Nell'antichità Mugnano è stata un grande polo tessile
a conduzione familiare con la canapa in primis, sartoriale poi. Si
realizzavano, qui da noi, finanche il cordame per le navi borboniche, alcune
famiglie per tali prerogative assumevano il soprannome di funari, come quelli
che abitavano nel palazzo Capecelatro che avevano convertito, poi, la loro
attività in salumeria. Nei primi anni del XX secolo il paese pullulava di
sartorie, le ultime che ricordo sono quella di Rocco Sarnataro su al Ritiro, Di
Carmine in piazza Dante e di un ultima in via De Gasperi di Geppino 'o
sarto, papà del sindaco Sarnataro, figura storica che realizzava soprattutto
abiti eleganti per uomo, sposi e non. Lasciò l'attività sul finire degli anni
ottanta del '900, ma fu portata avanti da altri di cui non si hanno i
nomi. Disseminate in città vi era anche un piccolo mondo di fabbrichette
in cui si realizzavano divise militari ed erano composte da un numero rilevante
di lavoranti. Ricordiamo quella di Giuseppe Di Stasio, soprannominato 'O
pirchio e quella di Giovanni Mandara, detto 'O ferracavallo. Un mondo ormai
finito, occasioni lavorative dissolte, altre invece convertite in nuove
possibilità.
Testo di Carmine Cecere
Foto tratta da Mugnano Antica
