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| Imbocco via Garibaldi |
C’è una domanda che quest' amministrazione decretata dalle urne non potrà più evitare: come può una città di 13 mila abitanti continuare a vivere senza una vera idea di futuro? Il confronto con Foiano di Val Fortore è impietoso, volendo fare un esempio. Un borgo di appena 1.300 abitanti ha scelto di investire sulla propria identità culturale, sulla memoria storica, sui reperti archeologici, sulla valorizzazione del territorio attraverso un ecomuseo e una strategia di lungo periodo. Ha capito che il futuro passa dalla capacità di raccontare sé stessi. Calvizzano, invece, rischia ancora di restare intrappolata in un presente fatto di emergenze croniche, improvvisazione e assenza di visione. Perché la verità è che oggi la città vive due crisi profonde: una culturale e una infrastrutturale. Da un lato manca un progetto identitario capace di valorizzare la storia del territorio, i ritrovamenti archeologici, le tradizioni e il patrimonio locale. Dall’altro esiste un’emergenza viaria ormai fuori controllo, che ogni giorno peggiora la qualità della vita dei cittadini. Bastano poche strade congestionate per paralizzare l’intero paese. Il traffico cittadino è diventato il simbolo concreto di una crescita urbana disordinata, mai accompagnata da una pianificazione seria della mobilità. Ore perse in auto (si verifica spesso), caos agli ingressi cittadini, collegamenti insufficienti, attraversamenti saturi: una città bloccata fisicamente e mentalmente. E il problema più grave è che tutto questo viene ormai considerato normale. Invece, non lo è. Una comunità che vuole crescere non può limitarsi alla gestione quotidiana delle emergenze. Deve avere il coraggio di immaginare il futuro. E il futuro di Calvizzano passa inevitabilmente da due parole: identità e infrastrutture. Da una parte serve finalmente un museo civico moderno, capace di utilizzare realtà virtuale, ricostruzioni digitali e nuove tecnologie per trasformare la memoria storica in attrattore turistico e culturale. Un luogo vivo, frequentato dai giovani, dalle scuole, dai visitatori. Dall’altra serve un piano straordinario per la viabilità: nuovi collegamenti, revisione dei flussi di traffico, parcheggi di interscambio, mobilità sostenibile, collegamenti più efficienti con l’area metropolitana e una progettazione urbana degna di una città moderna. Perché una città non può parlare di sviluppo se i cittadini restano prigionieri nel traffico e se il territorio continua a non avere un’identità riconoscibile. La politica locale negli ultimi anni troppo spesso si è rifugiata nella logica delle piccole opere simboliche, delle inaugurazioni estemporanee, dell’apparenza trasformata in propaganda. Ma le panchine, le villette e le operazioni estetiche senza manutenzione non costruiscono futuro.Costruire futuro significa lasciare qualcosa che resti tra vent’anni.
La vera sfida, dunque, dell' amministrazione Borrelli sarà questa: fare in modo che un giorno si venga a Calvizzano non per attraversarla nel traffico, ma per viverla, visitarla, riconoscerla come una città con una storia, una funzione e un’identità precisa. Foiano di Val Fortore ha dimostrato (vedi rapporto Economia Sannio 2024) che anche una piccola comunità può avere una grande visione. Adesso Calvizzano deve decidere se continuare a sopravvivere nel caos oppure diventare finalmente una città pensata per i cittadini e per il futuro.