<<Ed ecco, sì
come ne scrive Luca
che Cristo apparve
a’ due ch’erano in via,
già surto fuor de
la sepulcral buca,
ci apparve
un’ombra, e dietro a noi venìa,
dal piè guardando
la turba che giace;
né ci addemmo di
lei, sì parlò pria,
dicendo: ‘O frati
miei, Dio vi dea pace’>>.
(Dante, Divina
Commedia: Purgatorio XXI, 7-13)[1]
Dal IX secolo, i teologi avevano iniziato a discutere se la presenza di
Cristo nel Sacramento Eucaristico fosse reale oppure solo simbolica, se
fosse cioè un “ricordare la Pasqua”, senza alcun valore sacramentale, oppure se
essa rinnovasse davvero il Sacrificio della Croce. Il Quarto Concilio
Lateranense, nel 1215, regolò la questione, una volta per tutte, introducendo un
concetto teologico un po’ complesso: al momento della consacrazione da parte
del Sacerdote che celebra, le specie del pane e del vino mutano la loro
sostanza e si trasformano nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Si
realizza così la transustanziazione, per la quale nulla cambia
nell’aspetto esteriore delle particole né del contenuto del Calice, ma quel
“materiale” diventa qualcos’altro: vale a dire, vero corpo e vero sangue
di Nostro Signore Gesù Cristo, ripetendosi quanto avvenuto nel Cenacolo,
durante l’Ultima Cena.[2]
Questa Solennità, prima di essere inserita nel calendario universale, la
si cominciò a celebrare localmente, poi, nel 1246, a Liegi, a seguito del
celebre miracolo eucaristico di Bolsena, fu estesa alla Chiesa
Universale. La sua origine va ricercata nell’ambiente della Gallia Belgica e,
in particolare, nelle rivelazioni della Beata Giuliana di Retine. Nel
1208, Giuliana, priora del Monastero di Monte Cornelio, presso Liegi, ebbe una
visione che le rivelava come, fra i cristiani, mancasse una solenne
celebrazione in onore del Santissimo Sacramento.
Il direttore spirituale della futura Beata, il Canonico di Liegi
Giovanni di Lausanne, presentò al proprio Vescovo la richiesta di introdurre
nella Diocesi una festa in onore del Corpus Domini. Tale rievocazione
eucaristica fu accolta, nel 1246, in tutto il compartimento di Liegi. Alcuni anni
più tardi, nel 1263, a Bolsena, nel Viterbese, avvenne uno straordinario
miracolo eucaristico. Nella tarda estate di quel 1263, un sacerdote boemo di
nome Pietro da Praga si recò in pellegrinaggio verso Roma. Lungo la via,
mentre celebrava la Santa Messa nella Basilica di Santa Cristina, a Bolsena,
nel frazionare l’Ostia Consacrata, vide zampillare del sangue vivo, che imbevve
di sé ed arrossò tutto ciò che era sull’altare. Il popolo gridò subito al
miracolo, presto confermato dalle Autorità religiose e, in primis, dal
Pontefice. L’evento straordinario assunse maggiore clamore quando si seppe dei
dubbi del Sacerdote protagonista dell’evento sulla reale presenza mistica
del Corpo e del Sangue di Cristo nell’Eucaristia. Quando dall’Ostia
uscirono le gocce di sangue, esse macchiarono il bianco corporale di lino
liturgico, che dal XIII secolo è conservato nel Duomo di Orvieto, mentre
alcune pietre dell’altare rimasero custodite in preziose teche presso la
Basilica di Santa Cristina in Bolsena. Venuto a conoscenza dell’accaduto, papa
Urbano IV istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini, estendendola,
dalla circoscrizione di Liegi, a tutta la Cristianità. La data della sua
celebrazione fu fissata al giovedì successivo alla Solennità della Santissima
Trinità.[3] In
Italia e in altre Nazioni cattoliche, il giorno festivo di precetto, però, per
ragioni laico-economiche più che pastorali, viene trasferito alla domenica
successiva a quella della Santissima Trinità. A Roma la celebrazione avviene,
in genere, tradizionalmente, il giovedì successivo alla solennità della Trinità
e inizia nella Cattedrale di San Giovanni in Laterano, per poi concludersi con una
processione molto affollata fino alla
Basilica di Santa Maria Maggiore, di pomeriggio, rispettando così la norma che
vuole che essa sia organizzata il sessantesimo giorno dopo la Pasqua di
Resurrezione. È il Santo Padre stesso che la presiede, in quanto Vescovo di
Roma. A Orvieto, invece, la domenica successiva alla festività del Corpus
Domini, viene portato processionalmente per le strade cittadine il
Corporale del Miracolo di Bolsena, racchiuso in un prezioso ed antico reliquiario.
