Con la Santa Messa delle ore 19 e la mini processione conclusiva si è conclusa la visita della Madonna di Fatima nella comunità di San Giacomo, un evento che per quattro giorni ha richiamato centinaia di fedeli, accorsi per pregare e ammirare la bellezza della statua della Vergine accompagnata dalle reliquie dei tre pastorelli. Calvizzanoweb ha documentato una parte degli eventi, raccogliendo le testimonianze del custode della statua e presidente dell’associazione Maria Santissima Maria, Pasquale Serlengo, e della vicepresidente Donato Corruggiero. Ma ancora una volta il vero motore delle iniziative che ruotano attorno alla parrocchia di San Giacomo è don Ciro, un parroco che continua a macinare idee e progetti con entusiasmo e determinazione. Esattamente dieci anni fa titolammo un articolo “Meno male che don Ciro c’è”. Scrivemmo che non era un parroco anticamorra, ma che la piovra la combatteva ugualmente. E lo fa ancora oggi, indirettamente ma efficacemente, offrendo a centinaia di bambini e ragazzi occasioni di crescita, aggregazione e formazione che li allontanano dai pericoli della strada. Giovani che trovano nella parrocchia una casa, un punto di riferimento, una speranza. In una Calvizzano che continua a fare i conti con carenze strutturali e aggregative, la Chiesa rappresenta un presidio vitale. Grazie all’opera di don Ciro e del viceparroco don Raffaele Sigillo, due sacerdoti aperti e moderni, la nostra città è riuscita a farsi conoscere ben oltre i confini locali. Lo dimostrano i numeri record del “Villaggio di Dio”. Lo dimostrano le migliaia di fedeli che parteciparono all’apertura della Porta Santa e a tante altre iniziative che si sono susseguite negli anni. Ma al di là dei numeri, dei progetti e delle opere, resta il valore più importante: quello di una comunità che si ritrova, si riconosce e cresce insieme. E mentre le note dell’ultimo canto si spegnevano e la statua della Madonna di Fatima lasciava Calvizzano, ai fedeli è rimasto il dono più prezioso: un messaggio di speranza. Quasi come una madre che saluta i propri figli prima di riprendere il cammino, la Vergine Maria ha lasciato alla comunità l’invito a non perdere la fede, a custodire l’unità e a guardare al futuro con fiducia. In tempi difficili, segnati da incertezze e paure (concetto ribadito più volte da don Ciro nelle varie omelie), la sua presenza tra noi ha ricordato che la speranza nasce dalla preghiera, dalla solidarietà e dall’amore verso il prossimo. Un saluto silenzioso ma potente, destinato ad accompagnare Calvizzano ben oltre questi quattro giorni di grazia. Perché le statue passano, gli eventi si concludono e le luci delle celebrazioni si spengono, ma restano i semi che vengono piantati nei cuori. E in questi giorni la Madonna di Fatima ha lasciato alla nostra comunità il seme più prezioso: la certezza che, uniti nella fede e nella solidarietà, nessuna sfida è impossibile da affrontare. Per questo, oggi come dieci anni fa, una considerazione resta più attuale che mai: meno male che don Ciro c’è.