Ventitré anni dopo, un orgoglio che non conosce tempo

 

Oggi è frequente leggere articoli che celebrano i laureati con 110 e lode, menzione d’onore e altri prestigiosi riconoscimenti. Ed è giusto che sia così: ogni grande traguardo merita di essere raccontato, perché dietro un risultato importante ci sono anni di studio, sacrifici e impegno. Ma ci sono storie che, anche se il tempo passa, meritano di essere ricordate con la stessa emozione del primo giorno. Ventitré anni fa si laureò mia figlia Stefania Rosiello in Economia Aziendale con 110 e lode, menzione d’onore e bacio accademico. Fu una grande emozione, una di quelle giornate che restano impresse nella memoria e nel cuore. Per un padre vedere una figlia raggiungere un simile risultato rappresenta una gioia difficile da descrivere. Quel giorno pensai anche al mio percorso e a un sogno che portavo dentro. Mio padre, Pasquale Rosiello (operaio in una fabbrica di pitture navali, ammazzato dal toluene, il veleno che ha respirato per più di trent’anni), avrebbe desiderato vedermi laureato. Era un suo grande desiderio che, per le circostanze della vita, non sono riuscito a esaudire. Avevo iniziato gli studi in Ingegneria Elettrotecnica e avevo sostenuto nove esami da studente in corso, ai quali se ne aggiunsero altri tredici mentre lavoravo come macchinista delle Ferrovie dello Stato. Mi mancavano sei esami per arrivare alla laurea: all'epoca, il piano di studi prevedeva 28 esami. Avrei potuto completare quel cammino, che sarebbe stato il coronamento di tanti sacrifici, ma la vita mi portò verso altre scelte. Decisi di dedicarmi anima e corpo al lavoro, alla famiglia e al giornalismo, una passione che nel tempo è diventata parte importante della mia vita. Erano anni diversi: i giornali online cominciavano appena a muovere i primi passi e non esistevano ancora i gruppi social che oggi permettono di condividere ogni momento. Forse allora avrei potuto dedicare a Stefania un articolo per raccontare quella splendida giornata. Non lo so. Quello che so è che, a distanza di ventitré anni, quella emozione è rimasta intatta.

Con la famiglia
Oggi voglio farlo, con il cuore di un padre e con la penna di un giornalista: raccontare un traguardo che non è soltanto un voto, ma il simbolo di passione, determinazione e sacrificio. Complimenti, Stefania. Il tuo successo ha dato anche una risposta a quel sogno di mio padre: vedere nella famiglia il valore dello studio e della crescita. Il tempo passa, ma alcune soddisfazioni restano per sempre. La gioia di un padre per una figlia è una di quelle emozioni che non hanno età.

Con gli amici


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