Il dono della cultura del professor Luigi Trinchillo: Calvizzanoweb apre un viaggio nella grande poesia universale

Ci sono collaborazioni che, con il passare degli anni, diventano un patrimonio della comunità. È il caso di quella del professor Luigi Trinchillo, uomo di immensa cultura, instancabile custode della memoria storica di Calvizzano e autentica anima delle pagine culturali di Calvizzanoweb. 
Con la sensibilità e la discrezione che da sempre lo contraddistinguono, il professore ha voluto affidare alla nostra redazione una raccolta di poesie e testi della letteratura universale, invitandoci a proporli ai lettori come un itinerario culturale da gustare lentamente, nel tempo, affinché ogni opera possa essere letta, meditata e amata nella sua unicità. Nella lettera che accompagna il prezioso materiale, Trinchillo scrive: “ho pensato di inviarti alcuni contributi contenenti versi e testi che potrebbero piacere non solo agli appassionati del genere ma anche a chi trae piacere dalla “scoperta” di forme poetiche e letterarie non convenzionali, che la cultura universale ci ha saputo trasmettere. A te il criterio di valutazione e la scelta della pubblicazione, anche se un mio personale suggerimento potrebbe essere quello di distribuire i vari contributi nel tempo, per consentire al lettore di scegliere ed amare i singoli testi, approfondendo con calma la tematica centrale”. Parole che raccontano non soltanto l’amore per la letteratura, ma anche una precisa idea di cultura: non qualcosa da consumare in fretta, bensì un bene prezioso da condividere con pazienza, lasciando che ogni testo trovi il tempo necessario per parlare al cuore e alla mente di chi legge. La missiva si conclude con un pensiero che testimonia la generosità intellettuale del professore e il suo profondo legame con la comunità: “come sempre ti dico e qui ti confermo in coscienza: tutto quello che ti mando, consideralo un dono per te, che stai facendo un importante ed appassionato servizio per la nostra amata Comunità di Calvizzano”.

Sono parole che ci onorano e che accogliamo con sincera gratitudine, consapevoli del valore di questo gesto e della responsabilità di renderlo patrimonio di tutti. Iniziamo così questo nuovo percorso culturale con una delle liriche più celebri del poeta turco Nazim Hikmet, un inno alla speranza e alla fiducia nel futuro che continua, a distanza di decenni, a parlare con sorprendente attualità.

Il più bello dei mari

Nazim Hikmet

<< Il più bello dei mari >>*

Il più bello dei mari

è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

[Nazim Hikmet][1]

 Pochi versi, essenziali e luminosi, che racchiudono una delle più profonde lezioni della poesia: la speranza non appartiene al passato, ma al futuro. È l’invito a guardare oltre l’orizzonte, a credere che il meglio debba ancora arrivare e che ogni giorno possa custodire una promessa ancora inespressa. Con questo primo appuntamento prende il via una nuova serie di pubblicazioni curate dal professor Luigi Trinchillo. Un dono alla nostra comunità, che Calvizzanoweb è orgogliosa di condividere con i suoi lettori, nel segno della cultura, della memoria e della bellezza delle parole.


[1] Nazim Hikmet: Poesie, traduzione di I. Ambrogio, Editori Riuniti, 1960. Nazim Hikmet è un poeta turco, nato a Salonicco nel 1902 e morto a Mosca nel 1963. Soggiornò a Mosca quasi ininterrottamente tra il 1921 ed il 1928 e ciò gli consentì di entrare in contatto con le avanguardie della cultura sovietica. Rientrato in patria, nel 1938 fu condannato a 28 anni di carcere per essersi opposto alla dittatura di Kemal Ataturk. Graziato nel 1950, poté trasferirsi nella Capitale dell’URSS, dove rimase fino alla morte. Aveva una profonda conoscenza sia della cultura orientale che di quella occidentale, che seppe trasfondere nei suoi versi, carichi della sua esperienza umana e politica, arricchita della profonda tragicità dell’animo e del mondo turco originario. Notevole il suo poema epico “In quell’anno 1941”, ma il vero successo gli arrise per le “Poesie d’amore”. Scrisse anche per il teatro e una sua satira di critica del burocratismo staliniano, dal titolo “Ma è poi esistito Ivan Ivanovic?”, segnò, nel 1956, l’inizio del disgelo della cultura sovietica. Fu fatto conoscere in Occidente soprattutto dal romanzo autobiografico “I romantici”, uscito postumo in Francia, nel 1963.

 

 



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