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martedì 27 gennaio 2015

Raffaele Imparato si aggiudica il trofeo di miglior interprete della rassegna “Un Corto per il Teatro”

Calvizzano è piena di artisti, ma non hanno un luogo dove potersi esibire


La carriera artistica del nostro concittadino, Raffaele Imparato si arricchisce di un altro prestigioso trofeo. Ha vinto come miglior interprete Il Premio Millelire – Un corto per il Teatro, dedicato quest’anno a Lorenzo De Feo e patrocinato dalla prima municipalità di Roma. Imparato è stato protagonista del corto “Sonata irregolare per animeinquiete”, scritto da Massimo Smith e Maurizio Tieri che hanno vinto il Premio come Migliore Drammaturgia.
Raffaele, puledrino di razza, ventidue anni e idee chiarissime. “Il teatro esalta l’egocentrismo, ma deve essere al servizio della gente”. Minuto, occhi grandi, energia da vendere, inizia a tredici anni nella sua Calvizzano (abita con la sua famiglia in uno dei casermoni delle cooperative di via Aldo Moro), poi trova casa all’Elicantropo alla corte di Carlo Cerciello, Roberto Azzurro e Paolo Coletta, affinando la sua natura attoriale già prepotente. “All’inizio è stato un trauma – ricorda – quel pubblico così vicino, sentivo il suo respiro…. Ma lì ho imparato che il teatro non è solo un gioco, deve avere un motivo, una matrice politica, civile. E ho anche cercato di dominare l’ansia, controllare la respirazione, la voce. Una scuola vera”. Nel frattempo, rifulge alla Corte della Formica per il suo ruolo in “Operazione Erode”, e si fa notare nel “Barone di Munchausen” insieme alla sua “famiglia teatrale” di Imprenditori di Sogni. “Ho bisogno – riconosce – di amici intorno, di calore umano e artistico. Ma anche di essere diretto bene, come nelle difficili controscene di “Operazione Erode”, per un personaggio che parla poco e che mi spaventava molto...”. Eppure i ruoli complessi sono le sfide di cui si nutre, come ad esempio l’esperienza televisiva nel “Clan dei camorristi”, per il ruolo di Mariano, vittima del fascino del potere. “Ma preferisco il teatro – ammette Raffaele – in cui arrivi a centrare un personaggio dopo un percorso di prove continue. La televisione ha i suoi tempi e non ti dà l’opportunità di aggiustare il tiro”. Gli piacerebbe saper cantare, ma intanto ha imparato ad educare la voce grazie alla logopedia, mentre dalle arti marziali ha preso il rigore e la disciplina. “Amo il teatro onesto – chiosa – quello di Giorgio Gaber, Isa Danieli e Fabrizio Gifuni, ad esempio. E sogno, un giorno, di fare anche nella mia piccola Calvizzano, dove manca tutto, uno spazio culturale sul modello dell’Elicantropo”. Perchè il teatro, si sa, è un gioco serio.

Raffaele Imparato mentre riceve il premio da Fioretta Mari

A Calvizano pullulano idee e artisti: manca la politica, quella che riesce a intercettare i bisogni e a tradurli in progetti

Cosa aggiungere all’intervista che qualche anno fa Raffaele concesse al sito il brigante.it, di cui abbiamo riportato un’ampia parte. Che ama la sua piccola Calvizzano, dove, tra l’altro, ha mosso i primi passi da attore: nella sala parrocchiale, unico punto di riferimento per coloro che prediligono l’arte della recitazione. Il suo sogno è quello di avere a disposizione un domani, da queste parti, un luogo fisico più ampio, sul modello Elicantropo, il piccolo spazio teatrale di vico Gerolomini (nei pressi di via Duomo) la cui vocazione è il teatro politico di impegno civile e sociale, rivolto al contemporaneo, all’analisi e alla denuncia delle tragedie dei nostri tempi. Insomma, uno spazio dedicato anche alla drammaturgia contemporanea che possa, nel contempo, valorizzare i giovani talenti artistici. Più o meno la stessa cosa che hanno reclamato tempo fa “I Nuovi Giullari, la compagnia di giovani talenti locali (i fratelli Furiano, Fabio Izzo, eccetera) che, per rappresentare i loro spettacoli, son dovuti sempre emigrare su altri lidi teatrali.
A Calvizzano, dunque, ci sono idee ma, soprattutto, c’è abbondanza di materiale umano a valenza artistica. Manca solo la politica, quella che riesce a intercettare i bisogni e a tradurli in progetti. E’ soprattutto così che si cresce.
  



