De Magistris: “per Marano serve un’alleanza civica e una legge speciale per il rilancio della città”
Nel ricordo di Vincenzo Esposito, Franco De Magistris lancia un appello per costruire un fronte civico ampio e riformista capace di guidare il risanamento di Marano. Al centro della proposta, il rinnovamento della macchina amministrativa, il superamento delle divisioni politiche e una legge speciale sul modello Caivano per affrontare le criticità del territorio e valorizzarne le potenzialità
Il punto di vista dell’opinionista Franco De Magistris
Mi pongo una domanda: da quando conosco
Vincenzo Esposito? Da sempre.
Purtroppo, al convegno si sono notate
alcune assenze: compagni di Vincenzo che militano nello stesso partito e, ancor
più, alcuni amici conviviali. Me ne sono rammaricato. Forse pensavano che si
volesse utilizzare l'evento per fini politici? Esistono altri luoghi e altri
modi per manifestare il proprio pensiero. Oggi stiamo commemorando Vincenzo:
uomo di grande cultura politica e umana, sindacalista e socialista, di alto
spessore morale, spesso controcorrente. Diverso, per certi aspetti, da Franco
Cavallo, poeta e scrittore anticonformista per natura, al quale è stata
intitolata questa sala e che nel successivo convegno andremo a commemorare. Dopo
gli interventi della figlia Roberta, del professor Modestino Verreggia sul
libro di Gaetano Arfé e del compagno Sanges sull'esperienza sindacale di
Vincenzo, mi limito a ricordare gli incontri quindicinali che si tenevano a
casa dell'onorevole Filippo Caria, in via Orazio, e che si concludevano con una
cena. Era uno dei pochi luoghi dove si discuteva di politica. Eravamo almeno
una ventina di persone: il fior fiore della cultura socialdemocratica e
socialista, gran parte del Circolo Pisacane, come i fratelli Cassese, la moglie
di Franco, il sociologo Gerardo Ragone, l'avvocato Antonio Cimmino, Nino
Cavaliere, Enzo Farina da Caserta, Antonio Simeone, Geppino Vetrano da
Avellino, Franco Vitale, l'ex sindaco di Napoli Franco Picardi. Spesso
partecipavano anche Salvatore Armato e il nostro concittadino, il senatore
Nicola Imbriaco. Molti di loro ci hanno lasciato, come recentemente Nicola
Imbriaco ed Enzo Esposito. Gli incontri si concludevano poi con una settimana
nella tenuta sul mare di Caria, in Calabria. Voglio ricordare un suo pensiero
riguardo a una possibile alleanza tra centrodestra e centrosinistra. Filippo
Caria, uomo che aveva partecipato alla Resistenza, socialdemocratico per tutta
la vita, consigliere comunale, assessore regionale e deputato, teneva a
sottolineare:
«Un comunista può diventare
socialdemocratico; un fascista, un reazionario, resta tale e quale».
Da opinionista, oggi, desidero esporre il
mio pensiero, maturato anche nei colloqui con Vincenzo Esposito: affermare la
buona politica contro la cattiva politica, il bene pubblico contro gli
interessi particolari e promuovere un radicale rinnovamento della burocrazia.
Calandoci nella realtà locale, vedo ancora
una divisione tra coloro che auspicano che il TAR si esprima favorevolmente nei
confronti dell'ex sindaco Morra e coloro che sostengono l'incandidabilità di
alcuni consiglieri, come richiesto dal Tribunale di Napoli Nord. Da convinto
democratico, preferisco che ad amministrare una città sia un sindaco,
espressione della volontà dei cittadini, e non un commissario prefettizio.
Bisogna però prendere atto che la
Commissione Straordinaria del Comune di Marano e il prefetto Vincenzo
Cardellicchio stanno compiendo alcuni, seppur timidi, tentativi per cambiare il
volto della città. Ultimo esempio è il progetto di riqualificazione urbana del
centro storico.
Sia nel caso del reintegro dell'ex sindaco
Matteo Morra sia nel caso contrario, i problemi restano e devono essere
affrontati. Comunque, tra un anno o un anno e mezzo si tornerà alle urne.
