Quando l’America First presenta il conto

Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo

Per quattro anni la destra di governo e una folta schiera di opinionisti nostrani hanno difeso molte delle tesi trumpiane con il cappellino MAGA idealmente in testa, per poi cadere dal pero di fronte alla telefonata trasmessa da La7, nella quale Donald Trump avrebbe liquidato l’incontro al G7 di Evian affermando che Giorgia Meloni lo avesse implorato per una foto, suscitando la sua pena. Le dichiarazioni attribuite all’ex presidente statunitense, e successivamente smentite dalla premier, incrinano bruscamente la narrazione dell’affinità politica e di una presunta corsia preferenziale con Washington. L’illusione di un’alleanza privilegiata si scontra infatti con la realtà di un leader che ha sempre applicato la dottrina dell’America First senza particolari riguardi per alleati o governi ideologicamente affini, pronto a sacrificare rapporti consolidati sull’altare del proprio interesse politico e della propria narrazione pubblica. L’episodio impone una riflessione sulla vulnerabilità di una politica estera che rischia di confondere l’allineamento ideologico con la tutela dell’interesse nazionale, dimenticando che il sovranismo degli altri è strutturalmente incompatibile con il proprio. Chi ha applaudito per anni la spietatezza politica dell’inquilino della Casa Bianca si scopre oggi esposto allo stesso schema che per lungo tempo aveva osservato colpire altri interlocutori. La distanza tra la propaganda delle relazioni privilegiate e i reali rapporti di forza geopolitici emerge così in tutta la sua evidenza. In questo scenario, la solidarietà bipartisan e istituzionale che si sta manifestando attorno a Giorgia Meloni assume un significato ambivalente. Da un lato rappresenta il doveroso sostegno a un capo di governo che si trova al centro di una controversia internazionale; dall’altro richiama la sorte di chi, dopo aver ignorato numerosi segnali d’allarme, finisce inevitabilmente per scottarsi mettendo la mano sul fuoco. Non tanto una rivincita politica, dunque, quanto una lezione che dovrebbe indurre a distinguere con maggiore chiarezza tra simpatie ideologiche e interesse nazionale.

Giuseppe Cerullo

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