lunedì 26 gennaio 2015

Via Pio La Torre, strada rotta e senza luce


Mercato rionale, l’Ascom scrive al Prefetto


Il consigliere di minoranza Sequino: nessun veto da parte nostra, ma le cose vanno fatte con tutti i crismi della legalità

Strada dove è previsto il mercato

Una missiva inviata al Prefetto di Napoli per sottolineare che l’istituzione del mercato rionale, nel modo in cui intenderebbe avviarlo l’amministrazione comunale, è in contrasto con le normative vigenti: quella commerciale, quella sanitaria, quella urbanistica e quella sulla sicurezza.
Nella lettera, firmata dal presidente dell’Ascom locale, Antonio Sequino e indirizzata anche al Dipartimento dei Vigili del Fuoco, ai Comandi dei Carabinieri e della Polizia Municipale e ai vari organismi amministrativi, si fa riferimento anche a un documento del Ministero dell’Interno che prevede ulteriori punti inerenti la gestione dei mercati: non vengono menzionati, perché saranno portati all’attenzione nel momento in cui sarà chiarita la posizione di legalità e di legittimità, dell’istituendo mercato rionale.
“Oltre a rilevare la carenza dei presupposti di legge – precisa nella missiva il rappresentante della nota associazione di categoria dei commercianti locali – a tutt’oggi osserviamo l’assenza dei pareri “favorevoli” di competenza dei Vigili del Fuoco e dei Vigili Urbani e che via Peep, dove dovrebbero  essere piazzati gli stand degli ambulanti, manca delle condizioni di sicurezza sotto il profilo igienico-sanitario, della viabilità e della pubblica incolumità, visto  che la strada non è stata ancora collaudata”.
Sulla questione registriamo anche l’intervento del consigliere di minoranza Biagio Sequino, figlio di Antonio, il quale tiene a precisare che sia l’Ascom che il gruppo politico da lui rappresentato non sono pregiudizialmente sfavorevoli all’istituzione di un mercato rionale, purché l’iter vada portato avanti, rispettando tutti i crismi della legalità.

L’amministrazione comunque va avanti

Stando ai rumors, tutto sarebbe pronto per il taglio del fatidico nastro. Al Comune starebbero mettendo a punto gli ultimi dettagli per raggiungere un obiettivo ambito da diversi anni. Intanto, si è concluso anche l’ultimo step, quello della redazione della graduatoria degli aventi diritto all’assegnazione del posteggio. L’atto è stato pubblicato all’albo pretorio del sito istituzionale fino al 7 gennaio, e, da quello che ci risulta, non ci sarebbero state opposizioni da parte di commercianti esclusi o finiti nei posti bassi della graduatoria. Ma su questo punto avrebbe poco da opporsi  l’Ascom, anche perché il capo dell’Ufficio Attività Produttive, Francesco Paolone, ha pensato bene di affidare l’incarico al dottor Giovanni Cirillo, un valente professionista di Afragola, con diversi anni di esperienza alle spalle: ha diretto il SEF (servizio economico finanziario) del Comune di Marano fino  al 2006, ai tempi dell’ultima amministrazione Bertini; ha svolto diversi incarichi importanti, tra cui quello di commercialista della LRS, la ditta che cura la raccolta dei rifiuti a Calvizzano e ha ricoperto il ruolo di amministratore unico (pare sia ancora in carica) della “GO TRUCK S.r.l.”, l’azienda che si occupa dello spazzamento e della raccolta rifiuti a Villaricca, tra l’altro molto conosciuta anche dalle nostre parti, per aver avuto tra i soci anche diversi cittadini calvizzanesi. Tornando  alla graduatoria, sono 111 i concorrenti idonei ,tra i quali saranno scelti i 76 aventi diritto al posteggio in concessione decennale.      

