe raccontavano qualcosa che ci apparteneva.
Allora non potevamo immaginare che quelle sere
sarebbero rimaste con noi per tutta la vita.
Quando, quasi cinquant'anni dopo, ho iniziato a
scrivere Joppolo '76, non ho dovuto inventare quell'atmosfera. Mi è bastato
riaprire il cassetto dei ricordi.
Le canzoni di Francesco Guccini sono entrate
naturalmente tra le pagine del romanzo, perché facevano già parte della storia.
Erano il sottofondo delle nostre giornate, il ritmo delle nostre serate, il
filo invisibile che univa dieci ragazzi arrivati dalla Campania, un ragazzo
toscano con la sua chitarra, tanti amici provenienti dalla Lombardia e una
spiaggia calabrese destinata a rimanere per sempre nel nostro cuore.
Ma ci sono artisti che non se ne vanno davvero.
Continuano a vivere ogni volta che qualcuno riascolta
una loro canzone, ogni volta che una melodia riporta alla memoria un volto,
un'estate, un amore, un'amicizia.
Per me continuerà a vivere anche tra le pagine di
Joppolo '76.
Perché ogni volta che rileggerò quelle scene
ambientate nel campeggio sentirò ancora una chitarra accompagnare un gruppo di
ragazzi seduti sulla spiaggia, con il mare davanti e una vita intera ancora da
immaginare.
E, tra il rumore delle onde, continuerò a sentire la
voce di Francesco Guccini.
Grazie, Francesco.
Per aver dato voce a una generazione.
E per aver riempito di musica ricordi che il tempo non
è riuscito a cancellare.
Paolo Ferrillo
