Prosegue la rubrica "I Sabati di Cultura". Esclusiva Calvizzanoweb: il palazzo del Duca di Calvizzano a Pizzofalcone

 

                                                                     Fonte Apple Maps

La storia feudale di Calvizzano è stata raccontata più di una volta da Calvizzanoweb: il comune di Calvizzano, impossibilitato a pagare in modo autonomo ulteriormente l’Università, ovvero le tasse dovute al regno per mantenere la propria indipendenza, decise di accettare la feudalità nobiliare di chi avrebbe quindi acquisito il casale. Nel 1669, don Francisco Carnero, ex Capitano delle Fiandre spagnole e Cavaliere dell’Ordine di Santiago (devoto quindi a San Giacomo, santo patrono di Calvizzano), acquisì il Casale divenendone Barone. Poco dopo, purtroppo, agli inizi del 1670 perì, lasciando il titolo prima al primogenito Antonio (in baliato alla madre Giuseppa Zufia y Quintano), e poi dal 1674 alla secondogenita Margherita Carnero, che nel 1681 sposerà il cugino Giovanni Pescara di Diano, duca di Saracena (trasformando così il titolo da Baronato a Ducato di Calvizzano).

I Duchi di Calvizzano, però, non lasciarono traccia solo nei libri d’araldica e nel loro feudo, bensì hanno lasciato traccia anche in altre zone della città.
È il caso del Palazzo del Duca di Calvizzano, a Pizzofalcone, appartenuto alla famiglia dei Pescara di Diano. 
Il palazzo è una delle proprietà nuove che furono costruite lungo via Monte di Dio: questa strada, fu costruita nel XVI secolo, quando la collina, sotto l’egemonia spagnola nel Regno di Napoli, divenne zona strategica e fino al Settecento venne pian piano popolata di palazzi aristocratici per la sua vista panoramica ma anche per il suo isolamento dai quartieri più popolari sottostanti. Le prime tracce sull’esistenza del palazzo del Duca di Calvizzano risalgono al 1746, e lo riporta un documento dell’arch. Aldo Pinto, ex collaboratore dell’ufficio tecnico dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” oggi in pensione che ha contribuito a progettare il recupero di vari edifici del Centro storico dopo il Terremoto dell’Irpinia del 1980.

Arch. Aldo Pinto. Fonte Ateneapoli https://ateneapoli.it/archivio-storico/in-pensione-l226128153arch-aldo-pinto/

Egli ha infatti stilato un documento chiamato “Raccolta notizie per la storia, arte, architettura di Napoli e dintorni”, diviso in più parti e che ancora oggi viene aggiornato (l’ultimo aggiornamento risale al 2025). Nella parte 2.2 sono presenti le descrizioni degli edifici “Fuori del centro antico” (ovvero quelle aree dell’attuale centro storico che sono state le espansioni successive del nucleo originario della città).

http://www.fedoa.unina.it/10064/1/2.2%20Luoghi%20fuori%20centro%20antico%2013.pdf

Alle pagg. 430-431, sono citati dei documenti fiscali presenti nell’Archivio di Stato di Benevento proprio riguardante dei lavori al palazzo.
Il primo documento recita così:

3.9.1746 - 3 settembre 1746

… Al Duca di Calvizzano [Pescara] ducati 20 a maestro Giovanni Cimafonte e li paga in nome e danaro del Duca di Calvizzano a conto del prezzo delle mostre di marmo detto broccatello di Spagna della migliore qualità impellicciate sopra masso di marmo bianco della grossezza di once tre lustre a specchio scorniciate e lavorate nella maniera ordinatagli e prescrittagli da don Ferdinando Sanfelice nella miglior perfezione che deve fare alle Porte del nuovo appartamento nel Palazzo del Duca di Calvizzano a Pizzofalcone dovendosi da lui trasportare e ponersi a tutte sue spese

(ASBN, Banco dello Spirito Santo, g.m. 1487, p. 62; Rizzo, Ferdinandus …, 1999 p. 146).

