Flotilla intercettata, proteste europee contro Israele dopo il video di Ben-Gvir

Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo

Le immagini di decine di attivisti internazionali, tra cui ventinove cittadini italiani, ripresi bendati, con le mani bloccate da fascette di plastica e inginocchiati all’interno di un’area del porto israeliano di Ashdod dopo l’intercettazione della Global Sumud Flotilla, avvenuta, secondo gli organizzatori della missione, in acque internazionali al largo di Cipro, hanno aperto una crisi diplomatica che nel giro di poche ore ha coinvolto diversi governi occidentali. A innescare il caso è stata soprattutto la diffusione di un video pubblicato dal ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, nel quale il ministro attraversa il gruppo dei fermati rivendicando la linea dura adottata dal governo israeliano nei confronti della spedizione. La Farnesina ha convocato l’ambasciatore israeliano a Roma definendo “inaccettabile” il trattamento riservato ai cittadini italiani coinvolti nell’operazione, mentre anche altre cancellerie europee hanno espresso preoccupazione per le modalità dell’intervento e per l’impatto diplomatico delle immagini diffuse nelle ultime ore. La vicenda sembra segnare un passaggio politico e simbolico rilevante nel rapporto tra Israele e parte dell’opinione pubblica occidentale. Il consenso internazionale verso l’offensiva israeliana a Gaza risultava già indebolito da mesi di guerra, dalla crisi umanitaria nella Striscia e dall’alto numero di vittime civili palestinesi riportato da organizzazioni internazionali e autorità sanitarie locali. Tuttavia, molti governi europei e nordamericani avevano continuato a sostenere il diritto di Israele a reagire agli attacchi di Hamas, mantenendo una linea diplomatica prudente.

L’episodio di Ashdod rischia però di modificare almeno in parte la percezione pubblica della crisi, perché le immagini diffuse nelle ultime ore non riguardano direttamente il teatro di guerra di Gaza ma cittadini europei fermati dalle autorità israeliane nel contesto di un’operazione ad alta esposizione mediatica. Dal punto di vista operativo, la spedizione della Flotilla aveva possibilità limitate di raggiungere Gaza o di incidere concretamente sul blocco navale imposto da Israele. La sua rilevanza appariva soprattutto simbolica e politica: costringere il governo israeliano a gestire pubblicamente una missione internazionale composta da attivisti, giornalisti e cittadini occidentali. Secondo osservatori diplomatici e analisti, la risposta adottata dal governo israeliano e soprattutto la successiva diffusione delle immagini da parte di Ben-Gvir, potrebbe avere prodotto un effetto politico opposto rispetto a quello auspicato sul piano interno, amplificando invece le critiche internazionali già rivolte all’esecutivo di Tel Aviv per la gestione della guerra a Gaza. Nelle ultime ore, inoltre, alcuni media israeliani hanno riferito di possibili tensioni interne all’esecutivo circa il danno diplomatico provocato dalla diffusione dei video dell’operazione, anche se non risultano al momento conferme ufficiali da parte del governo israeliano. Per mesi molte democrazie occidentali hanno cercato di mantenere un equilibrio tra il sostegno a Israele e le crescenti preoccupazioni umanitarie legate alla situazione di Gaza. Le immagini provenienti da Ashdod rischiano ora di rendere questo equilibrio ancora più fragile, soprattutto perché il caso coinvolge direttamente cittadini europei e occidentali, riducendo quella distanza politica e psicologica che finora aveva consentito ai governi alleati di Tel Aviv di contenere il costo diplomatico della crisi.

Giuseppe Cerullo

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