“Rieccoli”, poesia di Ciro Lattero
Rieccoli
i ladri
quasi
per puntiglio
ad esercitare
il loro
mestiere
come
proletari
del cielo
trovati
a lucidare
le stelle
ad una
ad una.
Trovati
ad annusare
il ponente
erano
più di cento
erano
più di mille
tra le fessure
dei canneti
a spiare
la corriera
che partiva
piena
di gente
che lasciava
le loro case
vuote
e
incustodite.
Dall'Ape Regina.
Quindi datata e senza alcun sospetto per eventuali
riferimenti a nessuno accadimento.
Per il poeta il tempo è entità astratta: passato,
presente e futuro sono non l'orologio dei più ma l'eterno dei meno.
Ciro Lattero
Questa poesia colpisce per la sua capacità di
trasformare una scena quasi marginale, i ladri che attendono le case vuote, in
una visione mitica e sospesa. I “proletari del cielo” sono figure insieme
concrete e simboliche: uomini poveri, certo, ma anche creature notturne che
sembrano appartenere a un ordine cosmico, intenti addirittura a “lucidare le
stelle”.
“Attribuisco al proletariato - dice Lattero -
il gesto di pulire le stelle una a una: perché a chi è povero si può rubare
tutto tranne i sogni. E chi ruba una mela non è un ladro, ma qualcuno spinto
dalla necessità”.
