La sfida comunicativa: ex sindaco vittima, Borrelli carnefice? La partita si gioca anche sulla narrazione

 

Borrelli-Pirozzi quando il feeling politico amministrativo era forte

In questa fase politica il vero problema per Borrelli è soprattutto comunicativo. La questione centrale non è solo ciò che è accaduto, ma come viene raccontato e percepito dall’opinione pubblica.

L’ex sindaco occupa oggi una posizione comunicativa più forte. Non ha mai rinunciato alla propria pagina Facebook, strumento che, come è noto, garantisce una visibilità e un numero di contatti superiori rispetto ai profili personali, e può quindi parlare direttamente a una platea ampia e fidelizzata. Ma soprattutto, nell’immaginario che si sta costruendo, ricoprirebbe il ruolo della “vittima”: colui che è stato mandato a casa anticipatamente.

Borrelli, al contrario, rischia di essere incasellato nel ruolo del “carnefice”, cioè di colui che avrebbe determinato quella fine anticipata. È una semplificazione narrativa potente: trasforma una dinamica politica complessa in uno schema elementare, facile da comprendere e da diffondere.

In situazioni come questa, per recuperare il gap comunicativo non basta il silenzio o qualche intervento sporadico. Serve una presenza costante e pubblica. Borrelli dovrebbe “battere il ferro” con decisione, spiegando le proprie ragioni, chiarendo i passaggi, dimostrando di non aver fatto nulla di scorretto e di non meritare l’etichetta negativa che gli viene attribuita.

C’è poi l’aspetto elettorale. Se si ragiona come in passato e si osservano i potenziali candidati di un’eventuale lista Borrelli e quelli che potrebbero sostenere l’ex sindaco, la partita non sembrerebbe così sbilanciata. Anzi, secondo alcune valutazioni, i cosiddetti “mammasantissima” dei suffragi, figure capaci di spostare pacchetti importanti di voti, sarebbero stati in gran parte cooptati nell’area vicina a Borrelli.

Proprio per questo, la strategia alternativa diventa quella comunicativa: se non si può colmare facilmente il divario organizzativo, si prova a riequilibrare la partita sul piano emotivo, rafforzando l’immagine dell’ex sindaco come vittima di un’ingiustizia e dipingendo Borrelli come il responsabile della sua uscita anticipata.

Resta però un interrogativo decisivo: questa narrazione riuscirà davvero ad attecchire? Ridurre tutto alla favola della vittima e del carnefice può funzionare nell’immediato, ma l’elettorato non è necessariamente disposto ad accettare letture troppo semplicistiche. Alla fine, a pesare saranno la credibilità, i fatti e la capacità di spiegare con chiarezza le proprie scelte.

 

La partita è aperta. E si gioca, prima ancora che nelle urne, nel campo della percezione pubblica.

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