Non
bisogna restituire i fondi e sospendere il lavori. Prima, ci sono tre strade
alternative
Il 30 giugno
2026 non è il limite oltre il quale occorre restituire i soldi o sospendere i
progetti. E’ una scadenza organizzativa
nazionale, fissata per dare alle amministrazioni il tempo di raccogliere e
controllare i documenti.
Le scadenze
europee, stabilite dal Regolamento Ue 2021/241, sono il 31 agosto per completare
gli obiettivi e il 31 dicembre per i pagamenti della Commissione. L’Italia ha
incassato circa 166 miliardi sui 194,4 totali del Piano. Resta da
Chiudere l’ultima
rata di 28,4 miliardi collegata a 159 obiettivi.
Cosa
succede dopo il 30 giugno
Dopo il 30
giugno i progetti entrano nella fase di completamento dei controlli: collaudi,
rendicontazione finale, caricamento dati sul portale ufficiale, verifiche
ambientali, controllo della regolarità degli appalti, tracciabilità dei
pagamenti.
Per gli
interventi che non rientrano nei tempi le strade sono tre. La rimodulazione:
il Governo ha già spostato circa 13,5 miliardi dal Pnrr a risorse nazionali
nella revisione di novembre 2025, mantenendo attive le opere. La seconda
è trasferire gli interventi sui fondi finanziari che possono operare oltre il
2026 (è già accaduto per connettività, agrisolare, infrastrutture idriche e
alloggi per studenti). La terza è ridurre i fondi europei assegnati, con
una revoca o recupero del denaro da chi non ha rispettato gli obblighi.
I soldi si
restituiscono in caso di spese non ammissibili, obiettivi non raggiunti e non
rinegoziati, irregolarità di gara, doppio finanziamento, violazione del Dnsh
(il principio europeo di non danneggiare l’ambiente).
Fonte
settimanale Oggi
