Il tempo della coerenza, non della piaggeria

 Il vento cambia. La coerenza no

La politica, soprattutto nei piccoli Comuni, ha una straordinaria capacità di mettere a nudo il carattere delle persone. Non tanto quello di chi vince o di chi perde, ma quello di chi cambia opinione con una velocità sorprendente, adattandola sempre alla direzione del vento. È un fenomeno antico, quasi quanto la politica stessa. Prima si critica, si attacca, si denigra. Poi arriva una vittoria netta, inequivocabile, e improvvisamente chi fino al giorno prima vedeva solo difetti scopre qualità straordinarie. Il “nemico” diventa competente, disponibile, persino simpatico. Non perché sia cambiato lui, ma perché sono cambiati gli interessi di chi lo osserva.

Anche a Calvizzano questo spettacolo si sta ripetendo.

Dopo la schiacciante affermazione elettorale del sindaco Luciano Borrelli, sui social si assiste quotidianamente a una vera e propria gara di elogi. C’è chi fino a ieri lo contrastava con durezza, mettendo in dubbio le sue capacità amministrative, e oggi ne celebra ogni iniziativa, ogni gesto, ogni parola. È difficile stabilire quanto ci sia di sincera rivalutazione e quanto, invece, di semplice convenienza. Ma il dubbio è più che legittimo. La piaggeria è una delle peggiori malattie della politica. Non costruisce consenso autentico, non produce idee, non aiuta ad amministrare meglio una comunità. Serve soltanto ad avvicinarsi al potere di turno nella speranza di ottenere qualcosa in cambio: un’attenzione, un favore, una considerazione, un tornaconto personale. Chi pratica quest’arte difficilmente cambia davvero convinzioni; cambia soltanto interlocutore. Luciano Borrelli, però, non è un uomo arrivato per caso. Chi lo conosce sa che il suo modo di essere non nasce dalla fascia tricolore. Era così prima e continua a esserlo oggi. Sta cercando di rompere schemi amministrativi che per troppo tempo sono apparsi rigidi e distanti dai cittadini. Riceve decine di persone ogni giorno nel suo ufficio, una stanza del Municipio che per molti, in passato, sembrava quasi irraggiungibile. Ascolta, dialoga, prova a dare risposte. È un lavoro logorante, che spesso lo porta a concludere la giornata esausto. Chi gli è vicino da sempre racconta di un uomo che torna a casa stremato, ma con la consapevolezza di aver dedicato ogni energia al proprio incarico. Naturalmente ogni amministrazione sarà giudicata dai risultati. Ed è giusto che sia così. Il consenso non può diventare un lasciapassare per evitare critiche, così come l’opposizione non può trasformarsi in pregiudizio permanente. Esiste però una differenza sostanziale tra la critica e il trasformismo: la critica nasce dalle idee, il trasformismo nasce dalla convenienza. E sono due mondi completamente diversi. Borrelli ha più volte dimostrato di voler essere il sindaco dell’intera comunità, non soltanto di chi lo ha votato. È un atteggiamento che si riflette anche nel rispetto verso gli avversari politici. Il confronto può essere duro, persino acceso, ma non dovrebbe mai scivolare nell’offesa personale o nell’umiliazione di chi la pensa diversamente. Un galantuomo si riconosce anche da questo: dal modo in cui tratta le persone quando ricopre un ruolo di responsabilità. E chi conosce Luciano Borrelli sa bene che non avrebbe mai rivolto a una funzionaria comunale parole offensive o umilianti, né tantomeno un’espressione come “tu sei …”. Ci fermiamo qui. Basta questo per comprendere che esiste una differenza profonda tra l’esercizio del potere e il rispetto dovuto a ogni lavoratore e a ogni persona. Il rispetto, prima ancora che una strategia politica, è una questione di educazione. Chi conosce il sindaco ne evidenzia anche la profonda fede religiosa. Una fede autentica non significa perfezione, ma richiama continuamente al valore del perdono, dell’ascolto e della dignità di ogni persona. Sono principi che, quando trovano spazio nell’azione amministrativa, contribuiscono a creare un clima più civile e meno avvelenato. Noi di Calvizzanoweb queste caratteristiche le abbiamo riconosciute molto prima del responso delle urne. Lo abbiamo fatto quando sostenerlo significava esporsi a critiche, attacchi e perfino a forme di vero e proprio stalking mediatico. Non abbiamo mai chiuso le porte del dialogo (quante volte ci siamo sentiti dire: "Mimì a chill' nun le pensà"). Invece, abbiamo continuato a confrontarci con tutti, mantenendo il nostro stile e la nostra convinzione che, persino nelle persone più dure, possa esistere un frammento di umanità capace, un giorno, di prevalereLa coerenza, del resto, non consiste nell’avere sempre ragione. Consiste nel non cambiare bandiera ogni volta che cambia il vincitore. Calvizzano ha bisogno di cittadini liberi, non di cortigiani. Ha bisogno di osservatori capaci di applaudire quando è giusto farlo e di criticare quando è necessario, senza secondi fini e senza calcoli personali. Gli amministratori passano, le istituzioni restano. La dignità delle opinioni, invece, dovrebbe restare per sempre. Per questo il miglior augurio che si possa rivolgere al sindaco Luciano Borrelli non è quello di essere applaudito da tutti. Gli applausi, spesso, sono effimeri e interessati. L’augurio più sincero, invece, è che continui a governare con la stessa libertà di giudizio, senza lasciarsi sedurre dagli incensatori dell’ultima ora e senza dimenticare chi gli è rimasto accanto quando sostenerlo era molto meno conveniente. Perché il consenso può cambiare. La coerenza, invece, è l’unica vittoria che resiste al tempo.

 


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