Il dono della cultura del professor Luigi Trinchillo: Calvizzanoweb apre un viaggio nella grande poesia universale
Sono parole che ci onorano e che accogliamo con sincera gratitudine, consapevoli del valore di questo gesto e della responsabilità di renderlo patrimonio di tutti. Iniziamo così questo nuovo percorso culturale con una delle liriche più celebri del poeta turco Nazim Hikmet, un inno alla speranza e alla fiducia nel futuro che continua, a distanza di decenni, a parlare con sorprendente attualità.
Il più bello dei mari
Nazim
Hikmet
<< Il più bello dei mari >>*
Il più
bello dei mari
è
quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.
[Nazim
Hikmet][1]
[1]
Nazim Hikmet: Poesie, traduzione di I. Ambrogio,
Editori Riuniti, 1960. Nazim Hikmet è un poeta turco, nato a Salonicco
nel 1902 e morto a Mosca nel 1963. Soggiornò a Mosca quasi ininterrottamente
tra il 1921 ed il 1928 e ciò gli consentì di entrare in contatto con le
avanguardie della cultura sovietica. Rientrato in patria, nel 1938 fu
condannato a 28 anni di carcere per essersi opposto alla dittatura di Kemal
Ataturk. Graziato nel 1950, poté trasferirsi nella Capitale dell’URSS, dove
rimase fino alla morte. Aveva una profonda conoscenza sia della cultura
orientale che di quella occidentale, che seppe trasfondere nei suoi versi,
carichi della sua esperienza umana e politica, arricchita della profonda
tragicità dell’animo e del mondo turco originario. Notevole il suo poema epico
“In quell’anno 1941”, ma il vero successo gli arrise per le “Poesie d’amore”.
Scrisse anche per il teatro e una sua satira di critica del burocratismo
staliniano, dal titolo “Ma è poi esistito Ivan Ivanovic?”, segnò, nel 1956,
l’inizio del disgelo della cultura sovietica. Fu fatto conoscere in Occidente
soprattutto dal romanzo autobiografico “I romantici”, uscito postumo in
Francia, nel 1963.