“Il paradosso della destra: quando la protesta divora il governo”

Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo

Il panorama politico italiano si arricchisce di un nuovo paradosso elettorale. Secondo alcune recenti rilevazioni demoscopiche, la neonata formazione di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, sarebbe in rapida crescita e, in alcuni sondaggi, avrebbe già superato una Lega accreditata di consensi inferiori al sei per cento. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, il fenomeno meriterebbe attenzione. L’ascesa di questa nuova proposta politica non sembrerebbe alimentarsi principalmente a spese delle opposizioni progressiste, bensì all’interno dello stesso elettorato di centrodestra. È il riflesso delle difficoltà incontrate dall’attuale maggioranza nel conciliare le promesse elettorali con i vincoli della realtà economica, giuridica e internazionale. Tra gli esempi più citati vi è il contrasto tra gli annunci sul blocco navale e la necessità, attraverso i decreti flussi, di autorizzare l’ingresso regolare di centinaia di migliaia di lavoratori stranieri per rispondere alle esigenze del sistema produttivo. La narrazione securitaria della destra di governo, guidata da Giorgia Meloni con Matteo Piantedosi al Ministero dell’Interno, appare così esposta alle critiche non tanto per l’iniziativa delle opposizioni, quanto per la difficoltà di tradurre alcuni slogan elettorali in un’azione di governo pienamente compatibile con i trattati internazionali, il diritto europeo e le esigenze dell’economia nazionale. In questo spazio politico si inserisce la retorica più radicale del generale Roberto Vannacci, che richiama, per certi aspetti, quella strategia comunicativa che consentì a Matteo Salvini di raggiungere livelli di consenso molto elevati prima del successivo ridimensionamento. Si tratta di un’impostazione che continua a trovare ascolto presso una parte dell’elettorato, attratta da risposte nette a problemi complessi.

La riflessione, a mio avviso, non riguarda soltanto chi si oppone a questa impostazione politica, ma anche gli elettori che potrebbero scegliere di riporre le proprie aspettative nell’ennesima proposta sovranista. La storia politica recente suggerisce che, una volta confrontate con le responsabilità di governo, anche le forze più radicali finiscono spesso per misurarsi con gli stessi vincoli istituzionali, economici e diplomatici che avevano contestato dall’opposizione. Per questo motivo, il rischio è che il voto di protesta si trasformi ancora una volta in una delusione per chi si aspettava cambiamenti incompatibili con i limiti imposti dalla realtà. La storia della destra italiana degli ultimi anni offre diversi esempi che invitano quantomeno alla prudenza prima di credere che ogni nuova leadership rappresenti una soluzione radicalmente diversa dalle precedenti.

Giuseppe Cerullo

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