Reportage. Campo Sportivo Italia, la storia infinita: sedici anni tra degrado, gare sospese, fondi perduti e promesse. Ora Calvizzano prova a voltare pagina

 

C’è un cancello chiuso (attualmente aperto) che racconta meglio di qualsiasi delibera la storia del Campo Sportivo Italia di via Caduti di Superga. Dietro quelle recinzioni non c’è soltanto un impianto sportivo abbandonato, ma un pezzo della storia amministrativa di Calvizzano. Una vicenda fatta di investimenti pubblici, gare mai concluse, finanziamenti sfumati, errori procedurali, cambi di strategia e promesse che si sono rincorse per oltre quindici anni senza mai restituire ai cittadini il loro principale impianto sportivo. Oggi qualcosa sembra muoversi di nuovo. L’amministrazione guidata dal sindaco Luciano Borrelli ha deciso di ripresentare il progetto al bando ministeriale “Sport e Periferie 2026” (e abbiamo già parlato alcune settimane fa più ampiamente), puntando su una progettazione più strutturata e sull’integrazione con il project financing già avviato. Ma per capire perché questo passaggio potrebbe rappresentare una svolta bisogna tornare indietro nel tempo.

Il restyling del 2007 e una promessa rimasta incompiuta

Spalti dopo il restyling del 2027
La prima grande rinascita del Campo Italia sembrava essere arrivata nel 2007, durante l’amministrazione guidata da Giacomo Pirozzi. Con un investimento di circa 790 mila euro vennero rifatti gli spalti, gli spogliatoi con tutti i servizi igienici e il terreno di gioco. Mancava però il particolare più importante: il manto erboso. Era stato promesso pubblicamente dallo stesso sindaco durante una manifestazione sportiva organizzata nell’impianto, ma quella promessa non venne mai mantenuta.

Nonostante ciò, il Comune era pronto ad affidare la gestione della struttura.

La gara che non arrivò mai al traguardo

Nel 2010, durante l’amministrazione Granata, venne pubblicato il bando per la gestione del campo sportivo. Parteciparono soltanto due associazioni sportive: l’ASD Conte di Montecristo, presieduta dall’imprenditore Antonio Di Luna, e l’ASD Calvizzano 1965, guidata da Nino Gala, già concessionario dell’impianto.

Il 27 gennaio 2012 la commissione di gara aprì le offerte. Restava da valutare le proposte migliorative e l’offerta economica rispetto al canone annuo fissato in 15mila120 euro. Quella procedura, però, non arrivò mai all’aggiudicazione.

Nel frattempo la Magistratura aveva aperto un fascicolo sugli incidenti verificatisi al campo sportivo e il Comune decise di sospendere la gara in attesa degli sviluppi giudiziari. Una sospensione che si trasformò in un binario morto.

La revoca e l’inizio del degrado

Nell’ottobre 2013, durante l’amministrazione Salatiello, l’Ufficio Tecnico avviò il procedimento di revoca della gara. Novanta giorni dopo tutto era concluso. La gara venne definitivamente archiviata. Da quel momento nessuna nuova procedura di affidamento fu più pubblicata. Mentre gli uffici si fermavano, il tempo continuava a scorrere. Il Campo Italia iniziò lentamente a deteriorarsi. Gli spogliatoi vennero devastati, gli spalti abbandonati e i vandali arrivarono perfino a rubare i cavi dell’impianto di illuminazione. Un’opera pubblica costata quasi 800 mila euro si trasformò progressivamente in uno dei simboli del degrado cittadino.

La stagione dei commissari e le occasioni perdute

Con lo scioglimento del Consiglio comunale arrivò, ad aprile 2018, la gestione commissariale. Anche i commissari provarono a rilanciare il Campo Italia. Il primo tentativo fu il bando ministeriale “Sport e Periferie 2018”. Il Comune presentò un progetto da circa 625 mila euro predisposto dall’Ufficio Tecnico comunale. L’esito fu negativo. Il progetto totalizzò appena 33,5 punti, mentre l’ultimo finanziato superò i 58. Nel 2020 vennero richiesti anche 90 mila euro per finanziare la progettazione dell’intervento. Anche questa richiesta rimase senza risposta. Pochi mesi dopo arrivò un secondo tentativo. La Commissione Straordinaria approvò un progetto da circa 700 mila euro e partecipò al nuovo bando ministeriale. Anche questa volta il risultato fu negativo. Non per il merito del progetto, ma per un errore procedurale che determinò l’esclusione della domanda prima ancora della valutazione tecnica. Tre tentativi, tre occasioni sfumate.

