“Nu cafè cu Mimì”, la rivoluzione che Calvizzano aspetta ancora: tra poesia, memoria e urne imminenti

 Sottofondo musicale di Stefano Ronchi: cliccate e ascoltate (la poesia di Giorgio Zapparella, dedicata al fondatore di Calvizzanoweb Mimmo Rosiello, è inserita nell'Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei 2020) 

A Calvizzano si torna a votare tra una settimana. Da una parte l’ex sindaco Pirozzi, dall’altra l’ex vicesindaco Borrelli ed ex consigliere metropolitano. Due volti già noti alla città, due storie politiche che si rincorrono mentre, fuori dai manifesti e dalle promesse elettorali, resta sospesa una domanda più profonda: Calvizzano è davvero cambiata? Cinque anni fa, commentando la poesia “Nu cafè cu Mimì” di Giorgio Zapparella, dedicata al fondatore di Calvizzanoweb Mimmo Rosiello, scrivevamo che “con le parole e la fantasia non si cambia il mondo. Occorrono le rivoluzioni culturali”. Oggi, a distanza di tempo, quella riflessione pesa ancora di più. Perché il problema non è mai stato soltanto amministrativo. Non basta cambiare un sindaco, un simbolo o uno slogan se non cambia il modo di vivere la città, di ascoltarla, di raccontarla. E forse è proprio questo il cuore della poesia di Giorgio Zapparella: quel “cafè cu Mimì” non è nostalgia, ma un gesto di resistenza civile. È il bisogno di fermarsi a parlare quando tutti corrono. Di dare voce alle storie dimenticate. Di cercare ancora umanità in un paese che troppo spesso sembra assuefatto all’indifferenza. Nel frattempo, molti di quelli che un tempo applaudivano il lavoro di Calvizzanoweb sono spariti nel silenzio. Le pacche sulle spalle si sono consumate con gli anni, sostituite dalla distrazione o dalla convenienza del momento. Eppure la “rivoluzione culturale” evocata allora continua a camminare sottovoce, ostinata, proprio come quel barbone raccontato nella poesia: uno che cercava la vita tra le parole e finì per incontrare la morte. Oggi Calvizzano vive l’ennesima campagna elettorale fatta di promesse, accuse reciproche e vecchi equilibri che ritornano. Pirozzi contro Borrelli. Il passato che sfida il passato, mentre il futuro resta ancora tutto da scrivere. Ma la vera sfida non sarà soltanto vincere le elezioni: sarà restituire alla città un’anima collettiva, un senso di appartenenza, una visione capace di andare oltre il consenso immediato. Perché senza una rivoluzione culturale, anche la politica rischia di diventare soltanto amministrazione della stanchezza. E allora quell’invito contenuto nella poesia suona oggi più attuale che mai: “Pigliammece ‘nu cafè”. Non come rifugio nostalgico, ma come ultimo spazio possibile di confronto, ascolto e verità. Perché forse la poesia da sola non cambia il mondo. Ma senza poesia, senza memoria e senza coscienza critica, il mondo resta esattamente com’è.


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