Marano-Calvizzano-Villaricca. Alveo del Carmine, il risanamento può aprire la strada a un grande itinerario storico-naturalistico: un patrimonio nascosto tra archeologia, Borbone e antiche vie romane

 

Chiesetta di San Pietro, Focus del primo appuntamento dei Cammini Camaldolesi

Per troppo tempo l’Alveo del Carmine è stato raccontato soltanto come una criticità ambientale. Scarichi, vegetazione incontrollata e degrado hanno finito per oscurare la vera natura di questo luogo: un territorio ricco di storia, testimonianze archeologiche e tracce di un passato che merita di essere riportato alla luce. Il completamento del risanamento idrogeologico (poco più di 1 kilometro) dell’intero vallone, con l’eliminazione degli scarichi abusivi e della sterpaglia, potrebbe rappresentare molto più di un intervento di messa in sicurezza. Potrebbe diventare il punto di partenza per la nascita di un percorso culturale e turistico di straordinario valore, capace di unire ambiente, archeologia, memoria storica e valorizzazione del territorio. L’Alveo del Carmine si sviluppa per circa due chilometri nel suo tratto scoperto, interessando prevalentemente i territori di Calvizzano e Marano, fino a raggiungere l’imbocco del collettore interrato di via Roma, la cosiddetta via di Candida, nel territorio di Villaricca. Un’area oggi fragile dal punto di vista ambientale, ma che custodisce un patrimonio storico sorprendente. Lungo questo canalone, realizzato in epoca borbonica per la regimentazione delle acque, è presente anche un ponte borbonico recentemente ristrutturato, testimonianza concreta dell’importanza che questo luogo ha avuto nei secoli. Ma il valore dell’Alveo del Carmine non si limita alle opere idrauliche. Secondo le ricostruzioni storiche, proprio lungo questo tracciato passava una diramazione dell’antica Via Consolare Campana, una delle grandi arterie di collegamento del mondo romano. Il percorso proseguiva nei pressi della chiesetta di San Pietro, attraversava il Ponte di San Pietro, entrava nell’abitato di Calvizzano e passava davanti alla chiesa di San Giacomo Apostolo, dove sono ancora visibili enormi selci dell’antico tracciato. Da lì la strada continuava verso Mugnano, Chiaiano e arrivava fino a San Rocco di Napoli. Un patrimonio storico che oggi appare frammentato, ma che potrebbe essere ricomposto attraverso un vero e proprio itinerario culturale, con visite guidate, pannelli informativi e percorsi dedicati alla conoscenza della storia locale. È proprio questa la prospettiva che emerge dal lungo dossier-reportage dedicato all’Alveo del Carmine: non considerare il vallone soltanto come un problema da risolvere, ma come una risorsa da valorizzare. Il recupero ambientale potrebbe infatti essere il primo passo verso la creazione di un percorso turistico capace di raccontare secoli di storia: dai tracciati romani alle opere borboniche, dalle masserie alle chiese, dalle torri alle antiche campagne che ancora oggi caratterizzano questi territori. In attesa del completamento definitivo del risanamento, si potrebbe già immaginare un primo percorso guidato lungo le parti maggiormente accessibili dell’Alveo, così da far conoscere ai cittadini e ai visitatori una pagina ancora poco raccontata della storia dell’area nord di Napoli. Tra le realtà che potrebbero contribuire alla realizzazione di un’iniziativa del genere ci sono certamente i Salandra Lovers, impegnati nella valorizzazione del territorio attraverso iniziative culturali e percorsi di riscoperta dei luoghi. Un ruolo importante potrebbe essere svolto anche da Gennaro Cera, volontario, appassionato di storia locale e archeologia, nonché ideatore dei Cammini Camaldolesi. Un progetto nato dall’idea di riscoprire sentieri dimenticati, valorizzare antiche testimonianze e creare occasioni di socialità consapevole attraverso il rapporto tra ambiente e memoria.

Il programma dei Cammini Camaldolesi prevedeva cinque itinerari con altrettanti focus: Abbascio ‘o Camp’ – Campagne di Calvizzano, San Pietro, Corree di Sotto. Focus: chiesetta di San Pietro; Anello via San Castrese, Recca, Pigno. Focus: Casa Torre, Chiesa di San Castrese, Recca; Masseria Foragnano – Cinque Cercole – Contessa. Focus: Villa della Contessa; Masseria Foragnano – Torre Caracciolo – Tubo – Pennine. Focus: Torre Caracciolo; Masseria Foragnano – Pennine – Cupa Orlando – Masseria Dentice. Focus: Torre Caracciolo, Cupa Orlando, Masseria Dentice.

Di questi percorsi ne sono stati realizzati tre, a causa di problemi organizzativi. L’auspicio è che l’esperienza possa riprendere e che anche l’Alveo del Carmine possa entrare a pieno titolo tra i luoghi da riscoprire. Perché il futuro di questo territorio passa anche dalla capacità di riconoscere il valore di ciò che già possiede.

L’Alveo del Carmine non è soltanto un vallone da bonificare. È un museo a cielo aperto ancora nascosto, un collegamento tra epoche diverse, un possibile itinerario capace di raccontare la storia romana, quella borbonica e quella contadina di queste comunità. Il risanamento completo (repetita iuvant) potrebbe quindi rappresentare una svolta: restituire sicurezza all’ambiente e, allo stesso tempo, restituire memoria ai cittadini. Gli approfondimenti che seguiranno nel nostro dossier-reportage entreranno nei dettagli storici e archeologici di questo straordinario percorso, dimostrando come l’Alveo del Carmine possa diventare una delle più interessanti opportunità di valorizzazione culturale e turistica dell’area nord di Napoli.

 

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