domenica 25 gennaio 2015

Zona San Pietro, emblema delle periferie sempre più abbandonate

Un quartiere suburbano dove politici e amministratori si fanno vedere solo in occasione delle elezioni amministrative

“Cambiano i musicanti ma la musica è sempre la stessa”. E’ la risposta che ci ha fornito un residente: il primo che abbiamo incontrato in via San Pietro, durante il nostro excursus nelle periferie abbandonate e al quale abbiamo chiesto se con la nuova amministrazione fosse cambiato qualcosa dalle sue parti. Per avere, poi, un quadro più chiaro della situazione ci siamo fatti un giro in lungo e in largo ed abbiamo realizzato il documento fotografico sotto riportato.

 
Via del Pino

Via Calamandrei

Via Marzabotto


 Che fine ha fatto il Comitato di quartiere costituitosi ai tempi del Commissario straordinario il cui scopo era quello di essere una spina nel fianco degli amministratori con l’obiettivo di risolvere gli atavici problemi della zona? Li ripetiamo: viabilità, sversamenti incontrollati dei rifiuti di ogni genere, mancanza di illuminazione, isola ecologica, risanamento Vallone Fossa del Carmine, eccetera. Recentemente sono stati spesi circa 25mila euro per i lavori di allargamento (così è scritto sull’atto dirigenziale) di via San Pietro angolo via Marchesi. Dove starebbe quest’allargamento?
Adesso si spera che i veri lavori di riqualificazione (da anni annunciati) di via San Pietro fino all’isola ecologica, inizino quanto prima. Nel piano triennale delle opere pubbliche targato Granata erano previsti nel 2012, per una spesa di 762mila548,22 euro; da Salatiello sono stati spostati prima al 2015 (piano triennale 2014-2016) poi nel 2016, come risulta dall’ultimo piano triennale dei lavori pubblici. 


Vallone Fossa del Carmine nei pressi della Masseria Chiavettieri

Imbocco Via San Pietro

sabato 24 gennaio 2015

Una Casa famiglia per malati di Aids al confine tra Marano e Napoli

In viaggio nella struttura gestita dalla Congregazione religiosa “Figlie della Carità”

Suor Giovanna Pantaleo in mezzo a due educatrici
Per i malati di Aids la speranza abita al civico 28 di via Camillo Guerra.  Alla fine di una stradina, in una zona di confine tra Marano e Napoli, c’è la Casa Famiglia “Sisto Riario Sforza, opera segno della Caritas della Diocesi di Napoli, gestita dalle Congregazione religiosa “Figlie della Carità”. La responsabile, suor Giovanna Pantaleo, pugliese della provincia di Brindisi, insieme ad altre tre sorelle, in sintonia con la mission delle Figlie della Carità, “dedicano la loro vita a Dio e di servirlo nella persona dei poveri”. Da circa 10 anni accolgono persone sieropositive affette da HIV/AIDS, offrendo a ognuno la possibilità di migliorare la loro vita. La Casa Famiglia ha una ricettività di 10 persone che vi stazionano 24 ore su 24. Non è  un luogo chiuso, anzi è sempre stato aperto al territorio, alla parrocchia e alle scuole. Nel fornire l’assistenza ai pazienti, le suore sono affiancate da un gruppo di volontari e da 6 educatori: un’equipe motivata e qualificata. Nella struttura, oltre alle cure mediche e infermieristiche (con il contributo dell’equipe domiciliare dell’Ospedale Cotugno), ci si preoccupa di sostenere i residenti a livello psicologico, per farli accogliere serenamente la malattia e qualche volta anche la morte. I ragazzi, ospiti della casa, partecipano a laboratori artistico-creativi, a gruppi di auto-aiuto, a cineforum, a visite guidate nei luoghi d’interesse socio-culturale, ecc.
“Grazie ai fondi dell’8 per mille – afferma suor Giovanna – attraverso il progetto “Semi di Vita” è stata avviata un’attività di coltivazione di prodotti biologici, per offrire ai nostri ragazzi e anche a quelli non residenti un’opportunità di inserimento lavorativo. Inoltre, in collaborazione con la Masseria Raucci e il servizio di psichiatria dell’Asl si sta partecipando alla realizzazione del progetto “Disseminazione Assistita” che prevede l’installazione di un orto urbano all’interno dell’ospedale Cotugno”.
Come vi finanziate?
“Attraverso i fondi nazionali previsti per l’HIV – chiarisce suor Giovanna – fondi regionali e tanta Provvidenza”.
Insomma, continua il lavoro in trincea delle “Figlie di San Vincenzo” (fondatore, insieme a Santa Luisa de Marillac della Congregazione Figlie della Carità, ndr) al servizio degli altri, dei disagiati e dei più bisognosi, ma soprattutto di venire incontro a una delle più critiche povertà del nostro tempo: la tossicodipendenza.
       
