Marano, chiesa gremita per l’ultimo saluto al dottor Giuseppe Aprea: il medico di tutti, un gran signore dal sorriso sincero

 

Una folla commossa ha riempito la parrocchia San Castrese per l’ultimo saluto al dottor Giuseppe Aprea, medico stimato e uomo profondamente rispettato dalla comunità. Un silenzio carico di emozione ha accompagnato le esequie di un professionista che, per tanti, non è stato solo un dottore, ma un punto di riferimento umano prima ancora che sanitario.

In prima fila, visibilmente provati dal dolore, la moglie Anna De Rosa, anche lei medico, e i figli Vincenzo ed Elena, stretti nell’abbraccio di parenti, amici e colleghi accorsi numerosi per testimoniare affetto e riconoscenza. La celebrazione è stata officiata dal parroco don Luigi Merluzzo, che nell’omelia ha ricordato le doti umane e professionali di Aprea, sottolineando il suo spirito di servizio e la capacità di farsi prossimo a chiunque avesse bisogno.

Il dottor Aprea è stato un medico amatissimo, ma soprattutto una persona perbene, garbata, rispettosa delle idee di tutti. Uomo di sinistra, dalla mentalità aperta e mai settaria, ha sempre saputo distinguere con equilibrio la dimensione personale da quella politica, senza mai imporre le proprie convinzioni, neppure ai figli, lasciandoli liberi di scegliere il proprio cammino.

Tantissimi i colleghi medici e i rappresentanti del mondo politico presenti in chiesa per rendergli omaggio. Particolarmente toccante la lettera del dottor Luigi Pezzella, letta durante la cerimonia, in cui ha ricordato la profonda amicizia che lo legava ad Aprea.

Quando Pezzella andò in pensione, Aprea gli disse: “Luigi, tu devi insegnare, perché la competenza deve essere assolutamente un patrimonio condiviso”.

Una frase che racconta bene quanto Peppe tenesse alla formazione dei giovani medici e alla trasmissione del sapere come valore fondamentale della professione.

Nella sua lettera, Pezzella ha concluso con parole semplici ma intense: “è stato un medico amato da tutti perché era sempre disponibile. Entrava nelle case con il cuore. Grazie, grazie, grazie per la tua amicizia”.

Ed è forse proprio questa l’immagine che resterà più viva: un medico che varcava la soglia delle case dei suoi pazienti con il sorriso sulle labbra e il cuore aperto. Un galantuomo d’altri tempi, che ha fatto della professione una missione e dell’umanità la sua cifra più autentica.

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