Lo stadio di Marano, una storia lunga 27 anni: dal progetto del 1977 al Napoli di De Laurentiis nel 2005

 

Inaugurazione
Esistono opere pubbliche che raccontano più di un’infrastruttura: narrano la storia di una città. Lo stadio comunale di Marano è una di queste. Per realizzarlo sono stati necessari ben 27 anni, tra progetti, finanziamenti, stop ai lavori, polemiche politiche e ripartenze. Un percorso complesso che si concluse nel dicembre del 2004 con l’inaugurazione di un impianto considerato all’epoca uno dei più moderni della provincia di Napoli e che, pochi mesi dopo, divenne il quartier generale del nuovo Napoli di Aurelio De Laurentiis.

Il primo progetto nel 1977

L’idea di costruire uno stadio a Marano nacque nel 1977, quando fu individuata, ai piedi di Città Giardino, un’area conosciuta come il “campo della ciuccia”. L’anno successivo l’ingegnere Mario Formicola elaborò il progetto, che tuttavia venne approvato soltanto nel 1984, sette anni dopo. L’amministrazione comunale dell’epoca riuscì ad ottenere un finanziamento regionale e nell’autunno del 1989 partirono finalmente i lavori. L’impianto avrebbe dovuto essere completato entro la primavera del 1990, ma il cantiere si fermò quasi subito. Si rese infatti necessaria una modifica progettuale per adeguare la struttura alle nuove normative del CONI e, da quel momento, i lavori non ripresero più. Anni dopo, durante un Consiglio comunale, l’ex sindaco Mauro Bertini ricostruì quella vicenda:

“Gli amministratori dell’epoca riuscirono a ottenere un finanziamento di un miliardo e 600 milioni, ma furono persi perché non utilizzati in tempo utile. L’impresa sospese i lavori perché non fu pagata; fece causa al Comune, che poi ha dovuto sborsare 650 milioni. Anche il proprietario del suolo chiese un risarcimento di un miliardo e 350 milioni”. (dichiarazione riportata nel giornale “L’attesa).

La svolta nel 1999

Dopo quasi un decennio di immobilismo, nel 1999 il progetto venne rilanciato con forza dal consigliere comunale di Rifondazione Comunista, Geppino De Vivo, che si batté affinché l’opera venisse finalmente realizzata. Inizialmente il sindaco Mauro Bertini era contrario, ritenendo che quelle risorse potessero essere impiegate per altre priorità cittadine. Successivamente cambiò posizione e diede il via libera alla ripresa dell’iniziativa. Attraverso un bando pubblico fu affidata la progettazione all’ingegnere Sergio Radente, che nel febbraio del 2000 presentò il progetto preliminare. Contemporaneamente il Comune ottenne dalla Cassa Depositi e Prestiti un finanziamento di 5 miliardi e 200 milioni di lire.

Le polemiche in Consiglio comunale

La scelta di finanziare l’opera attraverso un mutuo non mancò di suscitare critiche.

Nel Consiglio comunale del 22 giugno 2000, la consigliera di minoranza Teresa Giaccio contestò duramente l’operazione.

“Per l’opera occorrono 5 miliardi e 200 milioni ai quali vanno aggiunti circa 3 miliardi e 800 milioni di interessi. Quest’amministrazione non è riuscita ad ottenere finanziamenti dalla Comunità Europea; non ha saputo chiedere l’intervento del CONI o della Regione. In questo modo i 9 miliardi peseranno tutti sulle spalle dei cittadini”.

Nonostante il dibattito politico, il progetto andò avanti.

I lavori e l’inaugurazione

Nel 2002 venne bandita la gara d’appalto e iniziarono i lavori. Lo stadio fu completato proprio nei giorni in cui veniva sciolto il Consiglio comunale. Sembrava che ad inaugurarlo dovessero essere i commissari straordinari, ma alla fine il taglio del nastro avvenne con gli amministratori che avevano creduto nel progetto.

Il 18 dicembre 2004 Marano inaugurò ufficialmente il nuovo impianto sportivo.

