Green Way di Napoli, invece il progetto innovativo per cicloturismo e mobilità leggera che interessa anche Marano è ancora in attesa di finanziamento
A distanza di mesi dalla presentazione del progetto, sottoscritto da dieci associazioni tra cui Salandra Lovers, si attende ancora il finanziamento necessario per avviarne la realizzazione. In attesa di novità, vi riproponiamo l’articolo pubblicato all’epoca
Il 14 novembre, alla Casa dei Diritti di Marano, è stato presentato il progetto della Green Way di Napoli. A moderare l’incontro è stata Stefania Fanelli, ex consigliera comunale di Marano ed esponente di “Marano La città dei Diritti”. Presenti all’incontro, anche Tonino Scala, Segretario regionale di Sinistra Italiana, Francesco Panzetti, membro dell’Assemblea Regionale di Sinistra Italiana, e Gabriella Notorio, candidata per le Regionali in Campania.
A presentare il progetto, Roberto Braibanti, Presidente dell’associazione GEA ETS.
Roberto Braibanti, GEA ETS, durante la presentazione del progetto
Il progetto presentato è un cambio di paradigma per quello che oggi è il pensiero dell’utilizzo delle ciclovie e anche della bici a Napoli: finora, infatti, l’uso della bici è sempre stato relegato a una condizione molto occasionale, secondaria, e sebbene oggi si pensi a installare delle ciclovie, su spinta anche di investimenti europei e non, queste sono spesso e volentieri pensate come un ricalco delle strade oggi già presenti (ovviamente su spinta del fatto che si punti a un uso quotidiano e che quindi debbano soddisfare la necessità di raggiungere posti già raggiunti e raggiungibili dai mezzi motorizzati).
La Green Way, invece, punta a diventare un percorso turistico-naturalistico, e ad essere un’alternativa alle attuali vie di collegamento. I punti di riferimento principali di questa ciclovia sono infatti i parchi e le aree verdi che da Napoli si sviluppano fino all’area Nord, con Marano particolare protagonista.
L’asse di sviluppo è tra il Parco dei Campi Flegrei, con la pista ciclabile già in progetto che si svilupperà fino a Nisida, fino alla Selva di Chiaiano, area boschiva tra le meno conosciute del napoletano (un oblio che purtroppo condivide con buona parte del verde di Napoli Nord, superato il Bosco di Capodimonte).
Da qui, gli sviluppi sono molteplici: il primo, è quello che dalla Selva di Chiaiano porta al vicino Parco dei Camaldoli, poi da qui al Bosco di Capodimonte attraverso il Vallone San Rocco (detto anche Saliscendi) e infine, entrare in città a Napoli per il Rione Sanità.
Un altro percorso, invece, prevede di collegare il Parco dei Camaldoli a Soccavo e infine a Pianura, con possibilità quindi di raggiungere anche gli Astroni di Agnano.
Un ultimo percorso, infine, sarebbe tutto ad appannaggio e a favore di Marano: dalla Selva di Chiaiano, infatti, proporrebbe di raggiungere e attraversare il Bosco della Salandra, il bosco maranese che negli ultimi anni sta avendo una nuova rivalutazione grazie all’associazione Salandra Lovers, e da qui raggiungere il centro di Marano.
Il progetto presentato della Green Way. In blu, il tragitto principale, in marrone il tragitto per Pianura e in rosso il tragitto per Marano
Il progetto della Green Way non è una novità in senso stretto: in Europa questi percorsi e il turismo ciclistico è diffusissimo, e in Italia questo tipo di progetti è presente, sia al Settentrione (ad esempio, in Friuli) che al Meridione (famosa è la Ciclovia dei Parchi in Calabria), come ha mostrato ad esempio Braibanti; ma a Napoli sarebbe un’autentica scoperta, che punterebbe a un record: un progetto del genere sarebbe infatti assolutamente un primato per la quantità di abitanti che ne verrebbero coinvolti (e il tutto in 25km o poco più). Il cicloturismo ha un ritorno economico non indifferente, e in Italia nel 2024 è stato quantificato, come scritto anche nella presentazione del progetto, in quasi 10 miliardi di euro.
Il cicloturismo è quindi il primo aspetto positivo proposto: un progetto come questo infatti coinvolgerebbe il territorio cittadino e provinciale in questo indotto.
A questo si può aggiungere lo sviluppo, più in generale, del turismo “di qualità”: quello non fatto di stereotipi, di luoghi arcinoti, di turistificazione e gentrificazione, ma fatto di conoscenza autentica del territorio, di quel che ha da offrire, di ambienti ugualmente turistici ma poco noti e per questo poco battuti (ad esempio la zona del Moiariello e del Paradisiello nei pressi della Sanità).
