Chi non poteva permettersi il cardalana, la lana se la
lavorava da sé, con l'aiuto delle vicine. Gruppi di cinque o sei donne
volenterose a turno si aiutavano a cardare la lana dei materassi, quei grossi e
massicci materassi di una volta. Con la venuta dell'estate iniziava un
programma fitto di aiuti reciproci, tutte le donne di ogni palazzo si
organizzavano nella corte e giù di mano ci si dava da fare iniziando con la
lana e fino alla confezione delle bottiglie di pomodoro e succhi di frutta. Nei
caldi meriggi si lavorava e si conversava, si parlava di tutto un po' e si
rideva a più non posso. La lana rinsecchita si allargava con le sole mani e
c'era chi prima la lavava mettendola ad asciugare al sole e dopo qualche giorno
si procedeva a distenderla. Coloro che potevano impiegare qualche lira
chiamavano 'o cardalano che con un attrezzo dentellato di chiodi effettuava ciò
che le donne facevano con le sole mani. Mestiere antico e itinerante quello di
cardare la lana, e nei mesi estivi si lavorava sempre. L'uomo azionava lo
scardasso o il cardatore e pettinava la lana dei materassi e dei cuscini,
altrimenti veniva fatta stessa cosa col solo uso delle mani delle donne e di
bambine curiose che sembravano divertirsi.
Testo di Carmine Cecere
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