Mugnano, nuova toponomastica: chi era Benedetto Vulpes, il medico a cui è stata dedicata la via Mugnano-Calvizzano
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La Commissione toponomastica di Mugnano ha concluso i suoi lavori assegnando nuovi nomi a ben 48 strade. Tra queste vi è la via Mugnano-Calvizzano, la strada che conduce al Cimitero consortile di Mugnano e Calvizzano, costruito su un podere di proprietà dei Vulpes, famiglia nobile mugnanese.
Proprio per questo, la nuova toponomastica dedica la strada a Benedetto Vulpes.
Vediamo quindi chi è e, soprattutto, qual è la sua parentela.
Benedetto Giuseppe Gaetano Andrea Michele Antonio Vulpes nasce a Pescocostanzo, L’Aquila, il 22 maggio 1783, da don Bernardo Maria Donato Venanzio Vulpes e Donna Maria Rachele De Massis. È uno dei primi Vulpes a stanziarsi a Napoli.
Educato alle scienze filosofiche e alle lettere dal fratello Giambattista, studiò queste materie e quelle matematiche presso il seminario arcivescovile di Lanciano e nel monastero di Montecassino.
Venne poi inviato a Napoli, dove venne iniziato alla professione medica; e da quanto imparato aprì sin dal 1808 una scuola medica, mantenuta fino al 1826. Già nel 1803 divenne professore di Anatomia patologica, divenendo professore in seconda del prof. Francesco Antonio Grillo (1770-1848), posto che mantenne fino al 1817, quando divenne direttore dell’Ospedale Carcerario nell’ex Convento di San Francesco di Paola di Napoli.
Nel 1810, tramite concorso, prese il ruolo di Docente di Fisiologia presso l’Università di Napoli “Federico II” e divenne anche medico dell’Ospedale degli Incurabili. Nel 1811 divenne anche medico del manicomio di Aversa, dove per la prima volta venne stilata la statistica degli infermi ricoverati nell’ospedale psichiatrico grazie a lui. Allievo del medico, filosofo e avvocato Niccolò Andria, nel 1812 tradusse il suo testo Chemiae philosophicae elementia. Nel 1817 divenne professore di Medicina Pratica e direttore della Clinica Medica dell’Università di Napoli.
Tra il 1826 e il 1827, decise di viaggiare per l’Europa per fini istruttivi, visitando i nosocomi delle più grandi città europee per poter acquisire nuove conoscenze e tecniche di medicina: viaggiò in Italia, Svizzera, Francia e Inghilterra (dove si sa che visitò le università di Londra, Dublino e Edimburgo).
All’Accademia di Parigi, fece una lezione sulla febbre gastrica napoletana.
Tornato a Napoli nel 1827, fu Segretario perpetuo del Real Istituto d’Incoraggiamento di Napoli, un istituto fondato nel 1806 durante la dominazione napoleonica a Napoli per l’incoraggiamento delle arti scientifiche e utili alla società. Fu anche Socio ordinario della Società Medico-Chirurgica di Londra, di Napoli, della Società Pontaniana e della Società del Collegio de' Medici d'Irlanda e corrispondente delle Società Medico-Chirurgiche di Edimburgo, Berlino, Marsiglia, Perugia e Palermo.
I suoi studi teorici e la sua professione medica si concentrarono molto sulle malattie infettive, soprattutto sul colera e sul tifo: quando nel 1836 ci fu a Napoli un’epidemia di colera, si cimentò a curare gratuitamente e ininterrottamente i malati dell’Ospedale della Consolazione (cioè la Chiesa di Santa Maria della Consolazione, una delle chiese-ospedali che sono oggi parte del complesso storico dell’Ospedale degli Incurabili). Questo gli valse la nomina da parte del Re di Cavaliere della Croce di Francesco I di Borbone.