Il ritorno della politica e il project financing che si fermò al progetto preliminare

Nel novembre 2020, a due mesi dal ritorno dell’amministrazione eletta, il sindaco Giacomo Pirozzi annunciò sui social la volontà di intitolare il Campo Italia a Diego Armando Maradona una volta completata la ristrutturazione dell’impianto. L’anno successivo comunicò anche l’avvio del percorso di riqualificazione attraverso il project financing. L’obiettivo dichiarato era trovare un soggetto privato disposto a progettare, finanziare, riqualificare e gestire il campo sportivo, lasciandone la proprietà al Comune. Per raggiungere questo risultato, però, l’amministrazione non scelse la procedura tradizionale del project financing, nella quale è un operatore economico a presentare una proposta di intervento assumendosi l’iniziativa progettuale ed economico-finanziaria. La strada individuata fu diversa. Prima si decise di affidare all’esterno la redazione di un progetto preliminare che sarebbe diventato la base della successiva ricerca del partner privato. Per questo, il 29 dicembre 2021 il Comune pubblicò una manifestazione di interesse per individuare il professionista incaricato della progettazione preliminare. L’avviso fu pubblicato sul sito istituzionale, all’Albo Pretorio e sulla piattaforma telematica Traspare. L’importo posto a base di gara era di 23mila532,97 euro, oltre Cassa Previdenziale e IVA. Alla procedura aderirono sedici operatori economici.

La gara, tuttavia, si bloccò prima ancora della scadenza. La Fondazione Inarcassa segnalò una serie di irregolarità nella documentazione: mancava il calcolo dei corrispettivi previsto dal D.M. 17 giugno 2016, non erano indicate le classi e le categorie delle opere e il valore dell’intervento risultava riportato in maniera errata, pari a circa 737 mila euro anziché ai circa 437 mila euro effettivi.

Le contestazioni costrinsero gli uffici comunali a correggere gli atti. La procedura venne ripubblicata soltanto nell’ottobre 2022. Nel frattempo erano trascorsi quasi dieci mesi e il percorso verso il project financing era rimasto fermo ancora prima di individuare il soggetto chiamato a finanziare l’opera.

Il confronto politico

Foto scattata nel 2022: ritrae tre componenti dell'opposizione, manca la consigliera Marzia Mazzei. Da sinistra: Michele D'Ambra, Francesc Ferrillo (all'poca capogruppo), Mario Salatiello, dimessosi a fine novembre 2022

La vicenda arrivò anche in Consiglio comunale (febbraio 2022), dove l’opposizione dell’epoca (Mario Salatiello, Francesco Ferrillo, Marzia Mazzei e Michele D’Ambra) mise in discussione l’intera impostazione scelta dall’amministrazione. Secondo i consiglieri di minoranza, il progetto preliminare avrebbe potuto essere redatto direttamente dall’ufficio tecnico comunale, evitando una spesa di oltre 23 mila euro e consentendo di passare subito alla fase successiva. La proposta era quella di ricorrere direttamente al project financing nella sua forma tradizionale, pubblicando un avviso per individuare un soggetto promotore disposto a presentare una proposta completa di progetto, piano economico-finanziario e gestione dell’impianto. Il confronto, quindi, non riguardava la scelta di utilizzare o meno il project financing, ma il metodo con cui arrivarci. L’amministrazione sosteneva la necessità di predisporre preventivamente un progetto preliminare commissionato dal Comune e finanziato con risorse pubbliche; l’opposizione riteneva invece che quel passaggio fosse superfluo e che si dovesse procedere direttamente alla ricerca del promotore privato.

In una prima fase il sindaco respinse questa impostazione. Successivamente, di fronte al protrarsi delle difficoltà e al mancato decollo della procedura, riconobbe pubblicamente che, qualora non fosse stato possibile sbloccare l’iter, il progetto preliminare sarebbe stato redatto direttamente dai tecnici comunali. Una soluzione che coincideva, almeno in parte, con quella sostenuta dall’opposizione fin dall’inizio del confronto. Alla fine, il primo percorso scelto dall’amministrazione, quello fondato sulla predisposizione di un progetto preliminare da mettere a base della successiva ricerca del partner privato, non produsse il risultato atteso. Alle contestazioni dell’opposizione, l’allora sindaco Pirozzi aveva inizialmente replicato in modo netto: “decidiamo noi perché, fortunatamente, siamo maggioranza. Voi no”. Una posizione destinata, però, a cambiare nel giro di poco tempo. Di fronte ai ritardi accumulati nell’iter, lo stesso Pirozzi finì infatti per riconoscere la fondatezza della proposta avanzata dalla minoranza, impegnandosi pubblicamente a ricorrere a un bando qualora l’amministrazione non fosse stata in grado di portare avanti il progetto.

“Siccome stiamo accumulando un particolare ritardo sulla procedura – affermò durante il Consiglio comunale dedicato all’approvazione del bilancio di previsione 2022 – mi sono proposto, e qui voglio dare soddisfazione a te (Francesco Ferrillo, ndr) e ai tuoi colleghi consiglieri, che se non riusciremo in breve tempo a portare avanti quel progetto, visto che ci sono evidenti difficoltà, vi posso garantire che seguiremo la strada che ci avete indicato, cioè quella di fare un bando pubblico per vedere se c’è qualche operatore che possa aiutarci. Ve lo posso pure mettere per iscritto, poiché è una cosa a cui tengo tantissimo”.