           
La struttura di via Camillo Guerra
  
             Aids: non se ne parla più, ma il contagio da virus HIV è sempre in agguato  


La causa dell’HIV è un virus che appartiene alla famiglia dei retrovirus. La cellule più colpite e distrutte sono i linfociti T (appartengono alla famiglia dei globuli bianchi) cellule fondamentali nell’aiutare il sistema immunitario a riconoscere e rispondere a diversi agenti patogeni. L’AIDS è una malattia ma, nel contempo, anche un fenomeno sociale, politico, religioso e sessuale oltre che sanitario. E’ una patologia capace di confondere le coscienze e cambiare il modo di guardarci l’un l’altro. Dopo che il virus è penetrato nell’organismo attraverso una delle tre modalità di contagio (sangue infetto, rapporti sessuali non protetti con una persona sieropositiva o trasmissione verticale da madre in figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento al seno), una persona diventa sieropositiva. Le persone che risultano positive al test (praticabile in tutti i laboratori di analisi) vengono indirizzate a un ambulatorio di malattie infettive, per essere prese in carico da specialisti del settore, in grado di controllare l’evoluzione della malattia e di iniziare le terapie più opportune. La condizione di sieropositività permette di vivere anche per anni senza alcun sintomo e accorgersi del contagio solo al manifestarsi di una o più infezioni cosiddette opportunistiche, cioè causate da germi che normalmente non riescono a infettare le persone sane, ma soltanto persone con un sistema immunitario fortemente compromesso. Ad oggi da HIV non si guarisce. Il virus può solo essere tenuto sotto controllo, cioè curato. Rispetto ai primi anni, le terapie hanno modificato l’evoluzione dell’infezione, permettendo una riduzione della mortalità. La terapia antiretrovirale non è facile da seguire. Come tutte le terapie croniche (che non hanno termine) richiede attenzione nel rispettare gli orari di assunzione dei farmaci, la vicinanza o meno ai pasti o a certi cibi. Tale terapia con molta frequenza genera nei primi mesi effetti collaterali per cui, a volte, c’è bisogno di sospendere il farmaco e una modifica nello schema della cura.         

venerdì 23 gennaio 2015

Vertenza con il Consorzio cimiteriale, arriva la transazione bonaria?

Il debito di Calvizzano nei confronti  della società consortile ammonterebbe a circa un milione e duecentottantamila euro

Chissà se nel momento in cui scriviamo sarà stata inviata la missiva del sindaco Salatiello al Commissario straordinario di Mugnano, nella quale viene palesata la volontà del Comune di Calvizzano di addivenire a una transazione bonaria, in merito alla vertenza con il Consorzio cimiteriale. Controversia, tuttora in corso presso il Tribunale di Napoli, scaturita dal mancato pagamento delle quote consortili spettanti al Comune di Calvizzano. Nel 2013, ai tempi del Commissario straordinario, Ornella Vosa, il nostro ente si oppose al decreto ingiuntivo emesso dal giudice, affidando la difesa all’avvocato Michele Gallozzi: furono impegnati in bilancio 3.500 euro oltre iva e cassa professionale e al legale, con determinazione 26 del 27-03-2013, a firma della responsabile del Settore Organi Istituzionali, dottoressa Margherita Mauriello, fu pure liquidato un acconto spese di 1.129 euro. Per quanto concerne il debito di Calvizzano, al 31-12-2014 ammonterebbe a 1.270.581 euro di cui 954.815,11euro maturati al 31-12-2012 (dato che emerge dalla relazione del revisore dei Conti), più 174.562 euro di quota 2013, più 141.204 euro di quota 2014, calcolata in base alla nuova ripartizione che tiene conto del numero di abitanti. La quota spettante a Mugnano è di 381.796 euro.
Secondo i calcoli del Comune di Calvizzano, invece, il debito ammonterebbe a poco più di 1milione250mila581,50 euro per il quale si proporrebbe il seguente rientro: 922mila euro alla firma dell’atto transattivo (soldi che verrebbero attinti dal prestito di 7milioni600mila euro, ottenuto in base al decreto spalma-debiti), mentre i rimanenti 328mila500euro circa, verrebbero rimborsati attraverso il pagamento di rate annuali di circa 32mila800 euro. Adesso, si attende la risposta del Comune di Mugnano. Cosa aggiungere? Che il risparmio (circa 20mila euro), qualora dovesse essere accettata la proposta di Calvizzano, non sarebbe poi tanto consistente come avrebbe fatto intendere il sindaco nei suoi interventi in Consiglio comunale.

