La madre al figlio” di Langston Hughes: una lezione di coraggio che attraversa il tempo. Prosegue il percorso culturale proposto dal prof. Trinchillo
“La madre al figlio”
La vita per me non è stata una scala di cristallo.
Ha avuto chiodi,
e schegge
e gradini sconnessi,
e passi senza tappeto sul pavimento.
Nudi.
Ma per tutto il
mio tempo
io ho continuato a salire,
e ho tenuto i piedi a terra
ho svoltato angoli,
e qualche volta mi sono trovata nel buio
dove non si vedeva nessuna luce.
Così tu, ragazzo, non voltarti indietro.
Non restare seduto sui gradini
perché di colpo ti pare troppo dura.
Non crollare proprio ora.
Perché anch’io sto continuando il viaggio, figliolo,
anch’io sto continuando a salire,
e la vita per me non è stata una scala di cristallo”.

Langstom James Hughes: fonte internet
Si mise presto in evidenza per la sua capacità di
adattamento
e la sua forza
di volontà, riuscendo a farsi onore nei vari mestieri
che dovette svolgere per potersi mantenersi negli anni
universitari.
Viaggiò moltissimo: fu per un periodo anche in Italia
e in Francia.
Svolse il lavoro di inviato di giornali e riviste
nella Russia e nella Spagna.
Spirito eclettico compì tournées in tutta l’America e
all’estero,
accompagnandosi
a gruppi jazzistici, con i quali declamava i suoi versi.
Morì a New York nel
1967]
Prosegue il percorso culturale proposto dal professor Luigi Trinchillo, che continua ad arricchire le pagine di Calvizzanoweb con testi della grande tradizione spirituale e letteraria universale, offrendo ai lettori preziose occasioni di riflessione lenta, consapevole e profonda. Dopo le prime due liriche pubblicate nei giorni scorsi, il nuovo appuntamento è dedicato a “La madre al figlio”, una delle poesie più celebri del poeta afroamericano Langston Hughes, voce autorevole della letteratura del Novecento e protagonista del Rinascimento di Harlem. Con un linguaggio semplice, diretto e profondamente umano, Hughes affida a una madre il compito di trasmettere al figlio una delle più grandi lezioni di vita. La sua esistenza, racconta, non è stata “una scala di cristallo”: il cammino è stato segnato da chiodi, schegge, gradini sconnessi e momenti di oscurità. Eppure non si è mai fermata. Ha continuato a salire, affrontando ogni difficoltà con determinazione e speranza. L’invito rivolto al figlio è universale: non arrendersi, non sedersi sui gradini quando la fatica sembra insopportabile, non tornare indietro davanti agli ostacoli. È un messaggio che supera il tempo, le differenze culturali e le generazioni, parlando a chiunque si trovi ad affrontare le inevitabili prove dell’esistenza.
La poesia diventa così un inno alla resilienza, alla
dignità e alla forza interiore, valori che Langston Hughes conosceva bene. Nato
a Joplin, nel Missouri, nel 1902, dovette affrontare numerose difficoltà
economiche, svolgendo diversi lavori per mantenersi agli studi. Viaggiatore
instancabile, visse esperienze in Europa, anche in Italia e in Francia, lavorò
come inviato in Russia e in Spagna e portò la sua poesia nei teatri e nelle
piazze, accompagnato dalle sonorità del jazz. Morì a New York nel 1967, lasciando
un patrimonio letterario che continua ancora oggi a ispirare milioni di
lettori. La scelta del professor Luigi Trinchillo si inserisce in un percorso
che mira a riscoprire testi capaci di parlare al presente attraverso la forza
della parola poetica. “La madre al figlio” non offre facili consolazioni, ma
indica una strada: quella della perseveranza, della responsabilità e della
fiducia, anche quando il cammino appare accidentato. In un tempo spesso
dominato dalla fretta e dall’incertezza, la voce di quella madre continua a
risuonare con straordinaria attualità, ricordando che il valore di una vita non
si misura dall’assenza delle difficoltà, ma dalla capacità di affrontarle senza
smettere di salire.