Fratello, abbracciami. Il resto lasciamolo al tempo

Prima di leggere questo articolo, vi invito ad ascoltare questa canzone. Racchiude il senso più profondo delle parole che seguono, perché ci sono brani che parlano al cuore più di tanti discorsi. Questo è una di quelli

Non importa se mi hai diffidato, minacciato più volte di querelarmi, se mi hai offeso, se hai remato contro di me, se hai messo il tuo like a chi spesso mi ha ha paragonato alla m... La vita è troppo breve per trasformarla in un interminabile regolamento di conti. Oggi sono un nonno. 

E la fede, insieme all’esperienza, mi ha insegnato che il rancore è un peso che fa male soprattutto a chi lo porta dentro. Non potrei mai guardare i miei nipoti negli occhi e dire loro: “a quello fagliela pagare”. Sarebbe la peggiore eredità che potrei lasciare. Al contrario, preferisco insegnare che la dignità non ha bisogno di vendette e che il perdono non è debolezza, ma forza. La forza di chi non permette all’odio di decidere il proprio destino. Quando si è giovani, soprattutto se si cresce in quartieri difficili, dove spesso prevale l’istinto di difesa, si reagisce d’istinto. È umano. Ci si costruisce una corazza per sopravvivere. Poi, però, gli anni e i valori ricevuti fanno il loro lavoro. Ti insegnano che vincere una battaglia non significa necessariamente aver vinto nella vita. Così, lentamente, viene fuori il tuo vero io: quello che non vive di rivincite, ma di umanità; quello che preferisce tendere una mano piuttosto che puntare un dito. 

Per questo oggi mi viene da dire, con assoluta sincerità: fratello, abbracciami.

Non importa quello che è stato. Importa quello che possiamo ancora essere. Perché un abbraccio sincero vale più di cento rancori e il perdono libera prima di tutto chi lo concede. E se qualcuno leggerà queste righe pensando che siano il frutto del bigottismo o della solita vena poetica della domenica, pazienza. La verità è molto più semplice: è soltanto la voglia di esternare ciò che sento nel profondo del cuore. Senza maschere, senza convenienze e senza secondi fini. Perché arrivato a questo punto della vita ho capito che i sentimenti, quando sono autentici, non hanno bisogno di essere giustificati. Hanno soltanto bisogno di essere vissuti.

M.R.


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