Ma il problema più rilevante che emerge, a nostro avviso, dalla questione Consorzio cimiteriale, è quello relativo a una ipotetica non quadratura dei conti. Nel bilancio consuntivo 2013, infatti, sono presenti residui passivi (debiti con il Consorzio cimiteriale) per 792mila euro, mentre sarebbero dovuti essere 1.129.377,11 euro, cioè la somma dei 954.815,11 euro maturati al 31-12-2012, più i crediti maturati nell’esercizio 2013 per 174.562 euro, d’altronde, a quanto pare, riconosciuti quasi totalmente nella proposta di atto transattivo del Comune di Calvizzano. Risulterebbe, dunque, una differenza di 337.377,11 euro che, se fosse stata inserita in bilancio, avrebbe potuto determinare un disavanzo di amministrazione, con tutte le conseguenze del caso.  

giovedì 22 gennaio 2015

La giunta autorizza l’anticipazione di cassa fino a un milione di euro



Si tratta di un prestito a breve termine che va restituito man mano che le entrate dell’Ente vengono riscosse. Si fa ricorso per far fronte a pagamenti urgenti e indifferibili, quando il Comune non dispone di liquidità in cassa.  Maggiore è  il prestito chiesto più cospicui sono gli interessi da pagare alla tesoreria comunale, il che si riflette negativamente  sulla collettività


Se fino a pochi mesi fa il sindaco si vantava  di non aver mai fatto ricorso alle anticipazioni di tesoreria, da quando lui amministra la città, adesso non lo potrebbe fare più. E’ di questi giorni, infatti, la pubblicazione di una delibera di giunta nella quale si autorizza il responsabile del Servizio finanziario del Comune, Salvatore Sabatino, a poter ricorrere ad anticipazioni di cassa, fino a un massimo di un milione di euro e a imputare la spesa relativa agli interessi passivi sul bilancio 2015. 
Ma cos’è l’anticipazione di tesoreria o di cassa e quando vi si ricorre? Trattasi di un esercizio che l’amministrazione può attivare nel momento in cui le entrate effettive, cioè i soldi che sono materialmente in cassa, non sono sufficienti a poter assicurare l’ordinaria amministrazione: stipendi dei dipendenti, ammortamento dei mutui e prestiti, spese dovute in base a contratti  (servizio raccolta dei rifiuti, servizio idrico, eccetera). In questo caso diventa una necessità reperire liquidità. Ad anticiparla è la tesoreria comunale, nel caso di Calvizzano la Geset, che ovviamente applicherà i dovuti interessi,  alla fine pagati da noi cittadini o attraverso l’aumento delle tasse o sotto forma di decurtazione dei servizi. Ma qual è il massimo scoperto a cui può ricorrere un’amministrazione? Si prende a riferimento l’ultimo rendiconto di gestione (bilancio consuntivo) approvato, in questo caso quello del 2013. Si sommano i primi tre titoli delle entrate: quelle tributarie (Imu, addizionale irpef, tasi, immondizia, imposta sulle pubblicità, ecc.) che per  Calvizzano ammontano a 5.262.607,00 euro; quelle relative ai trasferimenti statali che ammontano a 777.511,00 euro; quelle extratributarie (bollette dell’acqua, rette dei servizi offerti dal Comune tra cui quelli a domanda individuale, come ad esempio il soggiorno anziani, ecc.) che ammontano a 967.360,00 euro. L’anticipazione massima possibile per legge, dunque, è pari ai tre dodicesimi  di 5milioni562,607,00 euro, cioè  un milione751mila.869 euro. In pratica, il nostro Comune si è mantenuto sotto al limite massimo di circa 752mila euro.
Si spera ovviamente che l’anticipazione di cassa sia un fatto isolato, perché se questa tendenza dovesse continuare negli anni a venire diventerebbe segno di un’inadeguata programmazione dei flussi di entrate e di spese, il che potrebbe comportare danni erariali. D’altronde la Corte dei Conti ricorda che la carenza permanente di liquidità finisce col compromettere gravemente l’ordinario funzionamento dell’ente, sotto l’aspetto della solvibilità, ovvero dell’erogazione dei servizi indispensabili e costituisce uno degli indici sintomatici di una situazione di dissesto.


