Calvizzano, l’ex sindaco Pirozzi: “per amore del mio paese… ci sarò”

 

Fedeli al principio di distinguere sempre i fatti dalle opinioni, riportiamo di seguito il post dell’ex sindaco, lasciando inalterate le sue parole. In parentesi inseriamo le nostre considerazioni, maturate da osservatori attenti della realtà politica cittadina e dell’ultima consiliatura, conclusasi con circa quattro mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale.

Il post

Nei mesi scorsi avevo manifestato l’intenzione di non ricandidarmi (È vero: aveva dichiarato che avrebbe sostenuto come candidato sindaco un giovane esponente di Insieme, gruppo formato anche da ex alleati di maggioranza, tra cui D’Ambra, Ferrillo e Mazzei, poi passati all’opposizione nel 2021 per non essersi presentati al Consiglio comunale sul bilancio, circostanza che costò loro la revoca delle deleghe).

La sfiducia maturata con una manovra politica costruita a tavolino, quella che ho definito senza esitazione una “manovra bulgara”, aveva lasciato in me amarezza e delusione. Non per la fine anticipata del mio mandato, ma per il metodo: per dinamiche di potere che nulla hanno a che vedere con il bene della nostra comunità (È possibile che un meccanismo politico-amministrativo inizialmente coeso si sia progressivamente incrinato. In simili vicende, le responsabilità raramente sono unilaterali).

E c’è un dettaglio che rende tutto ancora più grave e che non posso ignorare e manco potevo immaginare: una manovra del genere è stata consumata contro la comunità, soprattutto perché avvenuta a circa tre mesi dalla naturale elezione comunale. Solo una prova di forza, per dimostrare un senso di onnipotenza, come se i voti appartenessero a loro e non più al popolo sovrano, di cui non hanno avuto alcun rispetto (Una lettura che alcuni potrebbero interpretare come una valutazione fortemente politica e personale degli eventi).

Avevo pensato che forse fosse giusto fare un passo indietro. Poi è successo qualcosa che non posso ignorare. In queste settimane ho ricevuto centinaia di messaggi, telefonate, attestati di stima. Ho incontrato cittadini per strada che mi hanno chiesto di non fermarmi. Ho percepito un affetto autentico, una richiesta sincera: continuare il percorso iniziato.

E quando una comunità ti chiama, non puoi voltarti dall’altra parte. Per questo oggi, con emozione ma soprattutto con grande senso di responsabilità, annuncio ufficialmente che mi candiderò alle prossime elezioni amministrative di maggio 2026 (Riteniamo corretto che sia il corpo elettorale a pronunciarsi, valutando quanto accaduto e scegliendo a chi affidare il governo cittadino per la prossima consiliatura).

Non sarò solo. Al mio fianco ci saranno ex consiglieri che hanno dimostrato lealtà, coerenza e fedeltà al progetto politico: Francesca Nastro, Giovanna Bianco, Emma Trinchillo, Valentino De Rosa e Giuseppe Agliata. Insieme stiamo lavorando alla costruzione di una lista ampia, forte, credibile (Sulla coerenza politica di Trinchillo, Nastro e Agliata abbiamo già espresso in passato valutazioni positive. Diverso il discorso per Bianco e De Rosa, che in precedenza avevano assunto posizioni politiche contrapposte a Pirozzi: un elemento che merita riflessione in termini di continuità e coerenza politica).

Con noi ci saranno giovani leve, professionisti, esponenti della società civile, donne e uomini che vogliono mettersi in gioco per il futuro di Calvizzano. Una squadra rinnovata, competente, animata da passione e spirito di servizio. Una vera ventata di freschezza, quella di cui questa comunità ha bisogno (Valuteremo la portata del rinnovamento alla presentazione ufficiale della lista).

Ci candidiamo per rivendicare con orgoglio i risultati ottenuti in questi anni: i progetti avviati, le risorse intercettate, le opere realizzate, il lavoro serio e concreto che ha dato lustro al nostro paese (Ad oggi, molti cittadini faticano a percepire cambiamenti sostanziali rispetto al 2020. Tra gli interventi di maggiore rilievo vi sono le due nuove scuole finanziate con fondi PNRR, risultato condiviso da numerosi Comuni italiani. Resta aperto il dibattito sull’impatto complessivo dell’azione amministrativa).

