
Ci sono territori che inseguono lo sviluppo e
territori che lo costruiscono. La differenza, spesso, sta nella capacità di
investire non soltanto nelle opere materiali, ma soprattutto nelle idee, nelle
persone e nell’identità di una comunità. In una parola: nella cultura. Per
troppo tempo la cultura è stata considerata un settore secondario, quasi un
lusso da concedersi nei momenti di prosperità. In realtà è esattamente il
contrario. La cultura è un bisogno primario, perché alimenta la crescita civile
di una comunità, rafforza il senso di appartenenza e crea opportunità
economiche durature. Le riflessioni dell’archeologo Francesco Panzetti,
presidente dell’associazione “Centro Storico di Trivento”, offrono uno
spunto prezioso. Un museo, una biblioteca, un archivio storico, un percorso
culturale ben progettato possono vivere e produrre benefici per decenni,
talvolta per secoli. Sono investimenti che non si esauriscono nell’arco di una
stagione amministrativa ma costruiscono valore nel tempo.
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| Francesco Panzetti |
La cultura, inoltre, genera economia. Attira
visitatori, favorisce la nascita di attività commerciali, crea occupazione,
valorizza il patrimonio immobiliare, sostiene il turismo e le produzioni
locali. Un centro storico vivo culturalmente diventa più attrattivo, più
frequentato, più sicuro. Non è un caso che molte realtà italiane abbiano
trovato proprio nella valorizzazione della propria identità culturale la chiave
per invertire processi di declino e spopolamento. Anche Calvizzano possiede
tutte le potenzialità per intraprendere questo percorso. Ma occorre una
visione. Gli eventi, da soli, non bastano. Le presentazioni di libri, i
concerti, le mostre e le iniziative pubbliche sono importanti, ma producono
risultati duraturi soltanto se inseriti all’interno di una strategia culturale
chiara, condivisa e partecipata. La lezione del passato può essere utile. A Marano,
negli anni delle amministrazioni Bertini e Perrotta, con Antonio Menna
assessore alla Cultura, si sperimentò un modello basato sul coinvolgimento di
scuole, associazioni e cittadini. Attorno a un tavolo si discuteva del futuro
culturale della città e da quel confronto nacquero iniziative che lasciarono un
segno nella comunità. È questo il metodo che andrebbe recuperato: la
progettazione partecipata, capace di mettere in rete energie, competenze e
sensibilità diverse. In quest’ottica il Comune deve svolgere il ruolo di
direttore d’orchestra, coordinando e valorizzando tutte le realtà presenti sul
territorio. Nessuno può costruire un progetto culturale da solo. La cultura
vive di relazioni, collaborazione e condivisione.  |
| Antonio Menna: negli anni in cui fu assessore alla Cultura, Marano attraversò una stagione di grande vivacità culturale |
Per questo motivo
l’attenzione è oggi rivolta alla neo delegata alla Cultura, Fabiana Sarracino.
Le qualità umane e organizzative che le vengono unanimemente riconosciute
rappresentano certamente un buon punto di partenza. L’auspicio è che possa
inaugurare una stagione nuova, capace di valorizzare tutte le espressioni
culturali del territorio e di dare spazio alle tante energie creative presenti
nella comunità.  |
| Fabiana Sarracino |
Tra le questioni che meritano una riflessione vi è certamente
quella della promozione degli autori locali. Nella passata consiliatura sono
state organizzate numerose presentazioni di libri, ma in diversi casi non si è
riusciti a garantire adeguata visibilità agli scrittori del territorio, a
coloro che nelle loro opere raccontano Calvizzano, la sua storia, le sue
tradizioni e la sua identità. Una comunità che non valorizza i propri talenti
rischia di disperdere una parte importante della propria memoria e della
propria ricchezza culturale. Sarebbe quindi un segnale importante se la nuova
delegata riuscisse a invertire questa tendenza, promuovendo una programmazione
inclusiva e attenta anche agli autori locali, senza chiusure ma con la
consapevolezza che la cultura cresce quando sa riconoscere e valorizzare le
proprie radici. Calvizzano ha bisogno di una cultura che non sia soltanto
intrattenimento, ma progettualità. Ha bisogno di un vento costante che gonfi le
vele della crescita sociale ed economica. Quel vento esiste già e si chiama
cultura. Sta alla politica, alle associazioni, alle scuole e ai cittadini avere
il coraggio di orientare le vele nella direzione giusta.