Infine, c’è l’evidente aspetto ecologico e ambientale: un percorso del genere porterebbe a valorizzare e quindi a curare ampie zone di verde che oggi sono trascurate o financo deturpate, si pensi al Parco dei Camaldoli, al Bosco della Salandra (per cui manca tremendamente l’inclusione nel Parco anzidetto) o i valloni tra Chiaiano e la Sanità.
Il progetto così proposto, come detto, non punta però a essere solo un progetto turistico, né di essere “relegato” alle sole aree verdi (che a causa dell’urbanizzazione sono vicine ma non molto connesse), né infine di essere solamente a uso e servizio delle bici e affini. Il progetto auspica infatti a essere una commistione di percorsi naturalistici, con tanto di punti di belvedere, e percorsi cittadini; qualcosa che quindi non sia solo ad appannaggio di chi è un fanatico del turismo su sellino. Un percorso, tra l’altro, ipotizzato come dotato di illuminazione, rampe, pavimentazione drenante, punti ristoro, possibilità di percorribilità anche a piedi e di interscambio con la mobilità di massa esistente e i parcheggi (ad esempio la Linea 1 a Chiaiano, la Linea 6 a Bagnoli e la Circumflegrea a Pianura).
Un progetto, insomma, che può sposarsi benissimo anche coi progetti e le ciclovie attualmente in essere (si pensi alla ciclovia del Parco dei Campi Flegrei già menzionato, ma anche alle piste ciclabili di Soccavo, oggi oggetto di contestazioni per la programmazione ambigua, o la recentemente annunciata ciclovia tra Mugnano e Licola) e che potrebbe anche espandersi (ad esempio verso Quarto e Pozzuoli, verso gli Astroni e i Pisani, dove vi sono anche delle ex-discariche da poter bonificare su spinta di questi progetti, e financo verso il Vesuvio).
È una proposta comunque ambiziosa, e questo soprattutto perché è un progetto che si scontra con l’orografia del territorio; un’orografia che tra l’altro è attualmente poco conosciuta dalle istituzioni (la mappatura delle altimetrie è carente) e che non è pianeggiante, cosa che non ha mai invogliato e permesso lo sviluppo della ciclo-trasporto; ma proprio per questo una sua riuscita e l’investimento su di esso potrebbero essere ancora più rivoluzionari.
Questa proposta, tra l’altro, aiuterebbe a riscoprire quella che era la viabilità passata, quella antica, oggi nascosta, sopita, ma un tempo florida e molto frequentata, in un’epoca tecnologica in cui certe infrastrutture adoperate oggigiorno erano inesistenti (si pensi, a titolo d’esempio, alle Pendine che portano a Quarto, le Cupe di Chiaiano, ma anche le Salite tra i Colli Aminei e la Sanità, una su tutte lo Scudillo, spezzata dalla Tangenziale negli anni 60’)… Un concetto che ha avuto piacere di sottolineare anche Francesco Panzetti, durante l’incontro.
Francesco Panzetti durante il suo intervento. Fonte Gabriella Notorio (https://www.facebook.com/photo/?fbid=10240085874433764&set=pcb.10240085881473940
Secondo Braibanti, un progetto di questo tipo richiederebbe 5 anni per essere messo in opera, specie con l’intervento della Regione che potrebbe rendere gli accordi per le aree private molto più agevole (si pensi ad esempio al territorio del Bosco della Salandra, che per metà è di proprietà della Curia di Napoli); e i fondi per il suo sviluppo non mancano, specie da parte europea. Dal punto di vista politico, il progetto pare essere stato salutato positivamente da tutto il cosiddetto “campo largo”, e nello specifico sia Tonino Scala che Gabriella Notorio, durante l’incontro, hanno confermato il loro impegno a supportarlo anche in Regione.
Tonino Scala, Segretario Regionale di Sinistra Italiana, durante il suo intervento
Gabriella Notorio, candidata per le Regionali in Campania con AVS, e Stefania Fanelli, durante l’incontro
La proposta ha avuto finora anche l’appoggio di ben 10 associazioni civiche, tra cui appunto GEA ETS e l’associazione Salandra Lovers, che negli ultimi anni si sta tanto occupando del Bosco di Foragnano e lo sta rivalutando dopo anni di incuria da parte delle istituzioni locali, quindi l’appoggio è molto esteso.
La speranza è che questo progetto, come molti altri progetti necessari per lo sviluppo del territorio e in particolare dei Trasporti, possa avere le giuste attenzioni. Certo, l’indotto turistico economicamente è a basso valore aggiunto, quindi l’impatto, stimato lavorativamente sulle 1000 unità lavorative tra diretto e indotto lungo tutti i territori percorsi, non è gigante; ma è certamente uno dei motori di questa terra, ed è quanto mai necessario attivarlo, per preservare la cultura, l’identità, la storia e il futuro di queste zone.
Foto di fine incontro. Fonte Gabriella Notorio (https://www.facebook.com/photo/? fbid=10240085880673920&set=pcb.10240085881473940
Gianpaolo Cacciapuoti