Insomma, dopo quasi due anni di rallentamenti e correzioni amministrative, anche l’ipotesi di affidare la progettazione agli uffici comunali entrò nel dibattito, modificando l’impostazione originaria dell’intervento.

Il cambio di rotta

La svolta arrivò nel luglio 2023. Il Consiglio comunale approvò un nuovo atto di indirizzo che cambiava completamente l’impostazione dell’operazione. L’obiettivo non era più affidare la progettazione preliminare, ma individuare direttamente un soggetto promotore del project financing. Una decisione che di fatto superava e rendeva destinata all’annullamento la precedente procedura iniziata nel 2021.

L’ultimo step dell’ex amministrazione Pirozzi mai portato a compimento

Nel settembre 2025 il Comune di Calvizzano ha affidato l’incarico professionale per il supporto tecnico-specialistico al Responsabile Unico del Progetto (RUP) finalizzato alla predisposizione dei bandi di partenariato pubblico-privato (PPP) relativi al Centro Sportivo “Italia” e ai Campi da Tennis di via Aldo Moro.

L’affidamento diretto, disposto ai sensi dell’art. 50, comma 1, lett. b) del D.Lgs. 36/2023, è stato conferito all’architetto irpino Vincenzo De Maio, con studio ad Avellino, professionista specializzato in appalti pubblici e project financing. Per l’incarico è stato previsto un compenso di 6mila250 euro, comprensivo di IVA e cassa previdenziale. Per la procedura di gara relativa al Centro Sportivo “Italia”, il Comune aveva inoltre scelto di avvalersi della Centrale Unica di Committenza “Valle del Sabato”, con sede ad Aiello del Sabato (Avellino), che aveva formalizzato la propria disponibilità con nota prot. n. 27621/2025. Si trattava di una novità per l’ente, che in precedenza aveva fatto ricorso ad altre centrali di committenza, tra cui il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche, la CUC di Pompei e Asmel. La scelta della CUC irpina sembrava orientata a garantire una gestione più snella delle complesse procedure di project financing.

L’intervento più rilevante riguardava il Centro Sportivo “Italia”, proposto dall’ASD ACSI Maxi Calcetto, con un investimento complessivo superiore a 1,3 milioni di euro. Tuttavia, dall’affidamento dell’incarico nel settembre 2025 fino agli inizi di febbraio 2026, quando l’amministrazione guidata dall’ex sindaco Giacomo Pirozzi è decaduta a seguito delle dimissioni contestuali di dieci consiglieri comunali, la procedura di gara non è mai stata bandita. Quello relativo ai bandi per i due progetti di partenariato pubblico-privato è rimasto, di fatto, l’ultimo passaggio amministrativo avviato dall’amministrazione Pirozzi e mai portato a compimento.

Il nuovo tentativo

Oggi il Comune ci riprova. La Giunta guidata da Luciano Borrelli ha approvato la partecipazione al bando “Sport e Periferie 2026”, candidando un intervento da 880 mila euro. Di questi, 800 mila euro vengono richiesti al Ministero, mentre il Comune garantirà un cofinanziamento di 80 mila euro. La differenza rispetto al passato è sostanziale. Le precedenti candidature erano basate su semplici progetti predisposti dagli uffici comunali. Quella del 2026, invece, utilizza il progetto elaborato dal soggetto promotore del project financing, già dichiarato di pubblico interesse dall’amministrazione. Un progetto più avanzato sotto il profilo tecnico e finanziario, che potrebbe migliorare la competitività della candidatura. Se arriveranno i fondi

L’eventuale finanziamento ministeriale non sostituirà il project financing. Le due procedure potranno procedere insieme. Il contributo pubblico coprirà una parte dell’investimento, mentre il concessionario privato sosterrà la quota restante e realizzerà l’opera attraverso la successiva gara pubblica prevista dal Codice dei contratti. In questo modo il piano economico-finanziario diventerebbe più sostenibile e aumenterebbero le possibilità di vedere finalmente completata la riqualificazione.

L’ultima occasione?

Dal 2010 ad oggi il Campo Sportivo Italia ha attraversato quattro amministrazioni, una gestione commissariale, una gara sospesa, una revoca, due bocciature ai bandi ministeriali, un finanziamento per la progettazione mai concesso, una lunga procedura di project financing e continui cambi di impostazione amministrativa.

Sedici anni durante i quali il tempo ha continuato a consumare una struttura che avrebbe dovuto essere il cuore dello sport calvizzanese. Oggi il Comune si presenta ancora una volta davanti a un bivio. Se il progetto sarà finanziato, il Campo Italia potrà finalmente uscire dall’abbandono grazie all’integrazione tra risorse ministeriali e partenariato pubblico-privato. Se invece anche questo tentativo dovesse fallire, la storia del principale impianto sportivo di Calvizzano rischierebbe di allungarsi ancora. Per i cittadini, però, il tempo delle attese è ormai scaduto. Dopo quasi due decenni di rinvii, il Campo Italia aspetta soltanto una cosa: tornare a vivere.

Mimmo Rosiello

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