Per comprendere meglio la situazione,
partirei dalle relazioni del Ministero dell'Interno allegate agli ultimi due
scioglimenti del Consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Il
fenomeno non riguarda soltanto Marano, ma l'intero comprensorio. Il problema
non è limitato a qualche consigliere comunale, ma coinvolge anche alcuni
dipendenti della macchina amministrativa.
L'articolo 143 del Testo Unico degli Enti
Locali, trattandosi di una misura preventiva, oggi appare inadeguato e
necessita di una revisione. Potrebbe significare poco o nulla avere un rapporto
di parentela o affinità con un camorrista o un mafioso. Nel caso di Marano,
dove quasi la metà degli abitanti, risalendo alla quinta generazione, si trova
in tale condizione, ciò significherebbe impedire a gran parte dei cittadini di
candidarsi. Questo sarebbe in contrasto con il diritto di elettorato passivo e
con i principi democratici sanciti dalla Costituzione.
Il problema principale resta invece la
macchina comunale che, come nel nostro caso, è sottodimensionata per la carenza
di personale specializzato e, cosa ancor più grave, presenta alcuni settori
strategici corrotti e inquinati.
Anche qui desidero fare una precisazione.
Viviamo in uno Stato di diritto che dobbiamo sempre salvaguardare. Quando
determinate indicazioni provengono da organi superiori, quali il Prefetto o il
Ministero dell'Interno, dobbiamo prenderne atto e rispettarle.
Che fare?
Marano ha bisogno di una grande alleanza,
possibilmente di salute pubblica, che porti all'elezione del prossimo sindaco
con una larga maggioranza e alla formazione di una giunta espressione del
meglio che la città possa offrire, capace di dialogare con autorevolezza ed
esperienza con tutte le istituzioni: Governo nazionale, Regione Campania e
Città Metropolitana.
Sarebbe sufficiente un gruppo di dieci
persone volenterose, dotate di una visione d'insieme, disposte a lavorare per
un reale cambiamento della città. Consentitemi di osservare che, in quella
sala, erano presenti numerose personalità espressione della società civile. Se
fosse ancora vivo Vincenzo, probabilmente rappresenteremmo il 65% del consenso
cittadino.
Occorrerebbe elaborare un programma di
massima e presentarlo ai partiti e ai movimenti politici. Se uno di questi — il
Partito Democratico, Forza Italia o il Movimento 5 Stelle — dovesse indicare
una personalità di valore, condividendo la nostra impostazione riformista,
questa potrebbe diventare il candidato sindaco. In caso contrario, sarà il
tavolo stesso, una volta definito il programma, a individuare il candidato, che
dovrà essere il coordinatore del gruppo e rappresentare il mondo delle
professioni, del commercio, dell'artigianato e, più in generale, il meglio
dell'intera cittadinanza. Una figura inclusiva e adeguata alle esigenze del
momento.
Questo è il metodo più democratico,
invocato anche dal compianto Enzo Esposito:
«Questa volta riusciremo a costruire
un movimento civico per la buona politica, le buone pratiche e il buon governo
della città».
Un'idea condivisa anche dal dottor Gennaro
Pezzella.
Rifiutiamo un candidato sindaco divisivo,
sia esso imposto dall'alto oppure designato da un generale, da un procuratore
della Repubblica.
Per i problemi esistenti e per le grandi
potenzialità, materiali e immateriali, ancora inespresse, e per evitare che ai
cinque scioglimenti già avvenuti se ne aggiungano altri cinque, Marano ha
bisogno, in attesa di una modifica della normativa vigente, di una legge
speciale, sul modello di Caivano.
Per non citare il caso di Marano Lagunare,
che grazie a specifici interventi legislativi ha saputo trasformare il volto
della città e della laguna, pur in presenza di problematiche molto diverse da
quelle di Marano di Napoli.
Su questo tema intendiamo renderci
promotori, nei primi giorni di settembre, di un pubblico dibattito con tutti i
rappresentanti delle istituzioni. In particolare, con la senatrice Mariolina
Castellone del Movimento 5 Stelle, affinché possa sostenere una proposta di
disegno di legge, e con il senatore Francesco Silvestro di Forza Italia e il
deputato Michele Schiano, espressioni della maggioranza di governo, al fine di
favorire il percorso parlamentare di un apposito DDL.
Franco De Magistris