Dopo il Concilio di Trento, con il rinnovato e diffuso afflato mistico
nelle Comunità Cattoliche, la popolarità della festa crebbe notevolmente e si
diffusero ovunque le processioni eucaristiche e il culto esterno del Corpus
Domini, al di fuori delle mura della Chiesa. Una particolare forma cultuale
che manifesta ed esalta la fede del popolo cristiano nel Santissimo Sacramento
dell’Eucaristia è la pratica delle cosiddette Quarantore. L’origine della
devozione è da ritrovarsi nell’abitudine dei fedeli di commemorare, durante la
Settimana Santa, le 40 ore nelle quali il Corpo di Gesù giacque nel sepolcro.
Durante quest’arco di tempo i fedeli rimangono in adorazione continua davanti
al Santissimo Sacramento esposto sull’altare. I più ferventi propagatori delle
Quarantore e del culto eucaristico furono i predicatori cappuccini a partire dal
XVI secolo, fra i quali padre Giuseppe da Fermo, padre Francesco da Soriano e
padre Mattia Bellintani da Salò, per citarne solo alcuni fra i principali.
Nella
nostra Parrocchia di Calvizzano, dedicata a San Giacomo Apostolo, la
processione del Corpus Domini, fino a circa mezzo secolo fa, era un vero
evento cittadino: il Santissimo Sacramento raggiungeva tutti gli angoli del
Paese, tra il suono festante delle campane, i fuochi di artificio nelle varie
zone, il suono di una banda musicale, le strade ben pulite, innaffiate e
arricchite da foglie verdi e petali di rose. La benedizione solenne era impartita
ai quattro angoli del territorio, per significare l’abbraccio di tutta la
popolazione locale a Gesù Eucaristia. Venivano spalancate le porte di
tutte le Chiese e le Cappelle gentilizie presenti a Calvizzano: la Cappella
Mirabelli, quella della famiglia Carandante, la Congrega dell’Assunta, la Chiesa del Ritiro di San
Francesco Saverio e dell’Addolorata; inoltre, venivano allestiti anche alcuni altari
occasionali di legno sopraelevati, affinchè l’Eucaristia, solennemente portata in
un Ostensorio dal Parroco o da un altro Sacerdote, potesse sostare
qualche minuto e, da tali punti-chiave, si potesse impartire al popolo orante
la benedizione eucaristica solenne. C’è da dire che il rito tradizionale della
Processione Eucaristica, proprio a partire dalla fine degli anni Settanta e gli
inizi degli anni Ottanta, è andato progressivamente riducendosi per durata e
per percorso, vuoi per le mutate condizioni del traffico stradale, vuoi per ottemperare
alle nuove linee-guida per tutti gli atti liturgici e paraliturgici da tenersi
in ambienti esterni all’edificio parrocchiale della Chiesa di Santa Maria delle
Grazie.[4] Lo
scrivente ricorda bene, ad esempio, che la Cappella Mirabelli, generalmente
chiusa al pubblico, veniva spalancata e per i fedeli partecipanti alla
processione era una delle pochissime occasioni per visitarne l’interno. Ciò che
colpiva immediatamente era una splendida icona dell’Immacolata dipinta
ad olio su tela, di un pittore non noto, ma realizzata con fine
sensibilità, quadro addirittura precedente di alcuni anni alla proclamazione
ufficiale del dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine, da parte
del Pontefice Pio IX. Si pensi che tale evento risale al 1854, mentre, nella
Cappella gentilizia dei Mirabelli, una lapide porta incisa la data del 1848. La
tela dell’Immacolata presente nella Cappella Mirabelli, luminosa, espressiva,
col volto di Maria dolcissimo e davvero ispirato, era ben conservata, integra e
circondato da una semplice cornice di stucco che la incastonava, fu asportata
da ladri rimasti ignoti. È questa la storia di uno dei tanti furti di opere d’arte
religiosa, avvenuti nel tempo, che hanno sottratto al culto dei fedeli
capolavori piccoli e grandi che, oltre al loro valore venale, rappresentavano
una secolare dimostrazione del profondo animo religioso del nostro popolo calvizzanese.
