Lungo tutta la cinta daziaria del Comune di Mugnano vi
erano quattro ingressi, presidiati giorno e notte dalle guardie daziarie: ogni
porta era munita di sbarra e garitta, dentro la quale le guardie trovavano
riparo la notte e durante le giornate uggiose. Una delle porte principali era
quella di Via Napoli, detta appunto “Porta Napoli”, e si trovava un po’ più su
dove è ubicata attualmente la croce dei missionari Passionisti. Un’altra,
invece, si trovava sulla via Provinciale per Melito e un’altra ancora sulla
strada per Calvizzano e quindi quella per Giugliano. Con la delibera n°47 del
1901 si nominarono, in via provvisoria, le guardie daziarie: «Cozzolino
Federico, Napolano Antonio, Passarelli Domenico, Cipolletta Luigi, Vallefuoco
Giovanni, Gargiulo Nicola, Cipolletta Benedetto, Passarelli Giuseppe e
Cacciapuoti Saverio, i primi otto col salario mensile di lire trentadue ed il
nono di lire ventidue, quanto cioè percepivano per lo passato, epperò
intendendosi la loro nomina in linea provvisoria fino a che il Comune gestirà
il dazio in economia e salvo in caso di appalto, i provvedimenti che intenderà
a loro carico prendere l’appaltatore subentrante». Nella seduta di Giunta del
15 luglio del 1901 fu nominato capo ufficio daziario un certo Antonio Pagliara
di Giacinto, poiché dai titoli presentati risultò il più idoneo. Gli venne
accordato uno stipendio mensile di lire cinquanta. Mentre la nomina di capo
guardia daziaria la ebbe Giannetti Giovanni di Luigi a cui fu accordato un
assegno mensile di quaranta lire. In ausilio alle guardie daziarie vi erano le
guardie campestri, il cui compito era quello di controllare l’intera linea
daziaria che, a quei tempi, attraversava campi e boschi, favorendo l’ingresso
illecito delle merci. Il dazio diede non pochi fastidi alle amministrazioni di
quel tempo. Numerose furono le liti legali tra il comune e gli appaltatori,
senza tralasciare le punizioni che subirono le guardie. Con la delibera n°140
del 1901 si attuarono provvedimenti disciplinari a carico degli agenti daziari
Cipolletta Luigi fu Andrea e Passarelli Domenico, i quali furono sospesi dal
servizio per cinque giorni e senza paga. La guardia Gargiulo Nicola, la notte
del 10 dicembre 1901, permise il passaggio di carne macellata senza alcuna
riscossione, pertanto venne sospeso dal soldo e dalle funzioni per un mese.
Addirittura il capo ufficio si allontanò dal servizio recandosi, senza alcun
permesso, a Casamicciola per il fine settimana, da dove inviò pure una
cartolina al Sindaco Capece Minutolo il quale, vistosi irriso a tal punto,
propose, al Consiglio comunale tutto, di votare per un’esemplare sospensione
del soggetto. La tensione sembrava allentata quando l’esercizio daziario fu
concesso in appalto, ma nel febbraio del 1904 i contadini scatenarono un vero
tumulto in quanto stanchi di essere vessati dalle tante tasse. Nella delibera
di Giunta n° 15 del 1903, seduta del sette marzo, si propose l’abolizione della
cinta daziaria per favorire, quindi, gli scambi commerciali con i comuni del
circondario già regolati a comuni aperti. L’esercizio del dazio fu sospeso, su
tutto il territorio nazionale, nel 1930.
Testo di Carmine Cecere
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