Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo
Nel giorno del voto nei comuni dell’hinterland
napoletano, riproponiamo in versione aggiornata una riflessione del nostro
editorialista Giuseppe Cerullo, pubblicata nel febbraio scorso, sul rapporto
tra leadership, competenza e fiducia pubblica.
Oggi diversi comuni dell’hinterland napoletano tornano
alle urne in una fase politica particolarmente delicata. Dopo mesi di
confronti, trattative, candidature annunciate e alleanze costruite nel tempo,
arriva il momento della scelta democratica. Ed è proprio nel giorno del voto
che torna centrale una domanda destinata ad accompagnare ogni stagione
amministrativa: cosa rende davvero credibile una classe dirigente?
Calvizzano affronta questa prova dopo la conclusione
anticipata dell’esperienza amministrativa segnata dalle dimissioni notarili di
dieci consiglieri; Mugnano arriva al termine naturale di un lungo ciclo
politico iniziato cinque anni fa e prolungato dall’emergenza pandemica; Marano,
pur distante ancora dal voto, vive già una fase di fermento e riposizionamenti.
Realtà differenti, accomunate però dalla stessa necessità: ricostruire fiducia,
stabilità istituzionale e capacità di governo.
Negli ultimi mesi si sono moltiplicate dichiarazioni
di disponibilità, proposte di candidatura e iniziative politiche nate spesso
prima ancora della definizione di programmi condivisi e coalizioni solide. È
una dinamica legittima, espressione della partecipazione democratica e della
volontà di contribuire alla vita pubblica. Ma è anche il segno di una stagione
politica nella quale la velocità della comunicazione rischia talvolta di
prevalere sui tempi più lenti della costruzione politica e amministrativa.
Per lungo tempo, nelle comunità locali, la leadership
non era oggetto di auto-proclamazione, ma il risultato di un riconoscimento
maturato nel tempo. Si veniva chiamati a guidare perché si era dimostrato di
saper ascoltare, amministrare, mediare, costruire relazioni solide e affrontare
le difficoltà. Oggi sembra emergere più spesso una dinamica diversa: l’annuncio
precede il percorso, la candidatura anticipa la legittimazione, la
disponibilità personale sostituisce talvolta la selezione collettiva.
Non è necessariamente un limite, né una colpa. È il
riflesso di una politica profondamente cambiata. E tuttavia, soprattutto nei
territori che escono da crisi amministrative o da stagioni particolarmente
complesse, la scelta della guida politica richiede equilibrio, maturazione e
capacità di costruire visioni credibili.
È qui che la riflessione assume un significato più
ampio.
Nella storia degli uomini ritorna spesso il tema del
limite e della misura. Accade nella Torre di Babele e accade nel mito di Icaro:
in entrambi i casi non è l’ambizione il problema, ma il venir meno della
consapevolezza. Gli uomini di Babele volevano raggiungere il cielo; Icaro
desiderava spingersi oltre ciò che le sue ali potessero sostenere. E così
entrambe le storie consegnano una lezione ancora attuale: quando il desiderio
di salire non è accompagnato da adeguata preparazione e solidità, il rischio di
smarrire equilibrio diventa concreto.
Ogni comunità vive infatti di equilibri delicati.
Esistono responsabilità che richiedono esperienza, competenze maturate nel
tempo, capacità di tenere insieme visione e concretezza. Non basta desiderare
un ruolo per essere pronti ad affrontarne il peso, così come non basta
costruire rapidamente per garantire stabilità.
Le strutture complesse hanno bisogno di fondamenta
profonde e di squadre coese, costruite attraverso un lavoro paziente e
continuo. Eppure, periodicamente, riaffiora la tentazione dell’ascesa rapida,
della leadership anticipata, della visibilità immediata. È in questo passaggio
che le antiche metafore tornano sorprendentemente attuali.
Quando la preparazione non cresce insieme
all’ambizione, il rischio non riguarda soltanto chi aspira a guidare. Decisioni
fragili, mancanza di equilibrio e difficoltà nella gestione amministrativa
finiscono inevitabilmente per coinvolgere l’intera comunità. La confusione di
Babele e la caduta di Icaro raccontano proprio questo: l’importanza di
riconoscere il valore del limite come elemento di responsabilità e non come
ostacolo al merito.
Il limite, infatti, non frena la qualità: la rende
credibile. I ruoli di maggiore responsabilità richiedono percorsi di
maturazione che consentano di verificare capacità, temperamento e attitudine
alla guida. Richiedono squadre vere, costruite nel tempo, fondate sulla fiducia
reciproca e sulla condivisione delle difficoltà.
La leadership autentica non ha bisogno di apparire più
alta degli altri; ha bisogno di garantire stabilità, continuità e affidabilità.
Per questo le comunità chiamate oggi al voto sono di fronte a una scelta che va
oltre i nomi e le appartenenze politiche. Devono scegliere se premiare la
solidità o la fretta, la costruzione o l’improvvisazione, la credibilità
maturata nel tempo o la semplice esposizione pubblica.
La storia insegna che le crisi più profonde raramente
nascono all’improvviso: spesso iniziano quando si smette di distinguere tra
desiderio e preparazione, tra visibilità e capacità, tra consenso immediato e
affidabilità nel tempo.
La vera altezza non è quella che si proclama, ma
quella che riesce a sostenersi nel tempo. E la differenza, ancora oggi,
continua a farla la solidità delle fondamenta.
Giuseppe Cerullo