mercoledì 21 gennaio 2015

Cresce il ruolo dell’ex assessore Pasquale Napolano

L’ex amministratore ai tempi di Granata  pare sia diventato uno dei più ascoltati suggeritori di Salatiello

Pasquale Napolano

Accanto all'europarlamentare Andrea Cozzolino si intravedono Napolano e Salatiello 

Come sono lontani i tempi in cui l’ex fedelissimo dell’ex sindaco Granata apostrofava con epiteti  forti l’attuale Primo cittadino di Calvizzano Giuseppe Salatiello, con il quale, adesso, ci va a braccetto. Sembrano entrati in perfetta sintonia. Chi dei due  è cambiato, visto che Salatiello, in passato, non avrebbe avuto molta considerazione di Napolano per il suo modo di fare politica, ma altrettanto Napolano di Salatiello? Cosa ha fatto mutare idea all’ex assessore pluridelegato nella giunta Granata? Forse il rifiuto dell’ex sindaco Pirozzi a candidarlo nella sua lista? Ma Napolano ha dimenticato presto che Salatiello è stato l’artefice della sfiducia all’ex sindaco Granata? E’ vero che la politica è un continuo divenire, ma chi la pratica non dovrebbe mai perdere la bussola della coerenza. Napolano, invece, contrariamente alle sue idee, ha preferito candidarsi con chi ha sempre ritenuto che fosse un male politico-amministrativo da estirpare. Non sarebbe stato più logico restare fermo un turno e aspettare tempi migliori? Nel frattempo avrebbe potuto incanalare la sua forte  energia, esclusivamente nel partito democratico a cui è iscritto (non nella sezione di Calvizzano), mettendo a disposizione anche la sua esperienza di ex segretario, prima del Pds e poi dei Ds.
Nonostante tutto, cresce il ruolo di Napolano, anche se viene esercitato da dietro le quinte. Si vocifera che Salatiello ascolti molto i suoi consigli e che li metta anche quasi tutti in pratica. Il Primo cittadino, infatti, avrebbe già dato l’ordine di scuderia di votare Andrea Cozzolino alle primarie del Partito democratico, proprio per non scontentare Napolano, da sempre, questa volta coerentemente, amico del parlamentare europeo. 


martedì 20 gennaio 2015

Il teatrino della politica


Farmacia comunale, disputa tra Salatiello e Sequino: entrambi sparano cifre inverosimili   



"A terza parte è bella e ll’e ‘a vedè"








Contrariamente alle cifre sviscerate nel filmato, finora, per l’istituzione della farmacia comunale, sono stati impegnati circa 18mila euro:  circa 7mila per il ricorso al Tar; circa 7mila per la pubblicazione del bando; circa 2mila per la perizia di stima, affidata al commercialista Oreste Granata; circa 2mila per un incarico di consulenza affidato all’avvocato Stefano Curcio.  Intanto le buste sono ancora chiuse e sigillate all’Ufficio Attività produttive: “aspettiamo la decisione del Tar”, ci ha detto Francesco Paolone, il funzionario che ha predisposto il capitolato e il bando e ha sospeso il procedimento di gara, nelle more che si pronunci il tribunale amministrativo.