Calvizzano, riflettori della magistratura sulla gara tributi: tra fratture politiche e iter mai concluso
Spezzone di video nel quale l'ex sindaco parla anche della gara trubuti
Si riaccende il dibattito sulla gara per
l’esternalizzazione dei tributi a Calvizzano, mentre “l’ex sindaco Giacomo
Pirozzi, come riportato dal super seguito sito maranese Terranostra News, è
stato ascoltato dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord nell’ambito degli
approfondimenti successivi alla sfiducia che ha determinato la fine anticipata
della consiliatura. Un passaggio che conferma come l’attenzione degli
inquirenti sia rivolta a ricostruire con precisione dinamiche, pressioni e
contesto politico-amministrativo che hanno accompagnato la caduta
dell’amministrazione”.
Da parte nostra, che da oltre vent’anni
raccontiamo le vicende del territorio, prima con il giornale L’Attesa, poi con
il blog calvizzanoweb, è doverosa una premessa: piena fiducia nella
magistratura, sia inquirente sia giudicante. Un principio che non è solo
formale, ma maturato anche attraverso una lunga esperienza professionale nelle
aule giudiziarie, luogo di equilibrio e garanzia. Eventuali approfondimenti
vanno accolti con rispetto e senza pregiudizi.
L’iter della gara mai concluso
La procedura di esternalizzazione dei
tributi, avviata nel 2023, non è mai giunta a compimento. L’amministrazione
aveva scelto la strada del project financing: prima l’individuazione del
promotore, poi la gara vera e propria per l’affidamento del servizio, che
avrebbe potuto essere assegnato anche a un soggetto diverso dal promotore
stesso. Tuttavia, già nella fase preliminare l’iter ha registrato
rallentamenti.
Nel marzo 2024, durante un Consiglio
comunale, il sindaco dichiarò: “se non mettiamo mano alla riscossione dei
tributi avremo grosse difficoltà economiche”, rispondendo a un intervento
del consigliere di opposizione Francesco Ferrillo. Una posizione netta, che
lasciava intendere la volontà di procedere con decisione verso la
riorganizzazione del servizio.
Il 30 settembre 2025, in occasione
dell’approvazione del bilancio consolidato, Ferrillo tornò sull’argomento
sottolineando come la procedura fosse ancora ferma alla selezione del
promotore. Di fatto, nessuna gara era stata ancora bandita. Secondo il consigliere,
i risultati concreti in termini di lotta all’evasione sarebbero slittati al
2026, ricadendo sulla futura amministrazione.
Alle sollecitazioni, il sindaco rispose
rivendicando la legittimità del procedimento e spiegando che erano in corso
trattative con il promotore individuato, ma che i costi richiesti necessitavano
di una revisione per tutelare l’ente. L’atto, assicurò, sarebbe stato portato
in giunta entro fine ottobre 2025. Circostanza che, però, non si è verificata.
La frattura politica e il post dell’8
febbraio
Il quadro si complica dopo le dimissioni contestuali di dieci consiglieri comunali, formalizzate il 5 febbraio 2026 davanti al notaio Cante nello studio di Qualiano, con l’assenso contestuale di Marzia Mazzei, impossibilitata, per problemi personali, a recarsi dal notaio. Tre giorni dopo, l’8 febbraio, il sindaco pubblicò un post in cui parlava apertamente di una “frattura politica profonda e insanabile” con il gruppo guidato da Luciano Borrelli.
Nel messaggio, il primo cittadino
collegava la rottura proprio alla procedura di gara sui tributi, ritenuta
eccessivamente onerosa per i cittadini e non conveniente per l’ente. Pirozzi
spiegava di aver chiesto formalmente la sospensione della procedura, assumendosi
la responsabilità della scelta in nome dell’interesse pubblico.
Resta però un interrogativo politico:
perché questa presa di posizione pubblica è arrivata solo dopo le dimissioni
dei consiglieri?
I passaggi nei gruppi e l’isolamento
progressivo
La crisi affonda le radici nei mesi
precedenti. Quando i quattro consiglieri di Calvizzano Libera e Democratica,
guidati da Borrelli, passarono tra i banchi della minoranza, si aprirono
interlocuzioni politiche con gli ex “resettini”, confluiti nel gruppo Insieme.
Secondo ricostruzioni interne, l’iniziativa del dialogo sarebbe partita proprio
dal sindaco.
Dopo mesi di confronto, protrattisi fino
alla fine di gennaio 2026, anche i consiglieri di Insieme scelsero di
sfiduciare il primo cittadino, determinando la fine della consiliatura. Alla
sfiducia si aggiunsero Fabio Felaco, Roberto Vellecco, che non avevano seguito
il passaggio all’opposizione, e Arianna Ferrillo. Nomi che non comparivano nel
post del sindaco sulla gara tributi, ma che hanno avuto un ruolo determinante
nella caduta dell’amministrazione.
Il quadro che emerge è quello di un
progressivo isolamento politico, più che di una rottura improvvisa legata a un
singolo atto.
Le domande ancora aperte
Sul piano amministrativo, restano
interrogativi centrali. Se la procedura era legittima, come sostenuto dal
sindaco in Consiglio comunale, perché non è stata portata a termine? E se
invece era ritenuta dannosa per l’ente, perché non si è proceduto a una revoca
formale?
Alla luce delle dichiarazioni di Francesco
Ferrillo, secondo cui per il sindaco era “tutto regolare”, il nodo resta
irrisolto. La gara non è stata conclusa, ma neppure formalmente annullata. Nel
frattempo, la crisi politica ha travolto l’amministrazione.
Oggi i riflettori sono puntati sugli
approfondimenti della magistratura, mentre sul piano politico resta una vicenda
che intreccia scelte amministrative, equilibri consiliari e strategie di
governo. Una storia che, al di là degli esiti giudiziari, continua a
interrogare la comunità su trasparenza, coerenza e responsabilità nelle
decisioni pubbliche.