Il punto cieco del giudizio: Marano non sfugge alla regola

Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo

 

Esiste una singolare forma di cecità che non colpisce gli occhi, ma il giudizio. È quella che ci rende straordinariamente abili nell'individuare le illusioni degli altri e sorprendentemente incapaci di riconoscere le nostre. Ogni uomo sospetta che il proprio avversario sia guidato dall'interesse, dal pregiudizio o dalla fazione; molto più raramente concede a se stesso la possibilità di esserne vittima. È una delle grandi ironie della condizione umana: il difetto che denunciamo con maggiore convinzione è spesso quello che abita, inosservato, dentro di noi. La psicologia contemporanea ha dato un nome a questa inclinazione, chiamandola bias del punto cieco. Ma la letteratura e la storia l'avevano descritta molto prima che diventasse oggetto di ricerca. Ogni epoca ha prodotto uomini convinti di osservare il mondo da un punto privilegiato, persuasi che la propria analisi coincidesse naturalmente con la verità, mentre quella altrui fosse inevitabilmente deformata dall'ideologia, dall'interesse o dalla malafede. Il paradosso più sottile è che questo meccanismo non risparmia le persone più colte o più intelligenti. Anzi, talvolta le colpisce con maggiore intensità. L'abitudine al ragionamento può trasformarsi nella convinzione di essere immuni dall'errore; la competenza diventa lentamente certezza, e la certezza finisce per rendere invisibili i propri limiti. Si continua a esercitare il dubbio, ma soltanto sulle convinzioni degli altri. È un fenomeno che attraversa inevitabilmente anche il dibattito pubblico. Ogni parte si considera il luogo della razionalità e attribuisce alle altre fazioni passioni, interessi e pregiudizi. Ciascuno interpreta le proprie opinioni come il risultato di un'analisi obiettiva e quelle degli avversari come il prodotto di appartenenze, convenienze o condizionamenti. Così il confronto smette di essere una ricerca comune della verità e diventa una gara per dimostrare chi sia meno fazioso. Anche una comunità come Marano non sfugge a questa regola. Si discute molto delle distorsioni altrui e assai meno delle proprie. Si è severissimi nel denunciare le incoerenze dell'avversario e sorprendentemente indulgenti verso quelle della parte nella quale ci si riconosce.

Giuseppe Cerullo

 

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