Altri due documenti risalgono al 1763, e si parla di una prima ristrutturazione del palazzo:

22.6.1763 - 22 giugno 1763

Al Duca di Carvizzano D. 40 con fede de 10 giugno corrente e per esso al Capo Mastro Fabricatore Filippo Cocciolla a complimento di D. 760 ... e tutti sono in conto delle fabriche fatte nelle sue case site nella strada di Santa Maria degli Angioli a Pizzofalcone ... con firma del Regio giudice della Gran Corte della Vicaria Don Saverio Danza e dell'Ingegnere Don Giuseppe Astarita a fine di potersi a suo tempo spedire a suo beneficio il debito decreto di preferatur per le somme spese e da spendersi nell'aumenti, restaurazioni, accomodi e nuove fabriche fatte e faciende nelle precitate case a S. Maria degli Angeli a Pizzofalcone

(ASBN, Banco di S. Giacomo, g.m. 1563; De Falco, Giuseppe Astarita, 1999 p.242)

*****

8.7.1763 - 8 luglio 1763

Il duca di Carvizzano paga D. 30 al mastro falegname Gennaro de Rosa «in conto delle opere sta facendo nelle sue case site nella strada nuova a Pizzofalcone, che conduce al Monastero delle Monache dell'Egiziaca

(ASBN, Banco di S. Giacomo, g.m. 1564; De Falco, Giuseppe Astarita, 1999 p.243)

Il palazzo ha poi subito un rifacimento totale negli anni ’50, come riporta il libro “Agorà. Ombre e storia nelle strade di Pizzofalcone”, curato da Francesco Divenuto e Clorinda Iorace, edito da “La Valle del tempo” nel 2024.

Copertina del libro, fonte https://www.ibs.it/agora-ombre-storia-nelle-strade-libro-vari/e/9791281993273

In questa raccolta di storie, proprio nella prefazione del libro, Francesco Divenuto racconta il palazzo del Duca di Calvizzano così:

«Partendo dalla piazza Santa Maria degli Angeli, sulla sinistra, il basamento del palazzo Ciccarelli, noto anche come palazzo del Marchese di San Marcellino, con ingresso sulla piazza, è, forse, l'unica traccia del precedente palazzo fatto costruire dai Doria Del Carretto nella seconda metà del XVI sec. e ristrutturato in età neoclassica. Il successivo palazzo del Duca di Calvizzano, negli anni cinquanta, è stato completamente ricostruito con banali balconate per ben sette piani; sull'ingresso conserva lo stemma della precedente costruzione della quale, nel cortile, restano anche aperture ad arco in piperno

“Agorà. Ombre e storia nelle strade di Pizzofalcone”, prefazione, pag. 14. Visionabile al link https://www.lavalledeltempo.com/wp-content/uploads/2024/12/estratto-pizzofalcone.pdf

Considerati i primi documenti in cui è nominato il palazzo come il periodo di sua costruzione, si può dire affermare che il primo proprietario fu Giovanbattista Pescara di Diano, II Duca di Calvizzano, nato a Calvizzano nel 1704 e deceduto nel quartiere Chiaia, ovvero verosimilmente proprio nel palazzo di Pizzofalcone che rientra in quel quartiere, il 19 febbraio 1796. Costui era anche zio dell’Ammiraglio Francesco Caracciolo (la sorella Vittoria era la madre).

La posizione del palazzo è molto centrale rispetto all’agglomerato dell’abitato di via Monte di Dio e di tutto Pizzofalcone: il suo attuale indirizzo è via Monte di Dio, 1; ed è il palazzo dietro Palazzo Ciccarelli di Cesavolpe, che affaccia su piazza Santa Maria degli Angeli (dove oggi si trova l’uscita superiore della stazione “Chiaia-Monte di Dio” della Linea 6.

                                           Palazzo Ciccarelli di Cesavolpe. Fonte Wikipedia

Piazza Santa Maria degli Angeli con l’uscita superiore della stazione “Chiaia-Monte di Dio” della Linea 6. Fonte Apple Maps

Con molta probabilità, la motivazione di una posizione così di tendenza è dovuta ai legami familiari: il palazzo Ciccarelli di Cesavolpe fu acquistato nel 1642 da don Diego Bernardo Zufia, reggente della Vicaria e Vice-Protonotario del Regno di Napoli. Costui, sposato con donna Anna Quintano, marchesa di Matonti, ebbe tra le sue figlie la marchesa Maria Giuseppa Zufia y Quintano, moglie di don Francisco Carnero, colui che acquistò il feudo di Calvizzano diventandone Barone, e Maria Giovanna Zufia y Quintano, che sposò Giovanbattista Pescara di Diano.
La figlia di Francesco Carnero, Margherita, e il figlio di Giovanbattista Pescara di Diano, Diego, cugini, si sposarono, non solo portando in dote il feudo di Calvizzano e rendendolo ducato grazie ai titoli dei Pescara di Diano, ma facendo anche rimanere in ambito familiare le eredità dalla famiglia Zufia, ovvero quella delle loro nonne materne.

Oggi non è dato sapere se il Palazzo del Duca di Calvizzano è ancora di proprietà degli eredi dei Pescara di Diano.

Gianpaolo Cacciapuoti





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