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| Lo scrittore Fabrizio Ciccarelli inscenò una singolare forma di protesta pacifica, facendosi fotografare davanti al polifunzionale che, dopo qualche mese, fu denominato Villa Calvisia |
Ci sono battaglie che si perdono nelle aule dei consigli comunali, tra cavilli, rinvii e strategie politiche. E poi ci sono battaglie che, pur sconfitte ufficialmente, continuano a vivere nella memoria collettiva di una comunità. È il caso del tentativo, mai realmente accolto, di intitolare la villa comunale di Calvizzano (Villa Calvisia) a Francesco Davide, conosciuto da tutti come “Spellicchione”. Una proposta nata dal basso, lontana dalle logiche di partito e dai soliti nomi celebrativi. Non un politico, non un santo, non un eroe di guerra. Ma un uomo semplice, fragile, emarginato, diventato simbolo silenzioso degli “ultimi”. Proprio per questo, forse, quella proposta faceva paura.
Nel dicembre del 2016 la questione arrivò in Consiglio comunale grazie a una mozione presentata dall’allora consigliera di minoranza Angela De Vito, sostenuta anche da Biagio Sequino e Michele D’Ambra. L’idea era semplice quanto rivoluzionaria: dedicare uno spazio pubblico importante non al potere o alla gloria, ma alla dignità di chi aveva vissuto una vita difficile, segnata dalla povertà, dalla solitudine e dalla derisione (vedi bullismo). La discussione, però, si trasformò subito in un caso politico. Tra richiami alla Commissione toponomastica, polemiche procedurali e accuse reciproche, il vero tema finì in secondo piano. Per molti cittadini apparve chiaro che la proposta non fosse stata respinta per mancanza di valore simbolico, ma perché proveniva da ambienti scomodi all’amministrazione dell’epoca. Eppure attorno al nome di Francesco Davide si era creato qualcosa di raro: un consenso trasversale fatto di intellettuali, artisti, associazioni, sacerdoti e semplici cittadini. Scrittori come Fabrizio Ciccarelli, attori, musicisti, studiosi locali e persone comuni avevano aderito all’iniziativa vedendo in quella intitolazione un gesto di civiltà e umanità. L’idea era potente e “rivoluzionaria”: trasformare la villa comunale in un luogo che ricordasse non il successo, ma la fragilità umana. Dare finalmente un nome e una dignità pubblica a chi, in vita, era stato spesso ignorato o preso in giro.
La proposta venne bocciata e la
struttura prese un altro nome. Ma a distanza di anni, quella mancata
intitolazione continua a far discutere. Per molti calvizzanesi, la villa resta
idealmente “Villa Francesco Davide”. Non per nostalgia politica, ma perché
quella storia ha lasciato una domanda ancora aperta: una comunità riesce
davvero a definirsi civile se non trova spazio per ricordare gli ultimi?
Tra vie dedicate a condottieri,
sovrani, filosofi e personaggi illustri, forse ci sarebbe stato posto anche per
un uomo povero, solo e profondamente umano. Uno di quelli che non finiscono nei
libri di storia, ma restano impressi nella memoria autentica delle persone.
Oltre a tanti cittadini e politici (Antonio Mauriello, Giuseppe Santopaolo
dell’ex maggioranza), aderirono alla proposta dell’epoca:
Pasquale Musella (Autore del disco “Via Provinciale,
15”).
Jvette Laudani (Amministratrice del gruppo “Sei di Calvizzano se…” riferimento
virtuale
per tutti i concittadini, giornalisti, politici e attività commerciali).
Lella
Di Marino (scrittrice conosciuta in tutt’Italia).
Antonio
Furiano (attore, regista teatrale).
Peppe Guarino (organizzatore di eventi tra cui Rockalvi).
Don
Ciro (amatissimo parroco della comunità
calvizzanese
Fabio Izzo (attore, cantante e co-gestore del teatro Alfieri).
Peppe Pezone (appassionato e studioso di storia locale: grazie ai
suoi articoli siamo venuti a conoscenza di tanti retroscena sulla vita di
Francesco Davide).
Lia Ricciardiello (autrice di poesie e racconti, fondatrice del gruppo social
“Amazzone”.
Angelo Castiello (fondatore dell’associazione Audax Gaudianum che ha diffuso la pratica del
basket a Calvizzano).
