Nel panorama dell’informazione locale, sempre più
orientato alla notizia veloce, al titolo rapido e alla lettura “mordi e fuggi”,
c’è un elemento che spicca con una certa coerenza: la scelta di continuare a
dedicare spazio a reportage e inchieste di approfondimento. Un “vizietto”, se
così lo si vuole chiamare con tono affettuosamente ironico, che ormai
rappresenta quasi un’anomalia positiva nel contesto del comprensorio. Le
recenti uscite sul bando “Sport e Periferie”, sui campi sportivi di Calvizzano
e Marano e sulle esclusioni degli anni passati ne sono un esempio evidente: una
narrazione che non si limita alla notizia del giorno, ma prova a ricostruire
contesti, responsabilità, passaggi amministrativi e conseguenze nel tempo. Un
lavoro che richiede continuità, memoria e soprattutto la volontà di non
fermarsi alla superficie. In un’epoca in cui l’informazione tende sempre più a
consumarsi in pochi secondi, il reportage viene spesso sacrificato perché
considerato troppo lungo, troppo complesso o poco “virale”. Proprio per questo,
la scelta di insistere su inchieste articolate finisce per assumere un valore
quasi controcorrente: non un difetto, ma una cifra stilistica riconoscibile. Certo,
la serialità può dare l’impressione di un filo narrativo continuo, ma è anche
il prezzo naturale di chi decide di seguire le vicende nel tempo, senza
spezzarle in frammenti scollegati. E in questo senso, più che un vizietto, si
tratta forse di una delle poche forme rimaste di giornalismo locale che prova
ancora a spiegare, e non solo a informare. Il tutto è scritto senza alcuna
intenzione di offendere o sminuire il lavoro di nessuno, ma anzi con il massimo
rispetto verso chi continua a fare informazione sul territorio, soprattutto in
una fase storica in cui l’approfondimento è sempre più raro e spesso sostituito
dalla sola notizia rapida.
