Don Baldassarre Severino: un cuore pastorale al servizio di Dio e del suo popolo. Il prof. Trinchillo ci regala un’altra perla della storia religiosa locale
Don Baldassarre Severino nacque a Mugnano di Napoli il 3 dicembre 1918, da Nicola e da Angela Maria Ricciardiello. Formatosi nel Seminario napoletano, fu ordinato Sacerdote il 26 maggio 1945. Appassionato di Canto Gregoriano, poté coltivare questa sua inclinazione speciale, che fu notata dai Superiori e per questo, dopo un primo periodo di esperienza pastorale, fu nominato Canonico Cantore del Collegio degli Ebdomadari della Cattedrale di Napoli[1], nella primavera dell’anno successivo, cioè nel 1946. Lo zelo per la testimonianza pastorale gli fece accettare la sua prima nomina parrocchiale presso la località rurale di San Rocco di Marano. Fino ad allora, il locale edificio ecclesiale che ospitava la Chiesa era in condizioni molto precarie, e l’impegno fattivo di Don Baldassarre presso la Parrocchia Maranese poté contare sulle sue forti energie giovanili e su un perfetto stato fisico, quasi esuberante, che gli consentì di affrontare fatiche e disagi, da lui considerati una vera e propria opportunità per lavorare come un semplice e “buon operaio nella vigna del Signore”. Preso il possesso canonico il 19 aprile 1953, Don Baldassarre iniziò un instancabile lavoro a Marano di Napoli, per edificare una nuova e splendida Chiesa Parrocchiale, che fu consacrata solennemente dall’Arcivescovo di Napoli, S.E. il Cardinale Marcello Mimmi, arricchita di numerosi locali per le attività pastorali e di una confortevole e dignitosa Casa Canonica. Curò, in quegli anni, in modo particolare, la formazione dei giovani nell’Azione Cattolica Italiana, per procurare nuovi operatori che gli facessero da supporto nella Cura del popolo di Dio. Si era negli anni della vigilia delle innovazioni che coinvolgevano le Comunità cristiane e cattoliche, che sarebbero poi divenute essenziali con l’applicazione delle nuove norme previste dal Concilio Ecumenico Vaticano II, a livello operativo locale. Ci fu molto da realizzare e decidere per le iniziative pastorali, tese a trasformare profondamente in una moderna Sede Pastorale, una Parrocchia rurale e un po’ periferica, rispetto al Centro Storico di Marano, cittadina a Nord di Napoli, molto vivace e in crescita esponenziale della popolazione e dei fedeli, con nuove esigenze, a mente del rinnovamento liturgico ed operativo voluto dal Concilio Vaticano II e messo in atto con la guida e l’ausilio dei Documenti papali e dei Vescovi diocesani, di eccezionale valenza soprattutto negli anni di Sua Santità San Paolo VI e di Sua Eminenza il Cardinale Corrado Ursi, Arcivescovo Metropolita a Napoli.
Dopo i due anni circa in cui a Calvizzano aveva ricoperto il Ministero parrocchiale Don Anselmo Galdieri, che nel 1970 optò per rientrare a Villaricca, suo Paese d’origine, giunse alla Parrocchia San Giacomo Apostolo Maggiore Don Baldassarre, sollecitato in primis dalla famiglia, per motivi di prossimità e di maggiore facilità di spostamento. Fu una brevissima parentesi, perché Don Baldassarre chiese, quasi subito, di poter rientrare nella precedente Parrocchia di San Rocco. Rimase, infatti, nella Comunità Calvizzanese solo fino al 30 aprile 1970, quando, fra lo stupore generale, ritornò tra i fedeli di Marano, dove fu ufficialmente in sede fin dai primi giorni del maggio 1970.
