MARANO. STADIO “SALVATORE NUVOLETTA”, DIECI ANNI TRA PROROGHE, PROMESSE E OCCASIONI MANCATE. POI LA CHIUSURA DEFINITIVA

Dalla gestione dell’ASD Marano Calcio al progetto del “Camp Nou”, dall’Internapoli alla gara pubblica, fino alla chiusura: la storia dell’impianto di via Mario Musella tra atti amministrativi, dichiarazioni e contestazioni

Lo stadio comunale “Salvatore Nuvoletta” di via Mario Musella avrebbe dovuto rappresentare il principale polo sportivo della città. Un impianto destinato non soltanto al calcio, ma anche all’atletica, agli eventi e alle attività sociali. Negli anni, però, la struttura è passata attraverso diverse fasi: proroghe, affidamenti, progetti di rilancio, gare pubbliche, risoluzioni anticipate e infine il progressivo abbandono.

Una storia che parte dal giugno 2011, durante la consiliatura guidata dal sindaco Mario Cavallo, e arriva fino al 2022, quando il Comune comunicò di aver ottenuto un finanziamento regionale per la rifunzionalizzazione di uno stadio ormai chiuso da oltre due anni.

2011: la proroga alla Marano Calcio e la gestione dell’impianto

Servizi di Mimmo Rosiello

Nel giugno 2011 l’amministrazione Cavallo prorogò per un anno, fino a giugno 2012, la convenzione per la gestione dello stadio comunale, intitolato un mese prima alla memoria di Salvatore Nuvoletta, vittima innocente della camorra.

Il concessionario rimase l’associazione sportiva Marano Calcio, presieduta da Enzo Esposito.

Il nuovo canone stabilito per il Comune fu di 1.500 euro annui, contro i 500 euro previsti durante la precedente amministrazione Perrotta, durata dal 2006 al 2011.

Le clausole della convenzione rimasero quelle già previste nel precedente affidamento. La società doveva utilizzare il campo per gli allenamenti e per le gare ufficiali delle proprie squadre, ma allo stesso tempo garantire l’apertura dell’impianto alla cittadinanza.

Lo stadio doveva essere aperto: dalle 8 alle 18 dal primo novembre al 30 marzo;

dalle 8 alle 20 dal primo aprile al 31 ottobre.

Il gestore doveva consentire l’accesso alle attività amatoriali ai cittadini residenti a Marano attraverso un tesserino rilasciato dall’Ufficio Sport del Comune, previo pagamento di 15 euro per l’iscrizione e di una quota di 10 euro destinata alle casse comunali. Tra gli obblighi figuravano inoltre: pulizia giornaliera degli spalti; pulizia della pista di atletica; pulizia di spogliatoi, docce e bagni; custodia delle attrezzature sportive; vigilanza sul manto erboso per evitare il calpestio da parte degli utenti della pista.

La società si impegnava inoltre a garantire quote popolari per gli iscritti, l’iscrizione gratuita per i minori segnalati dai Servizi sociali e iniziative sportive con le scuole.

L’accesso alla struttura era consentito anche agli iscritti dell’Atletica Marano, che potevano utilizzare la pista per gli allenamenti.

Il presidente dell’associazione, l’ex consigliere comunale Geppino De Vivo, dichiarò all’epoca a L’Attesa: “ci eravamo accordati con il Comune per un fitto di 1.800 euro all’anno”.

Il Comune annunciava il project financing: “come il Camp Nou”

La proroga alla Marano Calcio, però, venne presentata dall’amministrazione come una soluzione temporanea.

L’assessore allo Sport Gaetano Bonelli dichiarò a L’Attesa: “questa è l’ultima proroga della convenzione per la gestione dell’impianto”.

L’amministrazione guardava già a un nuovo modello di gestione.

Bonelli spiegò: “nel frattempo stiamo già lavorando alla preparazione di un bando europeo la cui finalità sarà quella di reperire sul mercato, attraverso l’istituto del project financing, un privato che dovrà gestire l’impianto, più o meno sul modello del Camp Nou, lo stadio dove gioca il Barcellona”.

E aggiunse: “in pratica l’impianto verrebbe utilizzato sia per finalità sportive sia per scopi socio-culturali: concerti, spettacoli, ristorazione…”.

L’idea era quella di trasformare lo stadio in una struttura polifunzionale capace di andare oltre il semplice utilizzo calcistico.