La processione con il Pane Eucaristico aveva un tempo e
conserva ancora fra noi anche questo particolare valore aggiunto: far sostare
per qualche minuto Gesù Eucaristia nei luoghi, anche chiusi al culto
abituale, che nella Calvizzano storica attestano la fervida fede della gente
locale.
Nella solennità del Corpus Domini, come in
tutte le forme di adorazione eucaristica, si manifesta l’esaltazione della fede
del popolo cristiano che, nel Santissimo Sacramento, trova la sorgente del suo
essere nella comunione
con Cristo.
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“Ché quella
voglia a li alberi ci mena
che menò Cristo lieto a dire “Elì”
quando ne liberò
con la sua vena”.[5]
A cura del prof. Luigi Trinchillo
[1] <<Ed ecco che,
come nel suo Vangelo Luca ci ha lasciato scritto che Cristo già risorto apparve
a due suoi discepoli sulla strada per Emmaus, così all’improvviso accanto a noi
apparve un’anima. Essa camminava dietro di noi, ma noi eravamo concentrati a
difendere i nostri piedi attenti a non calpestare la folla sdraiata per terra,
per cui non ci accorgemmo di lei, e, prima che la vedessimo, essa ci parlò,
dicendo: ‘Fratelli miei, Dio vi dia la pace’>>. (Dante, Divina Commedia: Purgatorio
XXI, 7-13).
[2] Questo modo di fare si è conservato nel rito più alto della
tradizione cristiana: il sacrificio eucaristico, la Santa Messa, in cui la
formula dell’epiclesi parla di Gesù che spezzò il pane per distribuirlo
agli Apostoli durante l’Ultima Cena. La
Preghiera Eucaristica realizza infatti una vera e propria sintesi del pregare
cristiano, che intreccia organicamente il rendimento di grazie (prefazio)
e la lode (dossologia), la dinamica di anamnesi (cioè di memoriale)
e di epiclesi (cioè di invocazione) sull’offerta e per l’intercessione.
[3] In molti Paesi
stranieri dove la presenza di Comunità Cristiane e Cattoliche è prevalente e
notevole, la processione del Corpus Domini è divenuta una vera tradizione nei
secoli, assumendo aspetti anche folcloristici, che richiamano turisti e
curiosi: una delle più famose è quella che si svolge per le strade di Siviglia,
rigorosamente il giovedì pomeriggio successivo alla Solennità della Santissima
Trinità.
[4] Il Concilio Ecumenico
Vaticano II ha suggerito di ridurre le processioni esterne al solo Corpus
Domini, alla festa del Santo Patrono del paese ed eccezionalmente a qualche
altro evento legato a tradizioni locali: qui da noi, ad esempio, si è
sempre organizzata annualmente la processione con l’antico simulacro di San
Ciro e le sue reliquie, dal Settecento conservate nella Congrega dell’Assunta (purtroppo
attualmente inagibile), in considerazione del fatto che il Santo Medico e
Martire gode di una venerazione speciale da parte della popolazione. Questo
evento esterno, dall’epoca della cura del Parroco Don Luigi Ferrillo, già spostato
da fine gennaio/inizi di febbraio, a maggio, è andato progressivamente perdendosi
(nella speranza che non sia già perduto).
[5]
<<Perché ci spinge verso l’albero quella voglia che spinse Cristo sulla
Croce a dire lietamente ‘Mio Dio’, quando ci redense con il suo sangue>>.
(Dante, Divina Commedia: Purgatorio
XXIII, 73-75).
