Ci sono presentazioni che servono a far conoscere un
libro. E poi ce ne sono altre che finiscono per diventare parte della sua
stessa storia. Quelle vissute a Calvizzano e a Joppolo appartengono senza
dubbio alla seconda categoria.
Calvizzano rappresenta il punto di partenza. È lì che nacque l'idea di partire per il campeggio, tra l'entusiasmo e l'incoscienza dei miei diciassette anni. Joppolo, invece, è il luogo dove quei giorni sono stati vissuti e dove i ricordi si sono trasformati, molti anni dopo, nelle pagine del romanzo.
Presentare il libro in questi due luoghi ha avuto per
me un significato che va ben oltre quello di una semplice promozione
editoriale. È stato come accompagnare quei ricordi nei luoghi ai quali
appartenevano, restituendoli alle persone che, direttamente o indirettamente,
ne avevano fatto parte.
A Calvizzano sono stato accolto con un affetto che difficilmente dimenticherò.
La delegata alla Cultura del Comune di Calvizzano, Fabiana Sarracino, affiancata da Mimmo Rosiello, ha organizzato una serata impeccabile, ospitata nell'aula consiliare del Comune. La presenza del sindaco Luciano Borrelli, delle autorità cittadine e, soprattutto, di molti dei miei compagni di viaggio di quell'indimenticabile estate del 1976 ha reso l'incontro ancora più emozionante.Davanti a una sala gremita e partecipe ho avuto la
sensazione che il tempo si fosse fermato. Guardando quei volti ritrovavo gli
stessi ragazzi che, cinquant'anni fa, avevano condiviso con me un'avventura
destinata a lasciare un segno profondo nella nostra vita.
Pochi giorni dopo è arrivato il momento che, forse, aspettavo con maggiore emozione: tornare a Joppolo Già passeggiando per le strade del paese avevo capito che quella non sarebbe stata una presentazione come le altre. Alcune persone mi hanno riconosciuto dalla fotografia della locandina, mi hanno fermato per stringermi la mano e raccontarmi che avevano già letto il libro. Mi hanno parlato della scorrevolezza del racconto, della dolcezza della storia e delle emozioni provate nel ritrovare la Joppolo della loro giovinezza. In quel momento ho avuto la sensazione che il libro fosse arrivato a destinazione ancora prima di me.
La presentazione è stata organizzata dalla
professoressa Florinda Albino, da anni impegnata nella promozione
culturale del territorio, che ha voluto ospitare l'evento nel giardino della
sua splendida villa sul lungomare, a poche centinaia di metri dalla torre
saracena e da quei luoghi che fanno da scenografia al romanzo.
Non poteva esserci cornice più suggestiva.
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| Da sinistra: Gaetano Ricciardiello, Peppe D'Ambra (vive a Imola), Paolo Ferrillo |
La cosa che più mi ha colpito è stata la partecipazione del pubblico.
Molti sono intervenuti raccontando di essersi riconosciuti nelle atmosfere del libro e di aver ritrovato, tra quelle pagine, la Joppolo degli anni Settanta, con i suoi luoghi, le sue abitudini e i suoi ricordi.Tra i momenti più intensi porterò sempre nel cuore la
presenza di Fiorella, la sorella di Sisto, più volte citata nel romanzo. Quando
le ho mostrato la fotografia delle due terrecotte che acquistai nel loro
negozio al termine della nostra vacanza, si è visibilmente commossa. In
quell'istante ho capito che gli oggetti possono conservare la memoria del
tempo, ma sono le emozioni a restituirgli davvero vita.
E poi c'è stato il sorriso del signor Giuseppe.
Con simpatia ha raccontato di essere stato uno dei
concorrenti dell'elezione di "Mister Bello Joppolo 1976", confessando
quanto desiderasse vincere quel concorso e quanto fosse rimasto deluso nel
vedere il podio occupato da tre ragazzi arrivati da Calvizzano. Con grande
ironia ha concluso dicendosi ancora convinto che noi avessimo corrotto la
giuria, composta interamente dalle ragazze del campeggio.
L'intera platea è scoppiata a ridere e, per un
momento, è sembrato che quei cinquant'anni non fossero mai trascorsi.
Alla fine della serata sono stati in molti a chiedermi
una fotografia insieme. Un gesto semplice, ma che ho vissuto con grande
emozione, perché rappresentava qualcosa di più di un ricordo: era il segno di
un libro che stava trovando il suo posto nel cuore delle persone.
Se dovessi portare con me un'immagine di queste due
presentazioni, non sceglierei né un palco né un microfono.
Sceglierei gli sguardi.
Gli sguardi dei miei amici di Calvizzano, che hanno
rivissuto con me quella straordinaria estate. Gli sguardi dei joppolesi, che
hanno ritrovato il loro paese attraverso i ricordi di un ragazzo venuto da
lontano. Gli sguardi di chi, leggendo il libro, ha capito che non volevo
scrivere una guida turistica, ma raccontare un luogo attraverso le emozioni che
mi aveva regalato.
Perché i luoghi più belli non sono quelli descritti
con maggiore precisione. Sono quelli che la scrittura riesce a trasformare in
emozioni.
E se Joppolo '76 è riuscito, anche solo per qualche
ora, a riportare tutti noi nell'estate del 1976, allora credo che abbia
raggiunto il suo obiettivo.
Per me, queste due presentazioni non sono state
semplicemente due eventi letterari.
Sono state il ritorno a casa di una storia che, dopo
cinquant'anni, ha finalmente ritrovato i luoghi e le persone da cui era nata.
E questa, per uno scrittore, è probabilmente
l'emozione più grande che si possa desiderare.
Paolo Ferrillo


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