Un progetto che, tuttavia, non sarebbe mai arrivato alla fase realizzativa.

L’accordo con l’Internapoli e il problema dei pagamenti

Nel settembre 2011, “L’Attesa” annunciò che lo stadio avrebbe ospitato anche le gare interne dell’Internapoli, società del Vomero che militava in Serie D.

Per l’occasione la società assunse la denominazione di Internapoli Città di Marano.

L’accordo prevedeva la disputa delle gare interne e delle partite di Coppa Italia allo stadio “Salvatore Nuvoletta”.

L’assessore Bonelli spiegò: “l’accordo prevede che la società paghi al Comune il corrispettivo previsto dal nostro tariffario, in più si è impegnata a ristrutturare gli spogliatoi, rendendoli a norma per il campionato di serie D”.

Alla domanda se anche la Primavera del Napoli avrebbe dovuto pagare, Bonelli rispose: “sicuramente, perché a noi non interessano gli abbonamenti per il San Paolo, che, negli anni addietro, venivano offerti in omaggio all’entourage degli amministratori per assistere agli incontri del Napoli”.

Le tariffe comunali erano quelle stabilite dalla delibera di Giunta numero 179 del 4 dicembre 2008: 400 euro per partita diurna con utilizzo di docce e spogliatoi; 600 euro per partita notturna con utilizzo di docce e spogliatoi.

Le società sportive con sede a Marano potevano usufruire di una riduzione del 50%.

Ma già allora emergeva una criticità: il manto erboso non poteva sostenere un numero elevato di incontri.

Secondo l’Ufficio tecnico comunale, il campo poteva sopportare:

“due, al massimo tre partite nell’arco di nove giorni”.

La gestione commissariale e la diffida all’Internapoli

Dopo la fine anticipata della consiliatura Cavallo arrivò la gestione commissariale guidata da Gabriella Tramonti.

Nel novembre 2012 il giornale L’Attesa pubblicò un articolo dal titolo: “Un altro impianto usa e getta”

Servizi di Mimmo Rosiello
L’articolo, mai contestato, raccontava la diffida del Comune nei confronti dell’Internapoli.

Secondo quanto riportato, la società non avrebbe rispettato gli impegni economici per l’utilizzo e la gestione dello stadio. Il dirigente dell’Area Affari Generali Luigi De Biase dichiarò: “a breve convocheremo la società per cercare un accordo, altrimenti saremo costretti a produrre denuncia”.

L’accordo con l’Internapoli era stato firmato il 27 luglio 2011.

Successivamente, dal primo marzo 2012 al 30 luglio 2012, alla società era stata affidata anche la gestione dell’impianto con un accordo sottoscritto dal delegato allo Sport Eliodoro Belmare e con l’assenso delle società ASD Recca, ASD Marano Calcio e ASD Napoli Nord. Secondo la ricostruzione pubblicata da L’Attesa, quell’affidamento era nato anche per rimediare alla precedente proroga concessa alla Marano Calcio. La delibera di Giunta numero 92 del 14 luglio 2011 era stata infatti contestata dall’avvocato amministrativista Ferdinando Scotto, allora consigliere comunale di opposizione, secondo cui sarebbe stato necessario procedere con una gara pubblica.

L’amministrazione Cavallo aveva poi annullato in autotutela la delibera relativa alla proroga.

Dall’elenco dei crediti mostrato dall’Ufficio Sport risultava che l’Internapoli avesse versato soltanto 950 euro, pari al costo di due partite.

Secondo il Comune restavano da pagare: le altre gare disputate fino al 28 febbraio;

i canoni mensili di gestione dal primo marzo al 30 luglio 2012, circa 1.500 euro più IVA; la fideiussione da 100 mila euro prevista dalla convenzione. La garanzia, secondo quanto riportato, non sarebbe mai arrivata.

L’11 maggio 2012 la società aveva inviato una lettera di recesso anticipato dalla convenzione, ma il Comune riteneva che tale atto non eliminasse gli obblighi economici già maturati.

Il caso Calcio Napoli

Nel medesimo articolo veniva affrontata anche la questione relativa all’utilizzo dello stadio da parte del Calcio Napoli negli anni 2007-2008.

Secondo quanto dichiarato da Luigi De Biase: “preparai pure una bozza di convenzione, che poi non è stata mai firmata tra il Calcio Napoli e il Comune, per “benevola” intercessione di alcuni amministratori dell’epoca”.