Ma ci candidiamo soprattutto per difendere Calvizzano da una logica di potere che ha pensato, con arroganza, di poter controllare il paese e perfino il voto dei cittadini (Va ricordato che gli equilibri politici contestati hanno rappresentato, fino a pochi mesi fa, la stessa maggioranza che ha sostenuto l’amministrazione).

La nostra è una visione politica chiara, riconoscibile, coerente ed è nettamente in contrapposizione rispetto a coloro che si sono aggregati dall’altra parte. Calvizzano non è proprietà di nessuno. Calvizzano appartiene ai calvizzanesi (Un principio condivisibile e fondativo di ogni democrazia locale).

La gente sa distinguere. Sa qual è la strada giusta. Sa che con noi si fa politica vera, trasparente, fondata sul lavoro e sui risultati. Oggi inizia una nuova fase: una fase di entusiasmo, partecipazione, coraggio (Non si può dimenticare che nella precedente competizione elettorale il consenso ottenuto fu ampio e significativo, segno di un forte sostegno popolare).

Invito chiunque creda in questo progetto a scrivermi, a contattarmi in privato, a far sentire il proprio sostegno. Le porte sono aperte a chi vuole costruire, non a chi vuole comandare. Siamo disponibili anche a un confronto pubblico con chi si contrappone al nostro progetto: sui motivi della crisi, sulle tematiche, sui programmi (Auspichiamo che il confronto pubblico avvenga realmente, ritenendolo uno strumento essenziale di chiarezza verso i cittadini).

Io, per amore del mio paese… ci sarò.

Fin qui il post con le nostre riflessioni in parentesi: ora le conclusioni

Se si guarda alle contraddizioni evidenziate, una lettura più polemica è quasi inevitabile.

L’ex sindaco Giacomo Pirozzi presenta la propria ricandidatura come un atto quasi “obbligato” dall’amore per il paese e dalla pressione popolare. Tuttavia, solo pochi mesi fa aveva dichiarato pubblicamente l’intenzione di non ricandidarsi, indicando perfino un possibile successore. Il cambio di rotta, legittimo in politica, meriterebbe però una spiegazione più politica e meno emotiva: cosa è cambiato davvero? La “chiamata del popolo” o i nuovi equilibri interni?

Ancora più evidente è la contraddizione sul tema della “manovra bulgara”. Si denuncia un presunto disegno di potere orchestrato contro la comunità, ma quegli stessi equilibri politici facevano parte della maggioranza che ha governato fino a pochi mesi prima. Se c’è stata una degenerazione, è difficile sostenere che sia maturata all’improvviso o che le responsabilità siano tutte esterne. Le crisi amministrative raramente nascono dal nulla: spesso sono il punto di arrivo di tensioni e scelte accumulate nel tempo.

Anche sul piano della coerenza della squadra qualche interrogativo resta aperto. Accanto a figure ritenute lineari nel percorso politico, compaiono nomi che in passato avevano assunto posizioni contrapposte. Nulla di illegittimo, ma stride con la rivendicazione di una linea “chiara, riconoscibile e coerente”. Se la coerenza diventa un valore identitario, allora dovrebbe valere per tutti.

Infine, la rivendicazione dei risultati amministrativi sembra scontrarsi con una percezione diffusa di cambiamenti non così incisivi rispetto al 2020, al netto dei progetti finanziati dal PNRR, obiettivo raggiunto da moltissimi Comuni italiani. Se davvero il lavoro svolto ha dato “lustro” al paese, sarà il consenso a misurarne la portata reale. Ma trasformare un bilancio amministrativo discutibile in una narrazione epica rischia di apparire più come una strategia elettorale che come un’analisi oggettiva.

In sintesi, la candidatura è pienamente legittima. Ma il racconto costruito attorno ad essa presenta diverse crepe: tra dichiarazioni passate e scelte attuali, tra accuse di gestione del potere e alleanze variabili, tra rivendicazioni di coerenza e ricomposizioni politiche.

Se l’ex sindaco vuole davvero aprire una “nuova fase”, forse il primo passo dovrebbe essere un chiarimento più diretto e meno retorico sulle responsabilità politiche della crisi e sui reali motivi del suo ritorno in campo. Perché gli elettori, più che alle narrazioni, di solito guardano alla coerenza dei fatti.

 

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