Villaggio di Dio a Calvizzano, Antonio “San Pietro”: il custode che non si piega alla prepotenza

 


C’è chi lo chiama ormai semplicemente “Antonio San Pietro”. Un soprannome nato dall’idea di Mattia Benvenuto che, con una metafora tanto semplice quanto efficace, descrive il ruolo di Antonio Di Luna, volontario all’interno del Villaggio di Dio: custodire le chiavi di un luogo speciale, un piccolo paradiso dove ogni giorno oltre mille tra ragazzi e animatori si ritrovano per giocare, crescere, pregare e vivere un’estate all’insegna della condivisione. Il Villaggio, fortemente voluto dal parroco don Ciro, è diventato negli anni un punto di riferimento per tantissime famiglie. Un luogo dove i valori dell’educazione, del rispetto e dell’accoglienza vengono prima di tutto. E proprio per questo c’è bisogno di persone che quei valori li difendano con serietà e senso del dovere. Tra queste c’è Antonio Di Luna. Nella vita è un mental coach, ma al Villaggio è molto di più: è una presenza rassicurante, il “gigante buono” che, con equilibrio e fermezza, vigila affinché nessuno entri senza autorizzazione. Qualche giorno fa, però, il suo impegno ha avuto un prezzo. Dopo aver impedito l’ingresso a persone non autorizzate, qualcuno ha cercato di intimidirlo. Antonio ha trovato due pneumatici della sua auto bucati in due episodi distinti, avvenuti in giorni consecutivi. Un fatto che difficilmente può essere considerato una semplice coincidenza. In una delle circostanze, un gruppo di ragazzi gli avrebbe chiesto di farli entrare, aggiungendo in dialetto: “ti faccio mandare a Salvatore”. La risposta di Antonio è stata tanto semplice quanto significativa: “mi può mandare chi vuole, ma qua non si entra”.

Parole che raccontano il carattere di un uomo che non si lascia intimidire e che continua a svolgere il proprio servizio con la stessa serenità e determinazione. Per evitare nuovi danneggiamenti, oggi parcheggia la sua auto vicino al cancello del Villaggio. Ma ciò che non è cambiato è il suo atteggiamento: non arretra di un passo. Perché proteggere un luogo frequentato ogni giorno da centinaia di bambini e ragazzi significa anche avere il coraggio di dire qualche “no”. Significa anteporre la sicurezza alla convenienza, il rispetto delle regole alla logica della prepotenza. Antonio Di Luna non cerca applausi né protagonismo. Fa semplicemente ciò che ritiene giusto. E forse è proprio questo il motivo per cui tutti ormai lo chiamano “San Pietro”: perché custodisce con responsabilità le porte di un luogo che rappresenta un bene prezioso per l’intera comunità. La prepotenza può provare a intimidire, può danneggiare un’auto o cercare di incutere timore. Ma non vincerà mai contro chi, ogni giorno, sceglie di stare dalla parte del rispetto, della legalità e dei ragazzi. Finché al cancello ci sarà Antonio Di Luna, il messaggio resterà chiaro: nel Villaggio si entra con il permesso, con il rispetto e con il sorriso. La prepotenza, invece, resta fuori.

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