I suoi studi sono stati pubblicati in testi quali Descrizione ed uso di un nuovo apparecchio per le distillazioni composte (1816), Istituzioni di patologia generale (1830), Sul cholera asiatico osservato in Napoli nell'autunno dell'anno 1836 (1836), Descrizione ed uso di un apparecchio per introdurre nell'intestino retto il fumo di tabacco o di altre sostanze inventato (1838).
Istituzioni di patologia generale (1830)
Nel 1846, si cimentò in una catalogazione degli
strumenti medici ritrovati dagli scavi di Pompei ed Ercolano, tutti
catalogati in due opere, Gli strumenti chirurgici scavati in Ercolano ed in
Pompei raccolti nel Real Museo Borbonico di Napoli e Illustrazione di
tutti gli strumenti chirurgici scavati in Ercolano e in Pompei e che ora
conservansi nel R. Museo Borbonico di Napoli (pubblicato l’anno
successivo).
Illustrazione di tutti gli strumenti
chirurgici scavati in Ercolano e in Pompei e che ora conservansi nel R. Museo
Borbonico di Napoli (1847)
Il 4 ottobre 1834 sposò donna Rachele Giovanna
Ferro, allora quindicenne, di Frattamaggiore, di Gennaro e Marianna di
Sabatino. Con lei farà otto figli:
· Maria
Rachele Clementina Vulpes (n. Napoli, quart. San Giuseppe, 05/08/1835)
· Francesca
Carmela Giovanna Vulpes (n. Napoli, quart. San Giuseppe, 27/06/1837)
· Benedetto
Bernardo Vulpes (Napoli, quart. San Giuseppe, 03/06/1839 – Mugnano di Napoli,
09/06/1911)
· Adelaide
Agnese Teresa Vulpes (Napoli, quart. San Giuseppe, 20/03/1843 – Napoli, quart.
San Giuseppe, 02/04/1846)
· Innocenzo
Giovanni Tarquinio Raffaele Vulpes (n. Napoli, quart. San
Giuseppe, 18/11/1845)
· Antonietta
Raffaella Giovanna Marianna Errichetta Adele Vulpes (n. Napoli, quart. San
Giuseppe, 16/03/1848)
· Giovanni
Battista Carlo Vulpes (Napoli, quart. San Giuseppe, 10/03/1852 – Napoli, quart.
San Giuseppe, 14/07/1852)
· Amalia
Alfonsa Maria Vulpes (Napoli, quart. San Giuseppe, 26/03/1855
– 18/01/1925)
Innocenzo Vulpes sposerà nel 1880 donna Concetta
Maria Giuseppa Mirabelli (n. Calvizzano, 11/01/1809), sorella
primogenita del sen. Conte Giuseppe Mirabelli, nata da Domenico e la
prima moglie Maria Concetta Conte, morta per partorirla; divenendo suo secondo
marito dopo don Angelo Cacciapuoti.
L’ultimogenita Amalia Vulpes, invece, sposerà Gennaro
Raimondo Mirabelli, figlio quintogenito del Conte Mirabelli e
sindaco di Calvizzano dal 1896 al 1899, nel 1876. Questo rende il dott.
Benedetto Vulpes consuocero del Conte Mirabelli.
Dalla loro unione, nascerà Domenico Eligio Mirabelli (Napoli,
quart. Porto, 16/03/1877 – Calvizzano, 06/04/1940), podestà di Calvizzano in
epoca fascista dal 1929 al 1938. Questo rende quindi il dott. Benedetto
Vulpes suo nonno materno.
Albero genealogico di Benedetto Vulpes,
intrecciato con i Mirabelli
Il dott. Benedetto Vulpes morirà a Napoli, nel
quartiere San Giuseppe dove ha sempre vissuto, il 12 maggio 1855, poco dopo la
nascita della sua ultimogenita Amalia.
Sua moglie donna Rachele Ferro si risposerà tre anni più tardi con tale don
Francesco Luigi Danise, nel quartiere Stella; e con egli avrà altri due figli.
Gianpaolo Cacciapuoti