A Calvizzano
esistono idee che tornano ciclicamente nel dibattito politico, soprattutto
quando si avvicinano le elezioni. Tra queste c’è il progetto del Museo della
Rivoluzione Partenopea, un’iniziativa che avrebbe potuto rappresentare un
importante elemento di valorizzazione culturale e identitaria per il
territorio. Un progetto ambizioso, capace di collegare la storia locale alla
più ampia vicenda della rivoluzione del 1799 nel Regno di Napoli. Eppure, a
oggi, questa idea è rimasta soltanto sulla carta, nonostante aver governato con
una maggioranza bulgara per oltre cinque anni.
Durante
l’ultima consiliatura, l’amministrazione guidata dall’ex sindaco Giacomo
Pirozzi non è riuscita neppure ad avviare concretamente il percorso per la sua
realizzazione. Nessun atto significativo, nessun passaggio amministrativo che
lasciasse intravedere l’inizio di un progetto che pure era stato evocato più
volte nel dibattito pubblico.
In questo
contesto, un ruolo particolare avrebbe dovuto svolgerlo anche l’allora
assessora alla cultura Francesca Nastro. Proprio per la delega ricoperta,
sarebbe stata tra le prime figure istituzionali chiamate a promuovere e
spingere un’iniziativa di questo tipo. Tuttavia, anche su questo fronte non si
sono registrati passi concreti né iniziative capaci di trasformare l’idea del
museo in un percorso amministrativo reale.
Le
responsabilità, tuttavia, non possono essere attribuite a una sola figura. La
politica locale, nel suo complesso, non ha dimostrato la determinazione
necessaria per trasformare quell’idea in un’iniziativa concreta.
A partire da
chi ha fatto parte della maggioranza per lungo tempo, come Luciano Borrelli e
Pasquale Napolano, rimasti in amministrazione fino al momento del passaggio
all’opposizione. Se il progetto era ritenuto davvero strategico, sarebbe stato
lecito aspettarsi una spinta più forte per la sua realizzazione prima della
crisi politica che ha portato alla sfiducia del sindaco.
Anche tra i
consiglieri di opposizione il tema non ha trovato una reale continuità di
impegno. L’ex candidato sindaco di Legalità Possibile ed ex assessore Oscar
Pisani, che aveva inserito il museo nel proprio programma elettorale, non ha fatto
nulla per portare avanti concretamente
la proposta durante la sua permanenza in Consiglio comunale. Allo stesso modo,
Giovanna Bianco, eletta nella lista Legalità Possibile in opposizione al
sindaco e successivamente divenuta una delle sue sostenitrici più fedeli, non
ha mai posto il progetto al centro dell’azione politica.
Infine,
Valentino De Rosa, subentrato proprio a Pisani, non ha avuto modo di incidere
su una proposta che nel frattempo era ormai scomparsa dall’agenda
amministrativa.
Diverso il
discorso per i tre consiglieri della lista Vinciamo per Calvizzano (Santopaolo,
Felaco e Trinchillo) che nel loro programma elettorale non avevano previsto la
realizzazione del museo e che hanno attraversato nel tempo diverse collocazioni
politiche tra maggioranza e opposizione. Lo stesso vale per gli ex esponenti
della lista Reset, Michele D’Ambra e Francesco Ferrillo, passati
all’opposizione dopo meno di un anno di esperienza amministrativa. A loro non
può essere ascritta alcuna colpa.
In questo
quadro frammentato emerge una verità semplice: il Museo della Rivoluzione
Partenopea non è stato una priorità reale per nessuno. Troppo spesso i progetti
culturali diventano slogan utili in campagna elettorale, ma privi della volontà
politica necessaria per essere realizzati.
Eppure l’idea
resta valida. Un museo dedicato alla Rivoluzione Partenopea potrebbe
rappresentare per Calvizzano un’opportunità culturale, turistica e identitaria.
Potrebbe diventare uno spazio di memoria e di approfondimento storico, capace
di coinvolgere scuole, studiosi e cittadini.
Per questo
motivo noi di Calvizzanoweb continueremo a sostenere questa proposta,
indipendentemente da chi deciderà di portarla avanti. Anche chi in passato non
ha fatto nulla per realizzarla potrà dimostrare la propria buona fede, ma solo
attraverso atti concreti.
Le promesse
non bastano più. Se il Museo della Rivoluzione Partenopea deve davvero
diventare realtà, serviranno scelte amministrative chiare, progettazione,
risorse e soprattutto una volontà politica che finora è mancata.
Solo allora
Calvizzano potrà dire di aver trasformato un’idea rimasta sulla carta in un
progetto vero per il futuro della comunità.