Secondo il dirigente, la società partenopea avrebbe utilizzato il campo per gli allenamenti senza versare somme al Comune.

La gara pubblica e la vittoria della Marano Calcio

Durante la gestione commissariale venne bandita la gara per l’affidamento dello stadio. Nel 2013 L’Attesa evidenziò il risparmio per il Comune.

La nuova gestione avrebbe infatti trasferito al concessionario diversi costi: guardiania; manutenzione del manto erboso; pulizia; utenze; manutenzione straordinaria fino a 3.500 euro. Il risparmio stimato era di circa 150 mila euro annui.

L’iter partì nell’ottobre 2012. La prima gara andò deserta. La seconda fu annullata per vizi nella presentazione dei plichi.

Alla terza parteciparono cinque concorrenti: Marano Calcio; Agav e 2012; Campania Soccer; Run Naples; Uomo Nuovo.

Ad aggiudicarsi la gara fu l’ASD Marano Calcio, presieduta da Vincenzo Esposito.

L’offerta prevedeva un canone annuo di 18mila110 euro, rispetto alla base d’asta di 5 mila euro.

La concessione prevedeva una durata di nove anni.

Il gestore doveva garantire l’utilizzo dello stadio anche alle altre associazioni sportive del territorio affiliate FIGC e alle società di atletica leggera.

La concessione si interrompe prima del termine

La gestione novennale, però, non arrivò alla naturale scadenza.

Secondo le ricostruzioni disponibili, nel 2014 il Comune contestò al concessionario il mancato rispetto di alcuni obblighi previsti dalla convenzione.

Con una determina dirigenziale sarebbe stata disposta la risoluzione anticipata del rapporto. Il provvedimento completo non risulta oggi facilmente reperibile negli archivi online e questo non consente di ricostruire nel dettaglio tutti i passaggi amministrativi.

Dal declino alla chiusura

Negli anni successivi lo stadio perse progressivamente il suo ruolo centrale.

La struttura iniziò a deteriorarsi. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 l’impianto divenne inutilizzabile. Le principali criticità furono: servizi igienico-sanitari impraticabili; furto dei cavi elettrici delle torri faro; deterioramento generale della struttura.

Non risulta un singolo provvedimento pubblico con la dicitura di “chiusura definitiva”, ma quel periodo coincide con la cessazione delle attività sportive.

2021: il tentativo dell’amministrazione Visconti

Nel 2021 l’amministrazione Visconti provò a riaprire lo stadio. A maggio, su proposta dell’assessore allo Sport Francesca Sabia, venne approvato un atto di indirizzo per l’affidamento temporaneo della gestione fino ai lavori di adeguamento finanziati con i fondi europei PICS. A giugno venne pubblicato un avviso pubblico.

Il Comune prevedeva un contributo mensile di 500 euro al gestore, che avrebbe dovuto garantire: taglio del prato; manutenzione delle aiuole; pulizia delle aree esterne; pulizia dei servizi igienici; apertura e chiusura della struttura; manutenzione ordinaria. L’iter, però, si fermò con l’arrivo della Commissione straordinaria.

2022: il finanziamento regionale

Il 15 luglio 2022 il Comune comunicò di aver ottenuto dalla Regione Campania un finanziamento di 60 mila euro per lavori di rifunzionalizzazione. Nel comunicato veniva scritto che lo stadio era: “chiuso da oltre due anni”.

Una frase che confermava ufficialmente una chiusura iniziata tra il 2019 e il 2020.

EPILOGO: LO STADIO DELLE PROMESSE

Dal 2011 al 2022 lo stadio “Salvatore Nuvoletta” ha attraversato molte stagioni amministrative. Sono passati annunci di rilancio, l’idea di un impianto modello Camp Nou, affidamenti sportivi, gare pubbliche, contenziosi economici e tentativi di riapertura. Una struttura nata per essere il punto di riferimento dello sport cittadino è rimasta per anni sospesa tra progetti annunciati e difficoltà gestionali.

La storia dello stadio racconta così non soltanto la vicenda di un impianto sportivo, ma anche il rapporto complesso tra programmazione amministrativa, gestione dei beni pubblici e capacità di garantire continuità ai servizi destinati alla comunità.

Visualizzazioni della settimana