Anche il Pastore che gli successe nella Parrocchia dedicata a San Giacomo Apostolo, cioè Padre Felice Cerroni, nominato poco prima dell’estate del 1970, inseritosi agevolmente e benvoluto dai fedeli di Calvizzano, vi rimase solo due anni, fino al 17 giugno 1972. Il forte legame stretto con molte famiglie locali, l’impegno verso i più fragili e disagiati del paese, la disponibilità ad assicurare ai più giovani lezioni integrative rispetto a quelle della frequenza scolastica, fecero amare dal popolo fortemente Padre Cerrone, che tutti chiamavano ormai con il nome da lui adottato negli anni in cui partecipava della Comunità dei Padri Carmelitani di Napoli, cioè “Padre Bernardo”, che ricambiava tanto affetto e le grandi attenzioni riservategli con un’assoluta dedizione e competenza culturale.[2] Eppure, o forse proprio per questo, perché dotato di forte carisma, Padre Cerrone improvvisamente fu trasferito nella Parrocchia di Santa Maria del Carmine a Napoli, che necessitava, si disse, di un forte Pastore capace di affrontare e risolvere una difficile situazione là creatasi. Lo spostamento, già deliberato nel giugno del 1972, ebbe effetto dalla ripresa delle attività parrocchiali nel settembre di quello stesso anno.
| Il parroco con un nipotino di nome Nicola |
Resasi nuovamente vacante la sede parrocchiale di Calvizzano, Don Baldassarre, già stressato dalle pratiche burocratiche legate all’edificazione e all’abbellimento della nuova Chiesa Parrocchiale di San Rocco, dalle difficoltà di spostamenti fra la sede pastorale e la sua abitazione, rimasta sempre nel nostro Paese, di sicuro anche su specifico consiglio dei medici curanti, avendo cominciato ad avvertire crescenti problemi fisici di tipo cardiaco, rientrò alla Parrocchia San Giacomo.
Sembrò riprendersi completamente: la sua forte tempra, attestata financo dal suo aspetto fisico esuberante, e la volontà di dare un impulso pastorale vivo ed innovativo al suo Ministero, in un momento di rinascita post/conciliare della Chiesa Napoletana, gli fecero probabilmente sottovalutare il rischio di ricadere in significative problematiche si salute.
Presente fino al massimo delle sue forze a tutte le attività legate al suo Ministero Parrocchiale, senza sottrarsi a sforzi e impegni pastorali in una Comunità numerosa come quella calvizzanese, non avvertì specificamente la necessità di salvaguardare con maggiore vigilanza la propria salute fisica ed ecco che un malore inatteso e irreparabile non gli lasciò scampo: Don Baldassarre, così, si spense improvvisamente nella mattinata del 25 ottobre 1975.
La scomparsa di Don Baldassarre Severino lasciò attoniti e addolorati i fedeli delle due Comunità che lo avevano visto impegnato per tanti anni nella vita della cura pastorale: la Comunità della Parrocchia di San Rocco, dove aveva lasciato una vivacità di iniziative proseguite ben oltre la sua partenza per il nuovo incarico, e la Comunità Parrocchiale calvizzanese, cui egli fu sempre legato da amore filiale, tanto da dichiarare in numerose occasioni che egli si sentiva “calvizzanese” anche quando operava e dava il suo apostolato parrocchiale e il suo apporto sacerdotale in una differente sede. Evidentemente il radicamento familiare e l’ansia pastorale, affinché potesse dare un attivo contributo, anche se in condizioni di salute non ottimali, se non alquanto malferme, spingevano una forza di volontà tale che solo il Suo Ritorno alla Casa del Padre poté fermare.
Lasciò un ottimo ricordo di sé e del suo operato in tutta la Comunità di Calvizzano, e soprattutto in chi, in quegli anni contribuiva, in vari modi, titoli e/o ruoli, alla vita e alle attività ecclesiali della Parrocchia San Giacomo Apostolo Maggiore.
Prof. Luigi Trinchillo
[1] Nel linguaggio ecclesiastico il termine arcaico e ormai di uso poco comune di “Ebdomadario” si attribuiva a coloro che, nel Capitolo di una Cattedrale, compiva un ufficio della durata di una settimana, a turno con gli altri Canonici designati per lo stesso incarico.
[2] Questo rapporto privilegiato di Don Felice Cerroni, Padre “Bernardo”, con il popolo di Dio che è a Calvizzano, è attestato in modo indiscutibile dal fatto che, quando egli, nel 1986, lasciò la cura della Parrocchia napoletana citata, decise di stabilirsi definitivamente fra noi, in una semplice abitazione all’inizio di Via Roma e vi trascorse gli ultimi anni fino alla sua scomparsa.