Alla cerimonia parteciparono, tra gli altri, il campione olimpico del salto con l’asta Giuseppe Gibilisco e lo storico capitano del Napoli Antonio “Totonno” Juliano.

La serata inaugurale fu caratterizzata da un meeting di atletica leggera, confermando la natura polivalente dell’impianto, progettato non soltanto per il calcio ma anche per l’atletica. L’opera costò complessivamente circa 5 miliardi di lire.

Quando il Napoli scelse Marano

Pochi mesi dopo l’inaugurazione, lo stadio visse uno dei momenti più importanti della sua storia. Il 30 luglio 2004 il Napoli era stato dichiarato fallito dopo 78 anni di storia. Con circa 70 milioni di euro di debiti, la società scomparve e nacque il Napoli Soccer, rilevato da Aurelio De Laurentiis, che versò 31 milioni di euro e ripartì dalla Serie C1. Il direttore generale Pierpaolo Marino costruì in poche settimane una nuova squadra affidandola a Giampiero Ventura. Arrivarono Montervino, Montesanto, Sosa, Scarlato, Ignoffo, Abate, Terzi, Pozzi, Varricchio e Berrettoni. Nel mercato di gennaio si aggiunsero Calaiò, Fontana, Consonni, Grava, Pià e Capparella, prima dell’arrivo in panchina di Edy Reja.

Il primo allenamento del 27 gennaio 2005

Così titolò in prima pagina il giornale L'Attesa
Il 27 gennaio 2005, alle ore 10, il Napoli Soccer svolse il suo primo allenamento allo stadio di Marano. Da quel momento e fino al termine della stagione, la squadra si allenò due volte alla settimana nell’impianto di via Falcone: il giovedì per la partitella infrasettimanale e il sabato per la rifinitura quando la gara si disputava allo stadio San Paolo. L’accordo tra Comune e Napoli rappresentò un motivo di grande prestigio per la città.

Il sindaco Mauro Bertini spiegò così quella scelta: “si tratta soltanto del primo tassello che vedrà sviluppare la collaborazione fra Comune di Marano e Napoli Soccer in termini inconsueti. Non abbiamo chiesto una contropartita economica, ma di sostenerci nelle iniziative a carattere sociale. I calciatori del Napoli ci affiancheranno nelle campagne di marketing sociale e nei progetti finalizzati alla crescita del territorio”.

Alla firma dell’accordo erano presenti, per il Comune, il sindaco Bertini, l’assessore allo Sport Massimo Nuvoletti e il presidente della Commissione Sport Geppino De Vivo; per il Napoli Soccer parteciparono il direttore generale Pierpaolo Marino e il responsabile del settore giovanile Giuseppe Santoro.

L’assessore Massimo Nuvoletti spiegò i motivi della scelta del club: “la società ha scelto Marano per la sua struttura all’avanguardia, ma anche per la vicinanza con il San Paolo e con il Villaggio Coppola, dove c’è la sede del Napoli. Abbiamo accolto la richiesta perché non sottrae nulla, in termini sportivi, ai nostri cittadini”.

Determinante fu anche il ruolo di Walter Cauteruccio, allora cancelliere del Tribunale di Marano ed ex calciatore e allenatore, che mise in contatto il Napoli Soccer con l’amministrazione comunale.

Un impianto che entrò subito nella storia

Durante il primo allenamento, il responsabile del settore giovanile del Napoli, Giuseppe Santoro, rimase particolarmente colpito dalla struttura.

“Non c’è dubbio: è un ottimo stadio. Ci ha molto colpito la qualità del manto erboso”.

Quelle parole rappresentarono il riconoscimento più significativo per un’opera che aveva richiesto quasi tre decenni per vedere la luce.

Lo stadio di Marano non fu soltanto un investimento sportivo. Fu il simbolo di una lunga battaglia amministrativa e politica iniziata nel 1977, attraversata da finanziamenti perduti, cantieri bloccati, contenziosi giudiziari e accesi confronti in Consiglio comunale. Ma fu anche il luogo dove, nel 2005, prese forma una pagina importante della rinascita del Napoli di Aurelio De Laurentiis, legando per sempre il nome di Marano a uno dei momenti più significativi della storia recente del calcio italiano.

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