Calvizzano. Gara tributi e riflessi elettorali: i nodi irrisolti e il peso politico di una vicenda incompiuta

 

In una fase in cui l’attenzione della magistratura è concentrata sugli aspetti tecnico-amministrativi, il piano politico segue un binario diverso. È quindi possibile, e legittimo, svolgere un’analisi esclusivamente politica della vicenda, evitando qualsiasi sovrapposizione con valutazioni di natura giudiziaria, che spettano solo agli organi competenti.

Di seguito, in modo obiettivo, i principali punti che appaiono poco chiari sul piano amministrativo e che possono avere un riflesso sulle prossime elezioni, dove si profila un confronto tra l’ex sindaco Giacomo Pirozzi e l’ex vicesindaco ed ex consigliere metropolitano Luciano Borrelli.

I punti poco chiari, sotto l’aspetto amministrativo

Il primo.  Procedura legittima ma non conclusa

In Consiglio comunale il sindaco ha più volte rivendicato la legittimità del project financing per l’esternalizzazione dei tributi. Tuttavia: non si è arrivati alla gara pubblica vera e propria; non risulta una formale revoca dell’iter; non è stato adottato un atto conclusivo che chiarisse la sorte della procedura.

Questo crea una zona grigia amministrativa: una procedura ritenuta regolare, ma sospesa di fatto.

Il secondo. Il cambio di posizione politica

Nel 2024 il messaggio era chiaro: senza riorganizzare la riscossione, il Comune avrebbe avuto difficoltà economiche. Nel febbraio 2026, invece, la stessa procedura viene indicata come eccessivamente onerosa per i cittadini e non conveniente per l’ente.

Il nodo politico, dunque, non è stabilire chi abbia ragione, ma comprendere: cosa sia cambiato nel frattempo; se il mutamento derivi da nuove valutazioni tecniche; o se sia maturato nel contesto della frattura politica interna.

Il terzo. La tempistica del post pubblico

La presa di posizione pubblica sulla “frattura insanabile” è arrivata tre giorni dopo le dimissioni dei consiglieri. Sul piano politico questo lascia spazio a interrogativi: perché non formalizzare prima la rottura? perché non chiarire pubblicamente durante le trattative interne?

La tempistica diventa elemento di lettura politica, non giudiziaria.

Il quarto. La gestione delle trattative con il promotore

Sono stati dichiarati mesi di interlocuzione con il soggetto promotore, con la necessità di rivedere i costi. Tuttavia: non si conoscono gli esiti formali di tali trattative; non è chiaro se si sia arrivati a una rottura tecnica o politica.

L’assenza di un atto finale alimenta inevitabilmente dubbi nel dibattito pubblico.

Può incidere tutto ciò sulle prossime amministrative?

La risposta, in chiave strettamente politica, è sì, secondo il nostro punto di vista. Non per eventuali profili giudiziari, che seguono un percorso autonomo, ma per tre ragioni: narrazione contrapposta, credibilità amministrativa, responsabilità condivise.

La prima: narrazioni contrapposte

Pirozzi potrebbe sostenere di aver fermato una procedura ritenuta non conveniente, assumendosi una responsabilità politica. Borrelli potrebbe ribattere che la procedura era regolare e necessaria per migliorare la riscossione e la tenuta finanziaria dell’ente. La gara tributi diventerebbe così simbolo di due visioni amministrative diverse.

La seconda. Credibilità amministrativa

Gli elettori potrebbero chiedersi: perché non si è deciso in modo definitivo? Perché non chiudere formalmente l’iter? Perché una vicenda così rilevante è rimasta sospesa?

In campagna elettorale, l’idea di “procedimento incompiuto” può pesare più del merito tecnico.

Un altro elemento rilevante, a nostro avviso, è che la crisi non appare riconducibile a un solo soggetto, ma a un progressivo isolamento politico. Questo potrebbe ridurre la forza di eventuali accuse reciproche, perché l’elettorato potrebbe percepire una corresponsabilità politica diffusa nella gestione della consiliatura.

Il punto fondamentale resta quello di separare politica e giustizia. E’ essenziale dunque mantenere distinti i piani: l’eventuale verifica della correttezza amministrativa spetta alla magistratura; la valutazione dell’opportunità politica spetta agli elettori.

Allo stato attuale, parlare di responsabilità diverse da quelle politiche sarebbe improprio. Ciò che emerge è una vicenda amministrativa non portata a compimento e una frattura politica maturata nel tempo.

La gara tributi, mai conclusa né formalmente revocata, rischia di trasformarsi nel tema simbolo della prossima campagna elettorale. Non tanto per ciò che è stato fatto, ma per ciò che non è stato deciso fino in fondo.

In un confronto diretto tra Pirozzi e Borrelli, il punto centrale potrebbe non essere la legittimità tecnica della procedura, bensì la capacità di assumere decisioni chiare, coerenti e tempestive.

E spesso, in politica, l’indecisione pesa quanto, se non più, dell’errore.

 

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