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Mentre Marano fa discutere, a Calvizzano la storia infinita dei canestri rotti
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In questi giorni il video virale
pubblicato da un noto quotidiano nazionale sul degrado di Piazza Libera a
Marano ha acceso il dibattito sull’abbandono degli spazi pubblici dedicati ai
giovani. Le immagini dei ragazzi che continuano a giocare a pallacanestro senza
nemmeno avere un canestro sono diventate il simbolo di una generazione che non
rinuncia allo sport nonostante le difficoltà. Ma se a Marano la vicenda ha
suscitato indignazione, a Calvizzano quella dei canestri rotti è una storia che
va avanti da oltre undici anni e che potrebbe tranquillamente diventare la
sceneggiatura di un film. Tutto iniziò il 4 marzo 2015, quando furono
inaugurati i campi da tennis con annesso spazio polivalente grazie alla tenacia
dell’allora sindaco Salatiello. Pochi mesi dopo, il primo maggio 2015, arrivò
anche il basket grazie all’impegno di Angelo Castiello, anima dell’associazione
sportiva Audax Gaudianum e all’epoca allenatore degli Under 17. Fu l’inizio di
una vera e propria “pallacanestromania”: decine di ragazzi si avvicinarono alla
disciplina e il campetto divenne uno dei punti di ritrovo più frequentati della
città.  |
| Il tuttofare Castiello |
L’entusiasmo però si scontrò presto con la realtà. Nel giugno del 2016
l’area pubblica denominata “Spazio Tennis” fu oggetto di un intervento di
riqualificazione costato circa 12 mila euro. Per i lavori il Comune si avvalse
degli LSU. Sembrava l’inizio di una nuova fase, ma già nell’estate del 2017 i
canestri risultavano nuovamente danneggiati e inutilizzabili. Per tamponare la
situazione furono installate strutture provvisorie, mentre i giovani cestisti
continuarono a frequentare il campetto nonostante le difficoltà. A gennaio 2018
il Comune acquistò due nuovi canestri dalla ditta Ripa Sport per un importo di 793
euro IVA inclusa. Tuttavia, per vederli installati si dovette attendere luglio
2019, quando furono i cosiddetti “ragazzi civici” a provvedere concretamente al
montaggio.
La speranza durò poco. Nel giro di
qualche anno anche quei canestri finirono per rompersi, riportando il campo
alla situazione di partenza. Eppure, come accade oggi a Marano, i ragazzi non
hanno smesso di giocare. Hanno continuato ad allenarsi, ad improvvisare partite
e a vivere quello spazio come punto di aggregazione.
Oggi però qualcosa è cambiato. Lo
spazio polivalente è definitivamente chiuso e i giovani hanno rinunciato
persino ad entrare nell’area. Restano soltanto i supporti metallici dei due
canestri, silenziosi testimoni di una vicenda che attraversa amministrazioni,
promesse, atti vandalici e tentativi di rinascita.
Per una riqualificazione
complessiva bisognerà attendere la ripresa del project financing il cui iter
amministrativo era stato avviato durante l’amministrazione guidata dall’ex
sindaco Pirozzi. Nel frattempo il campetto continua a rappresentare un’occasione
mancata e il simbolo di quanto sia difficile preservare nel tempo gli spazi
pubblici destinati allo sport. La differenza tra Marano e Calvizzano è che nel
primo caso il degrado è diventato virale in pochi giorni; nel secondo, invece,
la storia si trascina da oltre un decennio. Una storia fatta di canestri che si
rompono, vengono sostituiti, tornano a rompersi e lasciano ogni volta dietro di
sé la stessa domanda: quanto è difficile garantire ai ragazzi un luogo dove
giocare semplicemente a pallacanestro?